Amazon Ring: una nuova finestra sul cortile

Alla fine del mese di gennaio 2021, il Financial Times ha riportato che sono oltre 2000 i dipartimenti di polizia e vigili del fuoco di tutti gli stati americani, tranne Montana e Wyoming,  che hanno stretto un accordo con Amazon per avere accesso alle immagini registrate dai campanelli con spioncino video messi in commercio da Amazon con il nome di Ring. C’è stato un drastico aumento rispetto ai 40 dipartimenti connessi nel 2018.  Poiché Ring è ora disponibile anche in Italia, c’è da attendersi che il problema si riproporrà anche da noi. 

Il Financial Times riporta che i dipartimenti delle forze dell’ordine locali sulla piattaforma hanno chiesto i video Ring in oltre 22.000 casi nel 2020. Anche se il proprietario del sistema nega l’autorizzazione all’accesso, le forze dell’ordine possono comunque ottenere i filmati delle telecamere, o comunque altri dati personali,  grazie a mandati di comparizione, di perquisizione e ordini del tribunale. Amazon afferma di aver rispettato il 57 per cento delle richieste (1.090 casi), più del doppio in valore assoluto rispetto all’anno precedente.

Questo quadro non è però completo. L’accesso alle registrazioni conservate sul cloud è solo la parte visibile e verificabile dalle attuali richieste legali da parte della polizia. Ring è stata ripetutamente sotto i riflettori per l’abilità dei suoi prodotti di condividere le riprese LIVE delle telecamere sui sistemi di registrazione degli Amazon Web Service senza limitazioni e non crittografati.  Sebbene non siano stati riscontrati casi documentati di abuso, The Intercept ha scritto che il sistema poteva essere agevolmente sfruttato: “Se [qualcuno] avesse conosciuto l’indirizzo email di un giornalista o di un concorrente, [avrebbe potuto] vedere tutte le sue telecamere”. La fonte di The Intercept ha anche raccontato di casi in cui gli ingegneri di Ring “si prendevano in giro a vicenda su chi portavano a casa” dopo appuntamenti romantici.

Dopo l’11 Settembre 2001, nuove leggi hanno permesso al governo americano di condurre ampie attività segrete di spionaggio anche sul territorio nazionale, non solo all’esterno dei propri confini. L’adozione di sistemi di riconoscimento facciale, come quello commercializzato dalla stessa Amazon con il nome di Rekognition, permette il trattamento di notevoli quantità di dati a cui, paradossalmente, gli utenti stessi forniscono gli input per l’addestramento al riconoscimento identificando, tra gli allarmi eventualmente lanciati, le persone di famiglia o conosciute. Una volta avuto accesso, in forma ufficiale (tramite mandati legali di richiesta) o no (attraverso attività di hacking), da parte del governo nazionale o, potenzialmente, da parte di altri nazioni, al riconoscimento di particolari individui possono essere associati sistemi di reazioni automatiche in grado di mettere in atto anche azioni fisiche, come perquisizioni o sequestri. Sebbene la concessione di questo prodotto alle forze dell’ordine sia stata sospesa recentemente, è chiaro che il problema rimanga aperto.

Il pericolo della condivisione non autorizzata delle immagini delle telecamere a basso costo, in particolare dei sistemi che registrano dati sui sistemi cloud, di Amazon o di altri fornitori, è reale e preoccupa  tutti i gruppi e le organizzazioni che hanno tradizionalmente battuto per i diritti civili digitali. Negli Stati Uniti l’Electronic Frontier Foundation, ha chiaramente messo in guardia sull’uso delle telecamere Amazon e fornito consigli pratici per chi le avesse già acquistate.  Sebbene Amazon abbia in più occasioni ricevuto pressioni da parte di organizzazioni come la EFF o la American Civil Liberty Union, a smettere di vendere la sua tecnologia di riconoscimento facciale alle forze dell’ordine, nulla è cambiato. Secondo alcuni commentatori, come il giudice Andrew Napolitano, i gruppi per i diritti civili dovrebbero girare le loro lamentele al governo, e non al colosso dell’e-commerce 

Ma ciascuno può fare la sua parte per difendere se stesso e la sua comunità, ad esempio  evitando l’acquisto e l’installazione di questi dispositivi sui quali, come è chiaro da quello detto fin qui, non sia ha il pieno controllo. È possibile rivolgersi ad alternative che memorizzano i dati in locale oppure su sistemi remoti di cui si abbia controllo diretto. Ancor meglio, è preferibile usare hardware basato su schemi non proprietari e che funzioni attraverso protocolli aperti.  Si può evitare di diventare una pedina dell’iper-sorveglianza della società sfuggendo, per quanto possibile, alle scorciatoie che offrono i produttori. Troppo spesso gli strumenti messi in circolazione compensano il basso costo con lo sfruttamento dei dati che l’utente fornisce o che gli strumenti stessi riescono a recuperare, per poi condividerli con grande semplicità e senza alcun controllo da parte del titolare degli stessi dati.

Su questi temi c’è sempre bisogno di qualcuno che sappia tenere gli occhi bene aperti e metta assieme competenza tecnologica, capacità di discernere e indisponibilità ad accettare le semplificazioni  tranquillizzanti a cui siamo continuamente esposti. Ma la prima, se non l’unica vera difesa, è l’autoconsapevolezza del pericolo sia nella scelta dello strumento a servizio dei nostri bisogni e delle nostre necessità, quanto soprattutto nella scelta di come usarlo.

Nella vita nulla è gratis e se ti sembra che lo sia … semplicemente non hai capito il prezzo che dovrai pagare. (E.Somma, G.Chillemi)

 

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