Fibra: le insensate zavorre che in Italia bloccano l’infrastruttura del presente e del futuro

Ha mezzo secolo: dagli anni Settanta ad oggi la fibra ottica ha rivoluzionato le telecomunicazioni. Nel sottosuolo e sul fondo degli oceani del pianeta sono posati 16 milioni di km di cavi in fibra. Quanto a velocità, per fare un paragone, è come se ogni cavo spostasse in un secondo 2600 DVD o 10 hard disk da 2 Terabyte.  Purtroppo solo un terzo degli abitanti del mondo sta a meno di 10 km da un cavo in fibra.

La fibra è una tecnologia matura, ma non è diffusa. In Italia, soprattutto nei piccoli centri, la fibra è ancora una chimera e la velocità di connessione è insoddisfacente.

Asstel, l’associazione dei principali attori del settore telecomunicazioni, ha recentemente pubblicato un rapporto dove ci sono i motivi di queste carenze. Un cantiere per la realizzazione di un’infrastruttura Tlc a banda ultralarga fissa in Italia richiede in media 250 giorni (circa otto mesi) e permessi da almeno 6 enti diversi (comune, provincia, genio civile, Anas, Rfi, Autostrade, ecc.). Un tempo considerevole dovuto a procedure burocratiche che impediscono un adeguato sviluppo della rete nelle aree rurali e ostacolano la rivoluzione digitale italiana. Neppure con l’emergenza della pandemia è cambiato qualcosa. 

L’Italia ha bisogno della fibra. Ne ha bisogno per incentivare il lavoro da remoto che decongestiona le città, abbatte le emissioni, ripopola i piccoli centri e restituisce ritmi di vita più umani alle persone. Ne ha bisogno per rendere più facile il rapporto con la Pubblica Amministrazione e per accompagnare la trasformazione della scuola e dell’università. Ne ha bisogno per vedere realizzate tutte quelle innovazioni digitali che ci avrebbero fatto comodo durante la pandemia e che rappresentano la premessa del piano di riforme da proporre all’UE per l’ottenimento dei fondi.

I gestori tlc richiedono uno sveltimento delle procedure autorizzative tale da non superare i 60 giorni per l’avvio dei cantieri: una riforma necessaria per la riduzione della burocrazia e per lo sblocco degli investimenti.

La fibra ottica ha 50 anni ma ha davanti a sé ancora sviluppi straordinari: la ricerca a livello mondiale è ancora attiva. I record di velocità di trasmissione si susseguono (l’ultimo risale ad aprile 2020, con i 351 petabit al secondo alla quale i ricercatori dei Nokia Bell Labs del New Jersey sono riusciti ad inviare dati su una distanza di duemila km) ma si lavora anche su nuovi e innovativi utilizzi per la fibra.

Esistono progetti pilota che impiegano i cavi in fibra come sismografi che, in caso di evento sismico con danneggiamento del cavo stesso, consentono di individuare il punto di deformazione analizzando la distorsione del segnale e raccogliendo dati per comprendere la trasmissione delle onde sismiche. Con lo stesso principio, i cavi in fibra si rivelano utili per il monitoraggio strutturale di ponti, viadotti, dighe e altri grandi manufatti.

Si tratta di usi che in Italia potrebbero rivelarsi straordinariamente utili. Con gli eventi sismici che ciclicamente colpiscono il Paese e la manutenzione delle grandi strutture civili che rappresenta un tema di stretta e dolorosa attualità, non stupisce che 2 enti come Inrim e Invg si siano uniti agli operatori della filiera tlc (Open Fiber) in un progetto che punta ad utilizzare la rete commerciale per misurare i terremoti in affiancamento ai sismografi tradizionali e che il sistema di monitoraggio del nuovo ponte di Genova (nato sulle briciole dolenti del fu Ponte Morandi) sia tutto basato su sensori che trasmettono su fibra.

La fibra è anche preziosa alleata della nostra privacy. Nel prossimo futuro, quando i computer quantistici diverranno una realtà commerciale, la crittografia tradizionale sarà inadeguata a proteggere i nostri dati. Servirà una crittografia quantistica basata su chiavi crittografiche create e trasmesse sulla fibra e in grado di individuare le violazioni.

È necessario che il nuovo governo metta ai primi posti del piano di investimenti e riforme l’avvio dei cantieri per la posa dei cavi in fibra e lo sblocco delle procedure autorizzative.

Così si parte con il piede giusto, se parole come “innovazione” e “rivoluzione digitale” non rappresentano solo slogan vuoti e privi di concretezza. 

 

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