Lo strano caso dei deputati catalani nel Parlamento Europeo

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Non tutti sanno che c’è un parlamentare europeo, eletto a maggio del 2019, mentre era da mesi in un carcere di un paese dell’Unione europea in attesa di giudizio. Giudizio arrivato ad ottobre del 2019 che lo ha condannato a 13 anni di carcere per aver sostanzialmente organizzato un referendum. Ma la vicenda assume dei contorni ancor più foschi se si pensa che dal momento dell’elezione e quindi dal maggio 2019 questo parlamentare era coperto dall’immunità come membro del parlamento europeo e quindi avrebbe dovuto essere scarcerato e non avrebbe dovuto essere processato. Chi lo dice questo? Lo dice il Parlamento Europeo ma lo ha detto anche la Corte di Giustizia Europea nel mese di dicembre del 2019.

https://twitter.com/EUCourtPress/status/1207583208092684288?s=20

Circa un anno dopo da quel pronunciamento e precisamente il giorno 4 dicembre 2020, la Corte di Giustizia europea ha voluto ribadire la sua pronuncia e lo ha fatto in modo plateale pubblicando un tweet sul suo profilo ufficiale in cui si fa espressamente riferimento alla vicenda del parlamentare incarcerato.

https://twitter.com/EUCourtPress/status/1334784514246258691?s=20

Perché lo ha fatto? Forse perché questa vicenda già di per sé opaca rischia di diventare dark in ragione di una nuova pronuncia a cui è stato chiamata la Commissione ed il Parlamento europeo da uno stato membro che chiede che sia revocata l’immunità parlamentare a tre componenti del Parlamento affinché possano anche essi essere perseguiti ed arrestati per lo stesso reato, ovvero l’organizzazione di un referendum.

E’ stupefacente quanto questa vicenda tanto grave sia così poco nota e così poco raccontata.

Forse perché all’origine di tutto vi è il separatismo, il più grande tabù dei governi nazionali.

Il separatismo catalano, come gli altri separatismi da cui è attraversata la storia dell’Europa, pone una questione irrisolvibile alla tradizionale narrazione degli stati nazionali. Ammette l’esistenza dell’imperfezione di quella storia, evoca la comparsa di un punto di caduta di un processo, la nascita degli stati nazionali che è l’ultima epopea europea che accomuna e non divide, chiudendo tutte e due gli occhi sul fatto che negli anni questi stati nazionali se le sono date di santa ragione e a più riprese.

Irrompe quindi in uno dei templi della democrazia occidentale, il Parlamento Europeo, il conflitto in cui si fronteggiano da anni uno stato importante e popoloso dell’Unione europea, la Spagna e un movimento separatista della regione più ricca ed avanzata dello stesso stato, la Catalogna.

Ma lasciamo da parte le ragioni o le non ragioni del separatismo catalano ed occupiamoci dei fatti. E i fatti sono questi: i cittadini della regione catalana della Spagna hanno eletto, in libere e regolari elezioni, quattro parlamentari europei ed uno di loro è in carcere (quindi mai ha potuto fino ad ora esercitare le sue funzioni di eletto) e per gli altri tre la Spagna chiede di revocare l’immunità in modo da poterli arrestare.

La vicenda di Oriol Junqueras, Carles Puigdemont, Toni Comín e Clara Ponsati non è più un affare di politica interna spagnola è una questione dirimente sul presente e sul futuro dell’Unione europea. Perché è la stessa Unione Europea che sancisce che al Parlamentare europeo eletto spetta l’immunità e che questa diventa efficace nel momento in cui sono dichiarati ufficialmente i risultati elettorali.

Perché oggi il Parlamento europeo istituisce una apposita commissione per esaminare la richiesta della Spagna ed il 14 gennaio 2021 questa Commissione si riunirà per la prima volta. Una Commissione in cui il buon senso comune immaginerebbe che non ci fossero parlamentari spagnoli e che invece pare non solo ci siano ma ci siano in forze. Ma il giudice non ha da essere “terzo”?

La partita va chiaramente ben oltre la sorte dei parlamentari catalani. La posta non è solo la loro immunità, ma il funzionamento stesso della democrazia nell’Unione europea che già sconta per troppi aspetti un deficit di democrazia nei suoi strumenti e negli organismi che la compongono.

Questa vicenda rischia di minare un istituto, quello della immunità parlamentare, che è irrinunciabile per il corretto funzionamento dei processi democratici e chiama tutti ad una nuova attenzione.

Tenere in vita il particolare in un mondo che semplifica e generalizza: ecco dove comincia la lotta, scriveva Philip Roth, in politica l’attenzione al particulare, al non uniforme, al non regolare è il passaggio stretto che conduce alla messa in discussione di tutto ciò che è status quo. Ed  lè ancora in quell’attenzione che la libertà si manifesta  e i diritti rinvigoriscono.

 

 

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