Partito Pirata

A dispetto del nome fantasioso, il Partito Pirata è un vero partito fondato nel 2006 in Svezia per difendere il sito di distribuzione di materiale coperto da copyright chiamato Pirate Bay, che stava subendo una feroce aggressione legale.

Si chiama Pirata proprio per contestare la criminalizzazione indiscriminata che venne fatta, e continua tutt’oggi, contro le persone che hanno amore per la conoscenza e ritengono che non debba essere ostacolata la sua libera circolazione. 

La lotta del Partito Pirata parte dalla considerazione che non si potrà mai entrare veramente nella Società della Conoscenza se questa può essere imprigionata ben oltre la durata di una vita umana e commercializzata tramite privative e licenze, come fosse un qualsiasi altro prodotto fisico. Di solito a vantaggio di organizzazioni che per loro natura sono incontrollabili democraticamente, come editori, collecting society o società concessionarie di brevetti.

Entità che non operano contro la disparità sociale, povertà e ignoranza ma con un mero tornaconto economico. È la condivisione delle conoscenze ad avere reso possibile il progresso.

Il termine pirata deriva dal greco peiran, che significa provare, tentare, osare. Nessuno degli eroi di Omero si sarebbe vergognato di essere figlio di un simile pirata che sfida con audacia la propria fortuna. In mare aperto non vi erano infatti né recinzioni né confini, né luoghi consacrati né localizzazione sacrale, (…) né diritto né proprietà. Molti popoli rimanevano sulle montagne, lontano dalle coste, senza perdere mai l’antico pio timore del mare. Virgilio profetizzò nella quarta egloga che nell’età felice che stava per giungere la navigazione non sarebbe più esistita. Anzi, in un testo sacro della nostra fede cristiana, l’Apocalisse di san Giovanni, leggiamo della nuova terra, purificata dal peccato, che su di essa non ci sarà più il mare (…). Anche molti giuristi appartenenti a popoli di terra conoscono questo timore del mare. Esso si ritrova ancora in certi autori spagnoli e persino portoghesi del XVI secolo. Un famoso giurista e umanista italiano di questo periodo, Alciato, sostiene che la pirateria è un crimine con circostanze attenuanti. «Pirata minus delinquit, quia in mari delinquit ». In mare non vale alcuna legge. (Carl Schmitt, Il Nomos della terra).

Contestiamo la Società dell’Informazione

L’informazione è stato il principale prodotto politico del ‘900, ben prima che la politica stessa si accorgesse del suo valore sociale. Tutti i partiti che hanno caratterizzato il XX secolo, nel bene ma soprattutto nel male, sono stati partiti che hanno costruito il loro potere e talvolta il loro strapotere con l’informazione e sull’informazione. L’interesse che la società ha recentemente sviluppato sui temi della manipolazione dell’informazione e sulle fake news dimostra inequivocabilmente come sia difficile separare la buona informazione dal suo contrario.

Sosteniamo la Società della Conoscenza

Possiamo fare un esempio immediatamente comprensibile e molto attuale parlando proprio di Radio Radicale. Per 40 anni Radio Radicale ha rappresentato la possibilità per i cittadini italiani di conoscere la vita delle istituzioni, di tutti i partiti politici e delle principali associazioni, i processi e ogni altro aspetto significativo della vita civile italiana. Un compito che ha assolto con incredibile abnegazione mantenendo aperti i microfoni per realizzare registrazioni integrali e non manipolate di ogni aspetto, anche quello che le stesse istituzioni, partiti, associazioni non avrebbero voluto che si sentisse. Il motto di Radio Radicale è l’einaudiano «Conoscere per deliberare». Conoscere, non informare. Conoscere. Il mondo dell’informazione si basa su una volontà di intermediazione, che fatta bene o fatta male è sempre una traduzione. La conoscenza è la madre lingua della realtà.