Abolizione del numero chiuso per le facoltà mediche

Il sistema di reclutamento a numero chiuso non funziona

La pandemia ha evidenziato quanto il sistema di reclutamento a numero chiuso per le facoltà mediche e la conseguente riduzione dei posti per le specializzazioni sia inadeguato.

Assistiamo da mesi al rincorrersi di notizie allarmanti ed allarmate sulla mancanza di personale sanitario, medici ed infermieri.
La pandemia ha scoperchiato il vaso di Pandora e tutte le inefficienze ed inadeguatezze, i ritardi e le omissioni che hanno trasformato il Servizio Sanitario Nazionale dalla promessa di “cure per tutti” alla realtà di “cure per pochi” hanno rivelato l’estrema fragilità della rete sanitaria italiana e le grandi differenze tra i territori.

Gli stessi medici e direttori generali di policlinici ed aziende sanitarie che oggi alzano dolorosi trenodìa per la mancanza di personale sono quelli che da sempre si oppongono all’accesso libero alle facoltà mediche. Il sistema del numero chiuso ha innescato un processo altamente remunerativo per le facoltà e un formidabile accentramento di potere nelle mani di pochi individui. Ha invece lasciati gli ospedali e le cliniche prive di medici.

Il diritto all’istruzione è un diritto sancito dalla Costituzione, il numero chiuso per l’accesso alle facoltà universitarie, viola questo diritto.

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Il  Partito Pirata Italiano chiede da subito al governo, che come ha erogato finora  fantasiosi buoni vacanza e monopattino, di consentire un reale accesso ad Internet generalizzato, erogando subito un voucher di € 25/mese per recuperare i costi di connessione, a cui sono stati costretti la gran parte dei cittadini dalla chiusura di università, uffici, scuole.

La fine della crittografia in Europa

L’Unione Europea sta abolendo crittografia e sicurezza informatica.

Lettera aperta del Partito Pirata Italiano

Questo il contenuto della lettera su cui il Partito Pirata Italiano sta raccogliendo le firme, aggiungi anche la tua firma in fondo. (guarda anche l‘iniziativa del Partito Pirata Europeo)

Da sempre gli esperti di sicurezza informatica e quelli di diritti civili digitali hanno concordato sul fatto che le tecniche crittografiche devono essere costruite nella maniera più robusta ed inviolabile possibile.

Come è già successo in passato fin dai tempi del famigerato “Clipper Chip”, periodicamente le intelligence militari e i poteri esecutivi hanno promosso iniziative per inserire la possibilità di violare le tecnologie crittografiche End-to-End (come ad esempio l’HTTPS) per eseguire intercettazioni legalmente autorizzate; questo vuol dire permettere l’accesso di una terza parte a qualsiasi comunicazione crittografata.

Il Consiglio UE potrebbe legiferare in merito tra pochi giorni. Intanto il 25 novembre 2020 il COREPER I, concluderà i lavori preparatori in merito al “Draft Council Resolution on Encryption” da sottoporre al Consiglio UE.

Dal punto di vista della sicurezza informatica questa affermazione è risibile, come viene affermato da tutti gli esperti di sicurezza informatica; qualsiasi sistema che aggiri una tecnica crittografica, che è in generale tecnicamente più complesso della tecnica che deve “aggirare”, avrà inevitabilmente dei “bachi”, e ne basterà uno solo per rendere inutili tecnologie che vengono utilmente usate da tutti, cittadini, aziende e governi, ed in tutto il mondo.

Dal punto di vista dei diritti civili digitali, qualsiasi tecnologia di questo tipo verrà certamente abusata, legalmente od illegalmente (III legge di Zuboff), esattamente come gli attuali sistemi di intercettazione, spesso tecnicamente violati ed abusati, e comunque regolarmente venduti a “stati canaglia” ed impiegati contro i dissidenti.

Dal punto di vista della lotta al crimine, informatico o no, la digitalizzazione ha non indebolito ma al contrario potenziato immensamente le tecniche di indagine contro il crimine; oltre ad essere fuorviante non è quindi discutibile ma semplicemente sbagliato il sostenere che la crittografia aiuta il crimine contro la legge, quando è tutta l’informatica che aiuta immensamente la legge contro il crimine.

Ed il fatto che per giustificare queste misure si ricorra solo e sistematicamente alla “trappola psicologica” della lotta ai crimini contro i minori dimostra la strumentalità di questa posizione.

In realtà gli unici contro cui l’indebolimento delle tecniche crittografiche E2E verrebbe utilizzato, sia in maniera legale che illegale sono i normali cittadini; se il passato può farci da maestro, probabilmente per sorveglianza di massa e non certo solo per la repressione del crimine.

Ed i criminali, flessibili e senza vincoli come sempre, utilizzeranno semplicemente differenti mix di tecniche materiali ed informatiche per continuare le loro attività.

Riassumendo; un indebolimento delle tecniche crittografiche non si tradurrà in un indebolimento del crimine, ma in un indebolimento sia della sicurezza informatica che dei diritti civili, digitali e non, dei cittadini dell’Unione Europea.

Ti chiediamo quindi di prendere posizione in tutti i modi possibili contro la “Draft Council Resolution on Encryption”.


Piu libertà e meno contagi

Imitare i migliori per limitare i danni della pandemia

Chiedi al tuo parlamentare di fare pressione perché l’Italia segua la strada dei migliori

200 giorni senza nuovi casi di COVID-19 a Taiwan

Taiwan ha raggiunto il record di 200 giorni senza casi di Covid-19 trasmessi all’interno del paese. Un successo nel tenere sotto controllo il virus mentre i contagi aumentano in gran parte del mondo. Le autorità taiwanesi hanno agito tempestivamente per arrestare la diffusione della malattia, hanno introdotto misure di controllo severe, tra cui due settimane di quarantena per chiunque volasse sull’isola, e hanno usato ampie risorse per i test e la tracciabilità.

Il successo di Taiwan nel contenere la pandemia non dipende dall’essere un’isola, e nemmeno dal fatto di essere un paese non particolarmente rispettoso della privacy e dei diritti civili e digitali. E’ invece merito di un tracciamento puntuale e completo dei contatti (4T – Testare, Tracciare, Trattare, Trasparenza), in cui la componente digitale è si presente, ma non prevalente.

Il tracciamento è sistematico, le persone in quarantena, che ricevono supporto medico, vengono tutte anche controllate perché non si allontanino dall’abitazione, sia con chiamate telefoniche che utilizzando i dati di cella GSM. Chi è in quarantena riceve telefonate quotidiane, e può trovarsi la polizia alla porta se non risponde o risulta fuori casa senza motivo.

Questo è ciò che fanno i migliori, ma noi dobbiamo e possiamo fare di più.

Nell’ambito di un sistema di tracciamento sistematico e completo, è certo possibile limitare l’utilizzo dei dati di localizzazione alle sole persone in quarantena, e solo durante il periodo di quarantena, cancellando tutto alla fine del periodo di quarantena.

E’ certo possibile fare questo con la massima trasparenza di procedure e la massima tutela della privacy secondo GDPR, riducendo al massimo la limitazione del diritto alla privacy di chi è entrato in contatto con un positivo.

Ricevere telefonate di controllo della presenza in casa unitamente ad un supporto medico ha aspetti positivi prevalenti; trovarsi la polizia a casa invece è senz’altro poco simpatico ma è accettabile, visto che la quarantena è un preciso obbligo di legge, anche quando non ci si trova in queste circostanze eccezionali.

Un sistema di tracciamento e controllo degno dei migliori Paesi al mondo

E’ il momento di richiedere ai nostri parlamentari ed al Governo di attivarsi perché venga realizzato un sistema di tracciamento e supporto alle persone in quarantena, che abbia le risorse sufficienti a tracciare il numero di persone necessario.

Il sistema di tracciamento dovrà essere realizzato minimizzando l’invasività personale, utilizzando i dati personali solo per le persone in quarantena e solo per il periodo strettamente necessario ad esaurire la quarantena.

Il sistema dovrà essere realizzato e gestito nella massima trasparenza, in modo da garantire i diritti dei cittadini e soprattutto meritare e riscuotere la loro fiducia.

Una testimonianza da Taiwan

L’istruttrice di fitness Chiara Colognola abita a Taiwan da 8 anni. Al suo rientro dall’Italia il governo Taiwanese le ha richiesto di sottoporrsi a una quarantena domiciliare per 14 giorni. Dal momento dell’atterraggio fino all’arrivo al suo appartamento a Taipei, Chiara ci racconta la sua quarantena e le sue osservazioni per quanto riguarda la gestione e la coordinazione tra le amministrazioni e il popolo Taiwanese.

Firma questa petizione, raccoglieremo il tuo nome e lo consegneremo ai parlamentari della tua città