Oggi il direttore del Riformista Piero Sansonetti ha onestamente e chiaramente indicato nei quotidiani nazionali la principale responsabilità dell’irrazionale panico sul #coronavirus di questi giorni, chiedendo ai propri colleghi giornalisti di interrogarsi come mai la libertà d’informazione, invocata a garanzia del diritto di pubblicare titoli indegni come quelli che vedete, porti in Italia, e non altrove allo scempio a cui abbiamo visto e stiamo ancora assistendo.

Purtroppo questo non ci stupisce: sosteniamo da tempo che la propaganda, anche della paura, dell’incertezza e del dubbio sia costitutiva del mondo dell’informazione, che a sua volta è parte integrante delle società totalitarie del novecento.

Il panico, le reazioni scomposte di questi giorni si devono essenzialmente alla totale incapacità delle istituzioni di offrire adeguata soddisfazione al sacrosanto diritto dei cittadini a conoscere il reale stato della situazione e quali contromisure adottare individualmente e collettivamente, trattandoli con un misto di sufficienza e paternalismo. Pensare di gestire in questo modo una crisi che si annunciava di queste dimensioni (e alcune voci razionali e pacate l’avevano chiaramente espresso) non è assolutamente accettabile.

Ancora oggi la banale comunicazione dei dati di fatto e delle conoscenze basilari da parte del potere pubblico è gravemente deficitaria, imponendo ai cittadini di doversi basare, appunto, sull’informazione italiana che il direttore Sansonetti ha peraltro così bene e impietosamente descritto.

Adesso l’urgenza nazionale è supportare il lavoro di quanti si stanno impegnando nella gestione dell’emergenza, a cui va tutto il nostro indiscusso ringraziamento, anche assoggettandosi con massimo spirito collaborativo alle ordinanze. Ma speriamo che i cittadini non dimentichino lo stato ampiamente deficitario, che ha creato così tanti danni, del necessario diritto alla conoscenza.

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