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Riformare l’istruzione italiana guardando al modello Finlandia

Dalle recenti dichiarazioni del neo-ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, anche la scuola italiana si prepara, con palese ritardo, a rivedere le sue strategie di insegnamento. Ore e ore di noiose lezioni frontali, quasi sicuramente effettuate da insegnanti condannati al precariato, non danno più –dati PISA alla mano– i risultati sperati e così si inizia a guardare ai paesi più virtuosi sul fronte educativo e culturale, come riporta il recente articolo su Il Sole 24 Ore.

Il #CEEP19, il programma elettorale comune a tutti i gruppi “pirata” nell’Unione Europea, conteneva già il riferimento all’esempio finlandese, come si può leggere al seguente articolo contenuto nel capitolo 3. dedicato a “Istruzione, cultura, ricerca e conoscenza libera“:

Una popolazione istruita e criticamente pensante è una condizione necessaria per sostenere la democrazia funzionale, il benessere, la coesione sociale e il successo stesso dell’integrazione europea. Ci impegniamo per l’accesso universale a un’istruzione di alta qualità in tutta l’UE che consenta lo sviluppo personale dei cittadini, senza ostacoli dovuti al loro ambiente sociale.

Il sistema educativo deve fornire ai cittadini tutte le competenze di base per una vita indipendente nella società dell’informazione, compresa l’alfabetizzazione funzionale, il minimo legale, la privacy della rete, l’alfabetizzazione finanziaria di base e l’educazione ai media. Attraverso l’educazione miglioreremo la resistenza della gente alla propaganda e alla manipolazione psicologica.

Diffonderemo modelli educativi di successo (come l’educazione ai media in Finlandia) dal livello locale a tutti i paesi membri.

[…]

Consideriamo l’innovazione come la chiave per lo sviluppo della nostra ricchezza culturale e intellettuale. Sosteniamo l’educazione dei cittadini e degli studenti sul loro diritto all’informazione e sui formati liberi e sul software libero in tutti i tipi di strutture educative.

Common European Election Program – CEEP19

Ribadendo che è proprio la tecnologia, oggi, l’elemento essenziale: il nostro corpo docente ha le competenze per riuscire a spiegare la tecnologia ai discenti?

A quanto risulta dai dati diffusi dall’OECD, l’Italia investe solo il 3,6% del PIL in scuola e istruzione, contro una media europea del 5%. Ancora più preoccupanti i dati che rivelano come in Italia la spesa in istruzione sia a uno dei livelli più bassi, con una diminuzione del 9% tra il 2010 e il 2016.

Sebbene, quindi, il riferimento al modello finlandese per innovare la scuola italiana suggerito da Fioramonti sia in accordo con il nostro programma, il ministro dovrebbe tenere conto di alcune incompatibilità di fondo con il modello italiano: la scuola finlandese è 100% pubblica, il livello retributivo e il prestigio sociale degli insegnanti è alto, i voti hanno una funzione molto diversa da quella considerata in Italia.

Pertanto, una riforma della scuola italiana sul modello finlandese ha bisogno di interventi strutturali che allo stato dell’arte sembrano essere fuori dalla portata di un governo che oltre all’ordinaria amministrazione ha la necessità di occuparsi della stabilizzazione economica e sociale del Paese.

Va da sé che oltre che aumentare gli investimenti per la formazione degli insegnanti, sia necessario destinare altrettanti fondi all’efficientamento della Rete e delle nuove tecnologie informatiche che oggi rappresentano un requisito essenziale per aprire le porte a un’informazione e una conoscenza libera e uguale per tutti.