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Ai produttori di bene pubblico della conoscenza

Questa primavera noi salviamo Internet, voi?

A nessuno meglio di voi possiamo chiedere cos’è un bene pubblico della conoscenza fornito gratuitamente a tutti i cittadini indistintamente.

Cos’è Internet se non questo?

Il 23 marzo il Partito Pirata ha organizzato una giornata di mobilitazione speciale per salvare internet e, per la terza volta, convincere i parlamentari europei (a due mesi dalla scadenza) a votare contro la nuova direttiva sul copyright.

Siete informati che la direttiva in discussione al Parlamento europeo, già bocciata due volte lo scorso anno, contiene due articoli che, pur dopo una mediazione tra le posizioni francesi e tedesche, rappresentano un danno cospicuo per realtà, come voi, che producono beni conoscitivi pubblici.

L’art. 11 imporrà una vera e propria tassa sulla conoscenza. La riproduzione di più di “singole parole o estratti molto brevi” di notizie richiederà di pagare una licenza. Questo probabilmente coprirà molti dei frammenti mostrati comunemente accanto ai link per darti un’idea di cosa essi portano. Dovremo aspettare e vedere come i tribunali interpretano cosa significa “molto breve” nella pratica – fino ad allora, il collegamento ipertestuale (con frammenti) sarà impantanato nell’incertezza giuridica. Non vengono fatte eccezioni nemmeno per servizi gestiti da privati, piccole imprese o organizzazioni non profit, che probabilmente include blog o siti web monetizzati. Cosa succederà ai link nelle note di Wikipedia, ad esempio, non si sa.

L’art. 13 impone un sistema di censura preventiva. I siti commerciali e le app in cui gli utenti possono inviare materiale devono acquistare preventivamente licenze per tutto ciò che gli utenti potrebbero caricare, ovvero: tutti i contenuti protetti da copyright nel mondo (senza sapere neppure cosa potrebbero caricare e quali sono i detentori dei diritti, impresa già solo questa, talvolta impossibile). Tutti i siti, ad eccezione di pochissimi (quelli piccoli e molto nuovi) dovranno per impedire che una copia potenzialmente non autorizzata (ma come si fa a saperlo?) possa mai andare online. Insomma non avranno altra scelta se non quella di attivare e gestire manualmente filtri preventivi di caricamento costosi e soggetti a errori. Di fronte ad un eventuale contenzioso i responsabili dei siti saranno direttamente responsabili delle violazioni degli utenti come se li avessero commessi personalmente.

Se calate queste regole nelle vostre rispettive realtà è molto probabile che la tentazione di chiudere tutto possa essere molto forte infatti basterà un nulla, letteralmente, per aprire un contenzioso verso i siti sgraditi, non allineati e non obbedienti, sulla base di questi articoli, trascinando le organizzazioni, specie quelle piccole o non profit, in procedure legali lunghe e costose.

Ciò che rende questa battaglia particolarmente dura: gli altri stanno giocando sporco, secondo molte testimonianze.

Un anno e mezzo fa, il membro della commisione che propose questa legge, suggerì agli editori di convincere i propri giornalisti a finire di criticare la proposta (attiva i sottotitoli per una traduzione in inglese).

In un articolo dal titolo “L’editore tedesco Axel Springer sta usando il [partito tedesco al governo] CDU per un braccio di ferro con Brussels?”, un insider nell’UE dichiara: “Innumerevoli indiscrezioni a Brussels indicano fino a dove siano disposti ad arrivare” per spingere questa legge all’approvazione.

So che molti membri della nostra commissione hanno ricevuto fortissime pressioni per votare a favore di questa precisa proposta. Il tedesco CDU […] ha più volte fatto pressione su di loro […] Ci sono state segnalazioni di minacce di membri non riassegnati e posizioni parlamentari non confermate se, fondamentalmente, non avessero fatto come ordinato”, ha rivelato sotto anonimato un MEP in un articolo – prima che questo venisse messo offline e modificato per cambiare la dichiarazione con una della lobby editoriale.

Anche in Italia le pressioni sono esplicite ed evidenti.

Il direttore de La Stampa ad esempio, in un recente editoriale, pur di mettere assieme un argomento vagamente convincente ha dovuto giustapporre la protezione delle infrastrutture critiche di sicurezza come nel caso del voto e, non si sa bene usando quale logica la riforma del copyright i cui effetti contro la società della conoscenza sono quelli che abbiamo visto.

Persino l’associazione dei bibliotecari, che lo scorso anno pubblicava puntualissime critiche a quegli articoli della direttiva, non si sa bene per quale motivo (ma si può immaginare) di fronte alla proposta addirittura peggiorativa di quest’anno ha cambiato diametralmente posizione firmando senza alcuna ragione un documento addirittura insieme alle associazioni degli editori.

Ormai non possiamo attenderci che altri combattano per il nostro diritto di stare su Internet senza essere vessati da questo mondo di dinosauri incattiviti dall’incapacità di tenere il passo con l’innovazione e sebbene gli obiettivi della riforma possano sembrare condivisibili in una situazione in cui il giornalismo di qualità fatica a trovare un adeguato finanziamento e le grandi piattaforme non fanno abbastanza per separare l’informazione corretta da quella malata, i danni collaterali di questa riforma distruggeranno il modo con il quale i cittadini sono abituati ad interagire con il web e, quel che è peggio, molti servizi e produttori di beni conoscitivi pubblici si troveranno ad essere o completamente illegali, o soggetti a tasse o impantanati in cause legali e nella completa incertezza del diritto, solo perché scomode o sgradite.

Molti hanno già dato la loro disponibilità. Ci saranno manifestazioni di protesta in molte città europee e Wikipedia Deutschland ha deciso di oscurare completamente la pagina, una discussione simile è in corso anche su Wikipedia Italia (che anche lo scorso anno aveva messo in atto un oscuramento che fu molto efficace per convincere i parlamentari italiani del PD a votare contro, mentre quest’anno hanno dichiarato di aver cambiato idea per votare a favore deila tassa sui link e della censura preventiva).

Non c’è molto tempo. Il Partito Pirata ti chiede di prendere oggi posizione e portare all’interno della tua organizzazione il tema per aggiungere la sua voce a quella di tanti altri che il 23 marzo si impegneranno a salvare Internet.

#SaveYourInternet > Questa primavera salviamo internet!

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