Dove la marijuana è legale: i numeri

Dove la marijuana è legale: i numeri

In questi giorni si è tornati a parlare di cannabis, con un post sul blog di Grillo (da poco convertitosi alla scienza) sulla necessità di legalizzarla e il seguente botta e risposta tra M5S e la Lega di Salvini, che ha subito tuonato che il provvedimento “non passerà mai” (sì, è lo stesso Matteo Salvini che negli anni ’90, quando militava nei Comunisti Padani, dichiarò pubblicamente di essere favorevole alla liberalizzazione delle droghe leggere).

Ormai le evidenze numeriche e scientifiche a sostegno della depenalizzazione e per la liberalizzazione sono numerose. In particolare, diversi giornalisti hanno analizzato cosa è accaduto in quei Paesi che hanno optato detto “basta” al proibizionismo (per un quadro globale della situazione legale della cannabis si veda qui), soprattutto negli Stati Uniti.

Al tema ha dedicato un approfondimento, tra gli altri, Milena Gabanelli nella sua rubrica Dataroom. I risultati li abbiamo riassunti in questa infografica: 

Marijuana legale negli Usa.

Ma per chi preferisce le spiegazioni estese, ecco una summa degli argomenti principali.

Prevenire è meglio che curare

I proibizionisti sono soliti prefigurare scenari apocalittici, in un mondo in cui le droghe leggere venissero legalizzate. In particolare temono che possano dilagare tra gli adolescenti e far impennare il numero degli incidenti stradali. Ebbene, dai report della Drug Policy Alliance emerge che

  • Non solo la marijuana non è dilagata tra gli adolescenti, ma il consumo è addirittura calato di quasi 4 punti percentuali tra il 2009 e il 2015 (in Colorado)
  • Non è aumentato neanche il numero di incidenti stradali causati da stato di alterazione alla guida; -18% in un anno

Che il proibizionismo funzioni peggio del suo opposto è provato anche da altri dati, in altri Paesi. Sulla rivista Millennium (numero di giugno 2018) Eleonora Bianchini e Marco Pasciuti hanno preso in esame le politiche di svariati Paesi stranieri in materia di prevenzione o repressione del consumo di droghe. Questa la vicenda del Portogallo:

Negli anni Ottanta il consumo di droghe pesanti era un allarme sociale: il tasso di malati di HIV era il più alto dell’Europa occidentale, e nel 1999 il Portogallo deteneva il primato di malati di Aids per scambio di aghi infetti nella UE. Nel 2001 il consumo di stupefacenti è stato decriminalizzato: gli spacciatori sono ancora puniti col carcere, ma non lo sono più i consumatori che detengono un quantitativo per uso personale, che per legge corrisponde ad una “scorta” fino a 10 giorni. Il Ministero della Sanità ha avviato programmi di assistenza ed è presente nei quartieri più problematici. I risultati: le diagnosi di HIV dovuto a scambio di siringhe infette sono calate del 90% e ora il Portogallo ha il tasso più basso di morti per overdose nell’Europa occidentale, calati dell’85%. Nel 2001 erano 100mila i portoghesi che facevano uso di eroina. Oggi sono 25mila

Meno soldi alle mafie, più soldi allo Stato

Se distruggi un mercato libero, crei un mercato nero.
– Winston Churchill

Altro punto fondamentale è il fatto che la liberalizzazione sottrarrebbe il business dal monopolio della malavita e lo lascerebbe entrare nell’alveo dell’economia legale, con conseguenze positive in termini di creazione di posti di lavoro ed introiti fiscali. Anche in questo caso i dati sul Colorado (la cui popolazione è poco più della metà di quella della Lombardia) fanno riflettere: 500 milioni di dollari è la cifra che lo Stato ha ricavato solo nei primi tre anni.  

La guerra alla droga impegna la Polizia e riempie le carceri

Il proibizionismo non solo priva le finanze pubbliche di introiti copiosi, ma ha anche un costo (economico, prima ancora che sociale) elevato. Nel già citato numero di Millennium Antonio Massari snocciola le cifre del contrasto alla droga in Italia, in un articolo che inizia con la frase 

non è pensabile, secondo gli operatori del settore, neanche quantificare un reale costo approssimato in termini economici e di mezzi

Alcne cifre, tuttavia, Massari le fornisce

  • 2027 indagini nel 2018 su reati legati agli stupefacenti
  • 24334 operazioni antidroga eseguite nel 2017 (in aumento di oltre il 9% rispetto all’anno precedente)
  • 23690 arresti nel 2017 (anche in questo caso in aumento rispetto al 2016). Un arresto ogni 20 minuti.

A ciò si deve aggiungere il fatto che i detenuti in carcere per reati connessi agli stupefacenti è un quarto dell’intera popolazione carceraria. Nel 2016 era tornato a crescere il numero di detenuti in genrale, e il 70% dell’incremento era dovuto alla detenzione di stupefacenti. In un Paese in perenne emergenza per il sovraffollamento carcerario, di queste cose sarebbe saggio tenere conto.

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