Chi ha paura delle CyberTroop?

Chi ha paura delle CyberTroop?

di Michele Pinassi

Tutti abbiamo paura. La differenza sta nella domanda: paura di cosa?

Frank Thiess

La propaganda si adegua ai modi ed agli strumenti contemporanei, approdando nel cyberspazio, mondo virtuale dove quotidianamente si incontrano miliardi di persone.

Che sia per gioco, per lavoro o per svago, la sempre maggiore presenza dei cittadini nel cyberspazio lo ha reso luogo appetibile anche per i governi e le forze politiche che, attraverso la macchina della propaganda, stanno esplorando e sperimentando la loro azione (e forza) su questi nuovi media.

La manipolazione dell’opinione pubblica attraverso i Social Media è emersa come punto critico nella vita pubblica. In tutto il mondo alcune agenzie governative e partiti politici stanno sfruttando i Social Media per diffondere informazione-spazzatura e disinformazione, esercitare censura e controllo e minare la credibilità nei confronti dei media tradizionali, le istituzioni pubbliche e la scienza. In un’epoca in cui il consumo delle notizie è sempre più digitale, l’intelligenza artificiale, i Big Data e gli algoritmi “black box” vengono usati per sfidare la verità e la fiducia: ovvero, i capisaldi della società democratica

Computational Propaganda Research project, Oxford University

Una interessante ricerca svolta dall’Università di Oxford, disponibile su loro sito web, ha evidenziato la presenza di “formally organized social media manipulation campaigns in 48 countries, up from 28 countries last year. In each country there is at least one political party or government agency using social media to manipulate public opinion domestically.

Eserciti digitali

Avevamo già parlato di qualcosa di simile a proposito delle fake news e di come siano potenzialmente capaci di alterare gli equilibri democratici. Qui siamo tuttavia davanti a vere e proprie cyber troops organizzate, spesso finanziate proprio dai governi o dalle forze politiche per diffondere notizie fasulle o distorte con il preciso intento di manipolare l’opinione pubblica di un Paese. E di alterarne, quindi, gli equilibri democratici riuscendo a plasmare la percezione dei cittadini sulla società.

Challenging Truth and Trust: A Global Inventory of Organized Social Media Manipulation

Challenging Truth and Trust: A Global Inventory of Organized Social Media Manipulation

E’ notizia di questi giorni, tanto per fare un esempio, di come l’omicidio del giornalista Kashoggi, ad opera di agenti di Riad nell’ambasciata iraniana di Instanbul, sia in qualche modo connessa alla “costruzione di un network di sorveglianza e di manipolazione dei social media per far avanzare l’agenda del principe e sopprimere i suoi nemici” nella quale sarebbe coinvolta anche una azienda Italiana.

Orizzontali e potenti

E’ chiaro che il potenziale manipolativo degli strumenti telematici, primi tra tutti i social networks, è enorme. Pensate ad esempio alla potenza manipolativa che può avere una campagna di fake news ben fatta, che riesce a raggiungere milioni di persone, all’interno di una operazione di framing sul lungo periodo. C’è chi ci ha vinto le elezioni.

Certamente le piattaforme social e la loro comunicazione orizzontale tra i cittadini hanno permesso la nascita di movimenti culturali e politici importanti, come la Primavera Araba, Occupy Wall Street e lo stesso consolidarsi del MoVimento 5 Stelle, qui in Italia. Il problema nasce nel momento in cui questa comunicazione orizzontale viene abilmente sfruttata da gruppi organizzati (e ben finanziati) per diffondere notizie fasulle o costruite ad arte, che sui social funzionano particolarmente bene a causa della viralità” e dai bias di conferma che le tecnologie con cui sono stati costruiti i social network sollecitano ed incoraggiano.

Migliorare l’ecosistema digitale

Non possiamo aspettare che i tribunali nazionali risolvano gli aspetti tecnici delle infrazioni dopo aver fatto un’elezione o un referendum. Proteggere ora le nostre democrazie significa stabilire le regole del fair play prima del giorno del voto, non dopo.

Computational Propaganda Research project, Oxford University

Qualcosa, tutti noi, possiamo fare. Anche se siamo tendenzialmente portati a fidarci dei nostri amici e conoscenti e delle notizie che veicolano, è sempre necessario attivare il pensiero critico prima di effettuare qualsiasi azione di condivisione o apprezzamento sui social network (ma anche fuori).

E’ del 2016 l’ottimo postCosa possiamo fare per migliorare l’ambiente digitale in cui viviamodel blog Valigia Blu, che ci offre qualche importante suggerimento per migliorare l’ecosistema digitale che frequentiamo.

Cosa possiamo fare per migliorare l’ambiente digitale in cui viviamo, Valigia Blu

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La semplicità con cui facciamo click sul pollicione blu che testimonia il nostro apprezzamento su una certa notizia può avere effetti davvero gravi e conseguenze pesanti sulla nostra società: non mi stancherò mai di ripetere quanto sia importante adottare, anche nel mondo virtuale, tutti quei meccanismi difensivi che già adottiamo nel mondo reale. Ad iniziare dalla necessità di verificare le fonti.

 

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