Il raddoppio dell’Ires al no profit è un atto di guerra ideologico

Il raddoppio dell’Ires al no profit è un atto di guerra ideologico

Tra le tante perle contenute nel maxi-emendamento alla manovra finanziaria ce n’è una che spicca per marcata ingiustizia sociale: la cancellazione della mini-Ires per gli “enti non commerciali”. Cioè per quelle associazioni senza scopo di lucro che assistono gli ultimi, integrando -e talvolta supplendo in toto- i servizi pubblici che lo Stato non riesce ad erogare (fondazioni di ricerca, enti di beneficenza, scolastici od ospedalieri).

Terzo Settore: qualche cifra

Vale la pena citare qualche passo dell’ultimo censimento dell’Istat, giusto per dare un’idea di cosa stiamo parlando.

Si tratta di 340 mila istituzioni, che danno lavoro a 788 mila dipendenti, con cui collaborano -gratuitamente- oltre 5 milioni di volontari. Quello sui lavoratori è un numero significativo: rispetto alla precedente rilevazione (datata 2011) si tratta di un incremento di oltre il 15%, in un momento storico in cui in tutti gli altri settori, nei momenti migliori, facevano registrare incrementi di occupati da zerovirgola. 
Operano in settori come cultura, sport e ricreazione, ma anche sanità e istruzione, protezione civile, ambiente. 

Cosa fondamentale: nel 63% dei casi si tratta di attività rivolte a tutta la collettività, mentre solo nel restante 37% sono di tipo mutualistico. E’ dunque più che lecito affermare che si tratti di un mondo che dà un contributo fondamentale alla tenuta del sempre più scricchiolante welfare italiano, schiacciato tra tagli e incapacità gestionali-amministrative varie.
 
Ora però il raddoppio dell’Ires rischia di segare le gambe a questa galassia, perché molte realtà potrebbero non essere in grado di far fronte ad un tale aumento di tasse. E infatti in queste ore sono prontamente arrivate le rassicurazioni dei due vice-premier, con Di Maio che promette che la norma verrà cambiata alla prima occasione utile.

Eppure c’è chi ha visto in questa operazione non tanto un atto di sbadataggine o un banale tentativo di raschiare il fondo del barile da cui estrarre soldi. E’ il caso di Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente universitario nonché co-conduttore de “I Conti della Belva”, programma radiofonico di Radio24. Nella puntata del 22 dicembre (minuto 21) ha dichiarato:

Dobbiamo fare una riflessione sull’odio intrinseco che questa maggioranza ha nei confronti dei corpi intermedi “non ufficiali”. L’attacco alle ONG sta proseguendo. L’idea è che chi si organizza in maniera autonoma e libera per supplire ai difetti dello Stato lo fa usurpando il potere del popolo, e quindi va penalizzato. Tutta la tradizione storica dell’Italia, che è fatta di solidarietà che viene dal basso, viene conculcata da questo atto di dirigismo enorme. Raddoppiare l’Ires vuol dire farle morire.

Ora, forse di primo acchito l’accostamento tra le ONG che soccorrevano i migranti e quest’ulitma bravata può sembrare ardito; verrebbe da pensare che, nel primo caso, il problema fosse “solo” il fatto che le suddette ONG soccorressero appunto degli stranieri, percepiti come un peso (economico ma non solo) da una parte dell’opinione pubblica.

Ma in realtà sembra davvero esserci dell’altro. Altrimenti non si spiega l’enorme disparità di trattamento tra aziende pubbliche e private e il terzo settore.
Questo è lo stesso Governo che ha prorogato per l’ennesima volta il prestito-ponte per Alitalia, nonostante anni e anni di bilanci in rosso e una palese impossibilità dell’azienda di sopravvivere nel mercato senza aiuti esterni; ed è lo stesso Governo che ha infilato nella manovra un condono fiscale, per non parlare del trattamento di riguardo concesso a varie corporazioni. E ora rischia di affossare un mondo fatto di realtà con i conti in ordine, che crea occupazione (oltretutto di qualità) e fa anche risparmiare soldi allo Stato. 

 

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