Visioni dal futuro: il trasporto pubblico automatizzato

Visioni dal futuro: il trasporto pubblico automatizzato

L’articolo seguente non è un comunicato ufficiale del Partito Pirata, ma un libero contributo di uno o più Pirati. Pertanto il suo contenuto non è attribuibile al Partito Pirata né è necessariamente condiviso da esso.

Quando capitano fatti di cronaca gravi, i media italici tendono a dire che “il fatto ripropone il tema di X”. Così la morte di 12 braccianti in due diversi incidenti stradali nel foggiano ha “riproposto il tema del capolarato”, mentre l‘esplosione dell’autocisterna a Bologna quello del trasporto di sostanze pericolose, o delle condizioni di lavoro dei camionisti.

A mio avviso, entrambi gli episodi dovrebbero “riproporre” un unico, macro-tema: quello dell’automazione. Ovvero il fatto che essa non solo non vada temuta, ma anzi incoraggiata e sostenuta con ogni mezzo, indipendentemente da qualunque considerazione sugli impatti sull’occupazione.

Prendiamo il trasporto, ad esempio. L’azienda per cui lavorava il 42enne Andrea Anzolin (l’autista dell’autocisterna che ha tamponato un camion causando l’incidente) definisce “inspiegabile” l’incidente stesso, spiegando quanto Anzolin fosse un dipendente modello, che non aveva mai avuto incidenti analoghi e da cui non era logico aspettarsi distrazioni alla guida. C’è una fallacia logica, in questa frase: si tralascia la natura umana dell’individuo, presupponendo che, se non s’è mai distratto prima, non lo farà neanche in futuro.

Da qualche anno si parla di vetture a guida autonoma. Federico Pistono ha scritto un illuminante articolo sul tema, in cui dipinge uno scenario futuristico in cui le driverless car sono la norma, anziché l’eccezione.

Il primo punto è proprio la probabile, drastica riduzione degli incidenti stradali: le auto a guida autonoma sono piene di sensori, argomenta Pistono, vedono a 360° e con ogni condizione di visibilità. Aggiungo: obbediscono al codice del software in modo molto più scrupoloso di quanto gli umani facciano con quello stradale. L’ACI e l’Istat, nell’annuale Report sull’incidentalità spiegano:

la distrazione,  il mancato rispetto delle regole di precedenza o del semaforo e la velocità troppo elevata sono le prime tre cause di incidente.

E’ evidente che l’eccesso di velocità, il mancato rispetto della distanza di sicurezza o della precedenza sono comportamenti materialmente impossibili in una macchina programmata per non infrangere queste regole.

Nel prosieguo dell’articolo Pistono individua anche altre ragioni per auspicare un mondo a guida autonoma: l’aspetto ecologico (presupponendo che le auto siano elettriche), quello economico, la riduzione del traffico etc. Per i dettagli si raccomanda di leggere l’originale.

In questa sede però vogliamo spingerci oltre, e immaginare come questa tecnologia possa aprire scenari da sogno o da incubo.

    LO SCENARIO DA SOGNO

Nello scenario da sogno non c’è più bisogno di possedere un’autovettura per spostarsi in città. Il che già di suo comporta risparmi notevoli in termini di assicurazione, bollo e altre spese accessorie, come faceva notare già Pistono.

L’ATP (Azienda di Trasporto Pubblico) dispone di un parco mezzi composto al 100% da vetture elettriche a guida autonoma, di diverse dimensioni a seconda delle esigenze; dai tradizionali autobus come quelli che già esistono fino a vetture da uno o due posti.

I mezzi sono controllati da un Intelligenza Artificiale (che per comodità chiameremo Cervellone) con spiccate capacità di autoapprendimento.

Il cittadino Tizio, che si trova in Via Palmiro Togliatti n°3, prende il suo smartphone e “fa sapere” al Cervellone dove deve andare, e che è solo; il Cervellone “vede” che nei paraggi c’è un bus da 15 persone con a bordo 10 individui, e quindi spedisce al 3 di Via Togliatti il mezzo. Tizio sale, il bus svolta l’angolo e si riferma in Via Pascoli, caricando anche Caio e Sempronio.

Il Cervellone sa che per Tizio quella è una routine: dal lunedì al venerdì deve essere in Via Gramsci 21 (dove c’è l’azienda per cui lavora) alle 9 del mattino, e di solito torna in Via Togliatti 3 (dove vive) alle 18.30; è stato Tizio stesso a inserire questi dati, e la stessa cosa l’hanno fatta migliaia di suoi concittadini. Elaborando queste informazioni il Cervellone dirige i mezzi in modo appropriato nelle ore di punta, regolando tutto. E il traffico scorre regolare, anche dove un tempo regnavano code, caos e nervi a fior di pelle.
Il tutto avviene senza alcuna violazione di privacy, perché i dati degli utenti vengono raccolti in forma anonima: per il Cervellone Tizio si chiama A9sW15kRJbswe.

I cittadini sono contenti. Il traffico è ridotto al minimo, non ci sono più scioperi selvaggi né risse fra tassisti e driver di Uber.

L’ATP ha i conti in ordine e il bilancio in attivo: non deve pagare autisti né controllori, ma solo la manutenzione dei mezzi e pochi amministrativi. Oltre alle entrate degli abbonamenti ci sono gli introiti derivanti dalla pubblicità che i privati si fanno sui mezzi, affiggendo banner o in altra maniera. I bilanci sono pubblici, la governance trasparente.

Il software e l’hardware che mandano avanti tutto l’ambaradàn sono liberi, e questo facilita un continuo miglioramento (soprattutto il software). A contribuire sono non solo gli sviluppatori pagati dall’azienda (che fanno questo a tempo pieno, essendo il loro lavoro), ma anche da semplici cittadini con competenze informatiche.

Certo, non è stato facile. All’inizio gli autisti e i controllori si sono opposti all’automazione, temendo di perdere il lavoro (cosa che poi è effettivamente accaduta). Ma quando hanno perso il lavoro lo Stato ha erogato loro il Reddito di Base, il che ha impedito loro di finire a rovistare nei cestini. Molti di loro poi hanno saputo reinventarsi. Altri invece non ce l’hanno fatta, ma il Reddito di Base non ha limiti temporali.    

LO SCENARIO DA INCUBO

La tecnologia è la stessa, ma la proprietà non è pubblica: è di una multinazionale (che chiameremo Big U, capisci a me), che dopo anni di lotta è infine riuscita a stabilire il monopolio assoluto sul trasporto della città. Com’è accaduto? Beh, è il caso di raccontarlo.
All’inizio non fu facile: i tassisti si ribellavano contro le auto a guida autonoma, ma la maggioranza dell’opinione pubblica stava con Big U: come osavano, quella vecchia corporazione di dinosauri, opporsi al Progresso per mantenere la propria rendita di posizione? Così loro furono messi fuori gioco.
Poi venne l’ATP. Big U finanziò la campagna elettorale di un giovane aspirante sindaco locale, Gustavo Cani, uno di quelli che ficcano il termine “Smart” in qualunque discorso: costui condusse una campagna elettorale in cui inveiva contro l’ATP, dicendo che era un carrozzone pubblico pieno di raccomandati, parenti/amici/conoscenti messi lì da quella Casta di Vecchi Politicanti che campavano sulle spalle degli onesti cittadini lavoratori. Per non parlare dei sindacati, sempre pronti a proteggere anche i più sfacciati fannulloni. Basta, il futuro erano le aziende come Big U. Niente autisti,
E i cittadini dettero retta a questo giovane rampante politico, sostanzialmente perché…beh, quello che diceva era abbastanza vero.
Così Gustavo Cani divenne Sindaco, decise di privatizzare l’ATP e organizzò una gara d’appalto farlocca, fatta su misura di Big U.
Big U licenziò tutti gli autisti e i controllori. Ai quali non fu riconosciuto alcun Reddito di Base, perché il partito di Gustavo Cani è ideologicamente contrario: il denaro bisogna guadagnarselo col sudore della fronte (si, beh, insomma…più o meno. Gustavo ad esempio non ha mai lavorato, ma questa è demagogia).

Così ora Big U detiene il monopolio del Trasporto pubblico in città. Funzionare funziona eh, non c’è dubbio. Solo che…
beh, prima di tutto non è più conveniente come prima. Il costo è aumentato del 25% da quando non c’è più concorrenza. E poi c’è una certa differenza fra il trattamento riservato a chi vive in certi quartieri e chi in altri. In quelli migliori il traffico scorre che è una meraviglia, mentre in periferia…
E poi c’è la questione dei dati personali. L’App di Big U ha accesso a tutti i dati dello smartphone, il che provoca fenomeni curiosi. Tizio ha notato che nei mezzi su cui viaggia sono quasi tutti ciccioni come lui. E perché il bus, per arrivare in Via Gramsci, non gira subito a destra dopo Via Gori e imbocca il cavalcavia, che sarebbe il tragitto più rapido? Che bisogno c’è di passare per Via Roma? Beh, se non altro lì ci sono molte pasticcerie… Alcune di esse hanno anche comprato spot pubblicitari quando il bus ci passa davanti.

In realtà non a tutti piace Big U. A qualcuno non è mai piaciuta, altri si sono stufati dopo un iniziale innamoramento. Fatto sta che le auto private non sono sparite, e gli incidenti continuano ad esserci, anche se molto meno rispetto al passato.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailFacebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Flattr this!