Se dipendi dal mercato non sei indipendente

Se dipendi dal mercato non sei indipendente

L’articolo seguente non è un comunicato ufficiale del Partito Pirata, ma un libero contributo di uno o più Pirati. Pertanto il suo contenuto non è attribuibile al Partito Pirata né è necessariamente condiviso da esso.

messora

Il Foglio si mettesse sul mercato. E vediamo se alla gente piace

E’ riassunta tutta in queste due frasi la visione del mondo di Claudio Messora e di larga parte del pubblico a cui si rivolge, cioè perlopiù elettori pentastellati.

Frasi che rappresentano una colossale smentita ad uno dei principali dogmi comunicativi della galassia grillina, ossia il mito per cui il M5S sarebbe “post-ideologico”.

In realtà non c’è nulla di più ideologico dell’affermare che tutto ciò che dipende esclusivamente dal mercato è buono, mentre tutto ciò che riceve finanziamento pubblico -anche modesto- fa intrinsecamente schifo. Si tratti di giornali o di partiti.

Ora, il mercato si basa su poche regole, ma chiarissime. Una di esse è che, se come azienda vuoi espanderti (o anche solo sopravvivere), devi cercare di adeguare l’offerta alla domanda. Nei casi più fortunati il volere popolare porterà al progresso; le persone vorranno auto che consumano sempre meno, o case con minore dispersione termica.

Ma nel caso dell’informazione (nonché della satira, e più in generale della conoscenza), questa dinamica è deleteria.

L’assunto su cui si basa Messora è che tutto ciò che “piace alla gente” sia vero, bello e buono; pazienza se i cinepanettoni abbiano sempre incassato al botteghino molto più di film premiati con l’Oscar, o se i video di Young Signorino abbiano il quintuplo di visualizzazioni di un brano di De Adrè.

Nel mondo dell’informazione, in quest’epoca e ancor di più in questo Paese, “la gente” non vuole (più?) essere informata: vuole sentirsi dire che ha ragione. Non è (più?) interessata a confrontare le proprie opinioni coi fatti: cerca solo conferme alle proprie opinioni, e fa una precisa selezione delle notizie, scartando quelle che più cozzano con la propria visione del mondo. Quasi superfluo ricordare come tutto ciò sia estremamente più facile, nell’era del marketing individuale targettizzato dai Big Data dei vari Google, Facebook e compagnia.

Ne consegue che i giornali conoscono bene le opinioni dei propri lettori, e su di esse plasmano la propria linea editoriale. Scontentare troppo i propri clienti (perché di questo si tratta: i lettori di un quotidiano sono, di fatto, clienti di un’impresa) con articoli troppo critici verso i loro beniamini politici è rischioso.

In generale, da che mondo è mondo, è economicamente rischioso sostenere tesi impopolari, soprattutto per un giornale o un partito. Per questo esisteva il sostegno pubblico all’editoria e ai partiti: per evitare la dittatura del conformismo. Purtroppo, nella patria del familismo amorale, la consueta sequela di abusi e scandali ha infine portato molti a demonizzare l’idea stessa di “finanziamento pubblico”, ma il risultato è oggi sotto gli occhi di tutti: l’informazione davvero indipendente (cioè quella che non dipende né dallo Stato né dal mercato) sopravvive a fatica, e quasi solo in Rete.

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