Videosorveglianza negli asili: tutte le ragioni per dire no

Videosorveglianza negli asili: tutte le ragioni per dire no

Qualche giorno fa Forza Italia ha presentato in Parlamento una proposta di legge che si pone l’obiettivo di introdurre sistemi di videosorveglianza negli asili e negli ospizi

per la prevenzione e il contrasto di condotte di maltrattamento e di abuso

Ci risiamo, dunque.
Come quasi sempre accade in seguito ad episodi (purtroppo effettivamente frequenti) di maltrattamenti ai danni di bambini negli asili o di persone anziani in strutture di cura, la reazione “di pancia” di vasta parte dell’opinione pubblica è quella d’invocare più sorveglianza, al consueto grido di “tanto-se-uno-non-ha-nulla-da-nascondere…” e nella convinzione che le telecamere fungano da deterrente. E il fatto che ormai la pancia sia l’unica parte del corpo con cui “ragiona” la maggioranza dell’opinione pubblica (fatto ampiamente comprovato dai risultati elettorali del 4 marzo) rende tutt’altro che sorprendente che Forza Italia sia passata subito dalle parole ai fatti.

Così come, del resto, non deve sorprendere il fatto che questa proposta provenga da un partito (Forza Italia) che, negli ultimi lustri, ha ripetutamente inveito contro le intercettazioni telefoniche, additandole ad emblemi di uno “Stato di Polizia” e lesive della privacy dei cittadini (eppure le intercettazioni sono disciplinate in modo preciso dal C.P.P.); la politica, al giorno d’oggi, è ormai ridotta alla prassi di seguire le notizie di cronaca (soprattutto nera), leggere i commenti della gggente e cercare d’arrivare per primi a farsene portavoce. Senza troppo preoccuparsi se ciò che si è sostenuto oggi è l’opposto di ciò che si è sostenuto ieri.

Ecco, dunque, qualche argomentazione razionale, a beneficio degli abitanti della riserva indiana che ancora credono che le leggi dovrebbero ispirarsi alla ragione, anziché all’istinto.

1. A quando le telecamere nelle case e nei bagni?

La domanda è tutt’altro che provocatoria. Se il principio che sta alla base della proposta di legge di Forza Italia è che sia lecito piazzare telecamere negli asili e negli ospizi perché in questi luoghi potrebbero verificarsi abusi, ne consegue logicamente che la videosorveglianza debba praticarsi ovunque vi sia il rischio teorico che qualcuno commetta un reato.

Dunque, numeri e fatti alla mano, perché non chiedere di ficcare telecamere anche dentro i bagni pubblici, dove qualcuno potrebbe trafficare droga o compiere abusi sessuali?
E che dire delle abitazioni private, dove -dati alla mano- si consumano quasi tutti i femminicidi? O magari di coloro che percepiscono una pensione d’invalidità: perché non riempire casa loro di telecamere, giusto per essere sicuri che non siano falsi invalidi?

2. Le telecamere si possono già mettere, se c’è il sospetto di reato

Se l’opinione pubblica è venuta a conoscenza di questi vergognosi episodi di maltrattamento è perché le telecamere sono appunto state messe nelle strutture. Ma ciò è avvenuto in seguito al formarsi di un sospetto di reato. Esattamente come per le intercettazioni telefoniche: non si intercetta la totalità della popolazione italiana per prevenire reati: si intercettano alcuni telefoni, se c’è il sospetto di reato. La sorveglianza preventiva è un’idea che viola ogni fondamento di Stato di diritto. 

3. Funzione deterrente?

Alla base del ragionamento c’è la convinzione che il sapere di essere ripresi da una telecamera funga da deterrente verso le maestre d’asilo o i dipendenti delle strutture per anziani: “se picchio vengo immortalato, quindi non lo faccio”. Il che, tuttavia, è molto discutibile. Le botte sono spesso figlie di raptus improvvisi, esplosioni di rabbia che difficilmente la ragione può controllare. Se dunque lo scopo è prevenire le percosse, è improbabile che questa proposta possa sortire qualche effetto (a meno che le telecamere che hanno in mente i forzisti non siano in grado di staccarsi dal muro e andare a bloccare la mano della maestra d’asilo o dell’infermiera d’ospizio).
Più in generale, è lungo l’elenco delle pene che l’umanità ha considerato “deterrenti efficaci” contro certi crimini, e che mai si sono rivelati tali. In molte parti del mondo per certi reati è prevista la pena di morte: eppure quei reati si continuano a commettere, solo -forse- pregando più forte di non essere scoperti.
Del resto, la non-soluzione della politica italiana in tema di sicurezza è sempre stata la solita: pene-più-severe. Pazienza se i risultati non arrivano: l’importante, nell’era della campagna elettorale permanente, è il fare qualcosa per potersene vantare -nei talk show e sui Social Network soprattutto-, in un tripudio di autocompiacimento. 

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