Grillo, Berlusconi: la colpa è degli ignavi, non degli oppositori

Grillo, Berlusconi: la colpa è degli ignavi, non degli oppositori

L’articolo seguente non è un comunicato ufficiale del Partito Pirata, ma un libero contributo di uno o più Pirati. Pertanto il suo contenuto non è attribuibile al Partito Pirata né è necessariamente condiviso da esso.

Egregio Direttore,
Lei, nel suo editoriale dello scorso 18 aprile, si chiede, a proposito del modus operandi degli anti-grillini:

Trattare gli avversari come idioti, puntare sull’anomalia del partito-azienda, gridare alla minaccia eversiva. Non ha funzionato la prima volta: perché dovrebbe funzionare la seconda?

La domanda è retorica, ma voglio fingere per un momento che sia reale e provare a darLe una risposta: non ha funzionato prima, e giustamente non funzionerà neanche stavolta, perché per ogni persona che grida, avverte e mette in guardia il popolo da rischi di derive autoritarie e grottesche, ce ne saranno almeno altre tre o quattro che minimizzeranno, faranno spallucce e rassicureranno sé stessi e gli altri. Dopotutto, se la gente li ha votati, tanto male non potranno essere, questi nuovi interpreti della volontà popolare.
Piaciuto il sillogismo?

E i tranquillizzatori si comportano così non tanto perché non condividono il pensiero degli allarmati, ma semplicemente perché, prima ancora di essere giornalisti/opinionisti/altro, sono pur sempre italiani, e in quanto tali antepongono il principio del quieto vivere a tutto il resto. I grillini -come i berlusconiani di allora- sono tanti e molto “osservanti”, e dunque inimicarseli è rischioso. Possono decidere di boicottare in massa un talk show televisivo, un giornale, un prodotto, perfino una prassi medica come quella del vaccino (con le conseguenze che tutti conosciamo).

Molto meglio, dunque, trattarli come normali attori dell’agone politico. Invitarli nei talk show con gli interlocutori a loro più graditi, lasciarli parlare senza degnarsi d’incalzarli quando illustrano il loro programma di politica estera basato sul ripristino della pace nel mondo, o quando rispondono come operatori di call-center.

Dopotutto, è assolutamente vero che questo è ciò che successe con Berlusconi. Le decine di leggi ad personam? Beh, ma in effetti anche la magistratura in Italia era malata di protagonismo. La continua apologia dell’evasione fiscale, i numerosi condoni? Beh però anche il fisco italiano effettivamente ha un atteggiamento troppo inquisitorio. Le gaffes internazionali, i personaggi in odor di mafia portati in Parlamento (Dell’Utri, Cosentino), le “cene eleganti”? Tutte ossessioni d’una opposizione bigotta e moralista, incapace di capire che con l’anti-berlusconismo non si va da nessuna parte.

In altre parti del mondo, manco a dirlo, funziona un po’ diversamente. Negli Stati Uniti, ad esempio, la stampa non ha smesso di trattare Donald Trump e i suoi supporters come ridicoli trogloditi, e infatti il pittoresco presidente non perde occasione per contraccambiare le gentilezze inveendo su Twitter.

Ma l’Italia non è l’America. L’Italia è il Paese in cui, nel 2003, Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi furono tacciati dal dal neo ri-eletto Berlusconi di aver fatto un “uso criminoso” della TV pubblica; e la dirigenza della Rai, anziché prendere il suddetto neo-rieletto Presidente a pernacchie e ricordargli che “TV pubblica” non vuol dire “TV del Governo di turno”, ne eseguì supinamente le volontà. Perché prima viene il quieto vivere, poi tutto il resto.

Del resto, è la classe dirigente italiana intera (intesa non tanto come politica ma come alta borghesia, classe imprenditoriale, burocrazia e ovviamente Chiesa Cattolica) ad aver sempre fatto così. Nella sua centocinquantenaria storia di gattopardismo d’alta scuola, la classe dirigente italiana si è adattata a tutto e a tutti (compreso Mussolini), e a tutto e tutti ha saputo sopravvivere. Riciclandosi continuamente, saltando da un carro del vincitore all’altro. E lasciando marcire chiunque avesse intenzioni di rottamazione.

L’apertura della Chiesa (intesa qui come istituzione, più che come ciò che ha in mente Papa Francesco) a Grillo, può sorprendere solo gli ingenui. Quella Chiesa che, nel corso della storia recente, si è fatta andar bene anche dittatori sanguinari, oggi guarda come tutti gli altri ai sondaggi, e si prepara ad adeguarsi anche al grillismo.

Esattamente come, a suo tempo, s’adeguò al berlusconismo.

Leonardo Zampi

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