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Sciacalli a piede Libero

Credevamo di averle viste e lette tutte (almeno in locandina), in quel grottesco Circo dei Mostri noto al grande pubblico come “giornalismo di destra”. Negli ultimi anni, Libero e “Il Giornale” ci avevano abituati a quasi tutto; campagne diffamatorie contro gli avversari politici del Padrone; notizie di comprovata falsità riesumate al solo scopo d’intimidire chiunque osasse criticare l’ex Premier; invettive forcaiole contro il mostro di turno (naturalmente compensate da abbondanti dosi di “garantismo” quando il presunto colpevole è un potente, un bianco, un italiano, un marò o qualunque altra categoria annoverabile tra i “buoni”). E ancora: titoli razzisti, misogeni, omofobi; illazioni, qualunquismo, editoriali che paiono trascrizioni di monologhi di ubriachi all’osteria. E questo solo per parlare delle versioni cartacee; per la parte web, si legga questo.
 
Oggi, tuttavia, gli sceneggiatori di Libero sono probabilmente riusciti a superarsi e raggiungere nuove vette artistiche, individuando i veri responsabili del disastro ferroviario pugliese: gli archeologi. E’ colpa degli archeologi, cioè -spiega l’acuto Mario Giordano- se 23 persone sono decedute giorni fa: “uno dei motivi” (nemmeno l’unico, si badi bene: uno dei motivi) per cui sono stati ritardati all’infinito i lavori per il raddoppio della tratta ferroviaria Andria-Corato” è il ritrovamento di alcuni reperti archeologici emersi durante l’operazione (prevista per legge) di indagine sulla persistenza archeologica.
 
Non pago di tale affermazione, Giordano fa anche lo spiritoso, citando tra virgolette alcuni termini tecnici copiati dalla relazione; termini di cui evidentemente ignora (come i suoi lettori) il significato, ma che suonano abbastanza astrusi da sottintendere che si tratti di cose irrilevanti.
 
Eccoli trovati, dunque, i veri colpevoli: gli archeologi.
Mica il fatto che in quella tratta si usasse ancora un sistema di sicurezza obsoleto e proibito altrove; e nemmeno il banale errore umano ammesso anche dal procuratore di Trani, o il fatto che le norme sulla sicurezza non siano omogenee a livello nazionale.
Ovviamente, la replica è arrivata a stretto giro da parte di Giuliano Volpe, Presidente del Consiglio Superiore BCP MiBACT.

    Il collega archeologo responsabile della VIArch-Valutazione di Impatto Archeologico, che viene indicato sul giornale e quasi trattato come un ‘mostro’, ha semplicemente fatto quello che normalmente si fa in tutti i progetti per opere pubbliche: ha segnalato la presenza di un sito di interesse archeologico. Sono queste le pratiche dell’archeologia preventiva, adottate in tutti i paesi civili, da anni vigenti nel nostro Paese e recentemente riviste nel nuovo Codice degli Appalti. Sono procedure che non bloccano i lavori ma che anzi li facilitano, rendendo compatibili la conoscenza e la salvaguardia del patrimonio culturale e la realizzazione di importanti opere pubbliche. Nello specifico i lavori per il raddoppio della linea ferroviaria Bari Nord non erano ancora andati in appalto e non certo per la segnalazione di un sito archeologico.

Archeologia preventiva che -è bene aggiungere- è nata proprio per evitare che la materia interferisca troppo con la costruzione delle opere: individuando in anticipo le aree di rischio archeologico (quelle in cui, cioè, è più alto il “rischio” di imbattersi in reperti archeologici), l’archeologo collabora con le aziende e la pubblica amministrazione, e suggerisce (ad esempio) percorsi per strade e autostrade più consone alla tutela del patrimonio.
 
E tuttavia, vale la pena chiedersi: siamo “semplicemente” di fronte all’ennesimo, grottesco titolo “alla Libero”, creato solo per dare un facile capro espiatorio in pasto alla folla (una folla sempre più abbrutita e incapace di comprendere ragionamenti appena complessi)?
Forse.
O forse c’è dell’altro.
Gli archeologi -e in generale i professionisti dei beni culturali- sono da sempre considerati dei “rompiscatole”, che arrivano e bloccano le opere perché ansiosi di tutelare “quattro sassi”. Quale migliore occasione, dunque, per rinfocolare tale odio, additandoli anche come assassini?
 
Eppure, i vari Mario Giordano d’Italia possono dormire sonni tranquilli. La loro idea che la ripresa economica si ottenga puntando sull’edilizia è condivisa anche dal Governo Renzi, che con l’accoppiata di “decreto Sblocca-Italia” + riforma Franceschini ha decisamente modificato lo scenario. I punti salienti dello Sblocca-Italia li aveva a suo tempo riassunti Tomaso Montanari:

    L’articolo 1 prevede che l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, nominato commissario per la realizzazione degli assi ferroviari Napoli-Bari e Palermo-Messina-Catania, possa condividere con le altre amministrazioni coinvolte non una bozza, ma un progetto finale. Nel caso che esse non siano favorevoli, egli potrà decidere se i pareri avversi siano ‘regolari’, e quindi se tenerne conto o meno. Un potere privo di qualsiasi freno e controllo: se occorrerà bucare una montagna piena di amianto o spianare una città antica, ebbene si potrà fare. E il principio è letale: una soprintendenza non potrà più respingere un progetto perché incompatibile con la tutela del territorio, e dovrà invece comunque accettarlo. L’articolo 5 stabilisce che si possano posare pali per reti a banda ultra larga senza autorizzazione preventiva: anche in aree vincolate paesaggisticamente. L’articolo 10 dimezza i tempi con cui valutare la pericolosità degli inceneritori. L’articolo 12 sancisce la fine della cosiddetta archeologia preventiva: d’ora in poi in caso di ritrovamenti (anche importantissimi) le soprintendenze non potranno più indicare come tutelare e valorizzare le scoperte, ma saranno costrette ad accettare le soluzioni proposte dalle ditte. Che è come chiedere alla volpe come desideri proteggere il pollaio.

La riforma Franceschini, poi, ha accorpato le Soprintendenze archeologiche a quelle delle Belle Arti e del Paesaggio, e le ha poste tutte e tre in Uffici territoriali diretti dai Prefetti (dunque alle dipendenze del Governo).
Dunque esultino pure tutti i proprietari di ville abusive, i palazzinari che vogliono costruire finti ospedali solo per incassare finanziamenti europei, o magari stadi per eventuali futuri Grandi Eventi (Olimpiadi di Roma?): gli archeologi di oggi non vi daranno più fastidio.
 
Quelli di domani, invece, con ogni probabilità rideranno di noi.