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Italicum, lo schiaffo ai cittadini

Italicum - foto Daniel Robert CC0 1.0

4 maggio 2015.

Il Parlamento si appresta ad approvare la nuova legge elettorale, denominata Italicum. Questa legge è l’ennesimo schiaffo che la politica di oggi rivolge ai cittadini. In un momento in cui la partecipazione alle tornate elettorali ha raggiunto i minimi storici, e in cui le stime più ottimistiche ritengono che ad eventuali prossime elezioni l’affluenza alle urne non supererebbe il 60%, viene promulgata una legge che regalerebbe il 55% dei seggi a partiti il cui consenso effettivo nel Paese “reale” sarebbe largamente minoritario.

Il degrado della politica partitica, la disaffezione dei cittadini alle vicissitudini dei partiti -tutti tesi solo alla propria sopravvivenza- ci stanno facendo scivolare verso l’uomo solo al comando.

Altre urgenze, create volutamente, fanno sì che passi in secondo piano uno dei cardini della nostra Costituzione, cioè il bilanciamento dei poteri.
In nome della governabilità stiamo assistendo al depotenziamento del Parlamento, all’abolizione della rappresentanza diretta e al Governo che, anziché limitarsi -come da Costituzione- ad essere organo esecutivo, si erge a legiferatore.
Stiamo assistendo alla demolizione graduale ma sistematica della nostra Costituzione, a colpi di fiducia.
Stiamo assistendo al palesarsi del principio che l’eletto deve fedeltà al partito e non agli elettori, devianza catastrofica già sperimentata il secolo scorso, con i risultati che non dovremmo dimenticare.

La democrazia rappresentativa così come la conosciamo è ormai da ritenersi superata; la soluzione però non è il sultanato, bensì l’esatto contrario, ossia un maggior coinvolgimento della popolazione nelle decisioni. E questo coinvolgimento oggi può avvenire soltanto attraverso la democrazia liquida, integrando cioè sia la democrazia rappresentativa che la democrazia diretta: quest’ultima infatti ha evidenti problemi di attuazione nel caso vengano coinvolti grandi numeri di persone, senza considerare poi che su alcuni argomenti specifici è meglio affidarsi a persone capaci e conoscitori della materia, piuttosto che esprimersi senza ragion veduta.
La democrazia liquida è esente da questi problemi: sta al cittadino stesso scegliere se esercitare il proprio potere politico in prima persona o se delegarlo ad un suo rappresentante di fiducia. Massima libertà di scelta in tutti i campi.

Il Partito Pirata rivendica, oggi più che mai, la drastica scelta di provare a far politica in maniera diametralmente opposta, utilizzando cioè il concetto di democrazia liquida, praticando la leadership collettiva per una politica in chiave di bene comune, rinunciando ad avere leader e assegnando tutto il potere decisionale a due Assemblee, una Permanente (perennemente attiva tramite Internet) e una Occasionale (effettuata in diverse città italiane), in cui tutti gli iscritti sono uguali e chiunque può proporre mozioni, emendare quelle altrui o delegare un proprio rappresentante. E in cui tutto ciò che rispetta il Manifesto dei Pirati è votato e democraticamente approvato o respinto, con regole e tempi certi per ciascuna fase delle operazioni.

Non possiamo quindi che essere fortemente contrari all’approvazione della nuova legge elettorale e invitiamo i cittadini alla partecipazione: il problema non è il potere politico, ma chi oggi lo esercita; la soluzione non è l’approvazione dell’Italicum, ma il coinvolgimento degli Italiani.

 

Questo testo è stato approvato democraticamente il 03/05/2015 dall’Assemblea Permanente del Partito Pirata e ha validità immediata.