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TTIP: chi ci guadagnerebbe?

Transatlantic Trade and Investment Partnership: parliamo di un accordo commerciale che, cercando di abbattere le barriere non tariffarie, metterà in discussione gli standard più elevati (siano essi europei o americani) in tema di tutela di ambiente e consumatori, diritti dei lavoratori, stabilità finanziaria, per non parlare dell’ISDS, un tribunale privato in cui gli stati possono solo pareggiare o perdere.

 

Tutto questo perché? Perché si prevede che in questo modo potremmo aumentare il PIL europeo dello 0,5% nell’arco di 15 anni?! Attenzione: non stiamo parlando di +0,5% di aumento ogni anno. Stiamo parlando di +0,5% in quindici anni!

Queste previsioni tra l’altro provengono da studi commissionati dai promotori dell’accordo, e sono basate su modelli che sono ora considerati inappropriati per questo genere di calcoli.

 

Altre analisi che utilizzano modelli più aggiornati danno previsioni negative.

Queste analisi ci parlano di un aumento della disoccupazione, della diminuzione del reddito dei lavoratori, di un’Europa più disgregata e più vulnerabile ai problemi economici degli Stati Uniti.

http://ase.tufts.edu/gdae/Pubs/wp/14-03CapaldoTTIP_ES_Italian.pdf

Effetti a lungo termine del TTIP

 

Ma facciamo finta per un attimo che le previsioni dei promotori del TTIP siano corrette.

Anche in questo modo, se guardate cosa c’è sui due piatti della bilancia non dovrebbe esserci storia: non si capisce neanche perché qualcuno dovrebbe prendere seriamente in considerazione quest’idea.

Così poco da guadagnare, così tanto da perdere.

 

Dunque da chi è spinto questo accordo insensato, promosso dai nostri governanti come essenziale per il nostro futuro?

Perché si danno tanto da fare per cifre così basse? Vediamo…

 

Chi beneficerà di questo accordo? I manager e gli azionisti di alcune grandi aziende, gli studi legali che si occupano di dispute per l’ISDS, alcuni settori circoscritti dell’economia, alcune aziende che sapranno vendersi bene oltre l’oceano.

 

Chi ci rimetterà? I “comuni mortali”, lavoratori, piccole e medie imprese, artigiani, agricoltori, insomma la stragrande maggioranza della nostra società.

 

Quindi ecco svelato il “movente”: quello che cambia è la distribuzione del reddito!

La torta della nostra economia non diventa più grande. Quel che succede è che a noi ne tocca una fetta sempre più piccola, mentre a chi gestisce le società che traggono maggiore beneficio dal TTIP spetta una fetta ancor più grande.

 

Non trovando nuovi modi per far crescere i propri profitti, cercano per l’ennesima volta di farlo a spese della classe media e delle classi meno abbienti!

La strada per un’economia ed una società più giuste forse non è ancora ben tracciata, ma di sicuro non passa dal TTIP.

 


 

Fai sentire anche la tua voce, scrivi ai parlamentari europei che ti rappresentano e chiedigli di dimostrare da che parte stanno prima che sia tardi! http://stop-ttip-italia.net/ttiptuesday

 

La campagna STOP-TTIP promuove in tutta Italia iniziative informative e dimostrazioni contro l’accordo.

Per dare una mano o chiedere maggiori informazioni cerca il comitato a te più vicino o segui gli sviluppi della campagna su http://stop-ttip-italia.net.

 

Prossimo importante appuntamento il 18 aprile 2015, giorno in cui si stanno organizzando dimostrazioni a livello globale contro accordi come TTIP, TISA, CETA, TPP, all’insegna dello slogan “Le persone ed il pianeta prima dei profitti”.

Informati qui: http://stop-ttip-italia.net/18-aprile-2015-giornata-mondiale-di-mobilitazione