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#14N > Pirati verso lo #scioperosociale

Il 14 novembre scioperiamo! E invitiamo tutti a farlo per 24 ore.
Sarà uno sciopero del lavoro dipendente e del lavoro precario, di quello autonomo e della formazione. Sarà uno sciopero metropolitano, meticcio, digitale e dei/dai generi.

Questo sciopero sociale, convocato in tutte le città del nostro Paese vuole essere un ulteriore passo per ricostruire la possibilità di una comune capacità di agire attraverso una rete di connessioni in una fase politica nella quale è d’obbligo mutare e innovare le pratiche per coinvolgere ed aggregare soggettività fluide e frammentate.
Per costruire un agire politico adeguato all’attacco ai diritti, alla democrazia e al welfare iniziato da molti anni a questa parte ma portato a compimento dal Governo Renzi.

Sciopero ‘sociale‘ per comprendere anche chi il diritto allo sciopero non ce l’ha, in una fase in cui la precarietà è sempre più diffusa e le possibilità di lavoro sempre più ridotte. Una fase in cui è necessario reinventare lo sciopero con nuove forme contro la frammentazione del mondo del lavoro e l’isolamento delle persone.

Sappiamo quanto sia difficile oggi scioperare.
Ma sappiamo anche che stare fermi ora vuol dire perdere (o quasi) la possibilità di lottare domani.
La riforma del mercato del lavoro del governo Renzi renderà il lavoro sempre più ricattabile, servile, povero.
Contro tutto questo dobbiamo alzare la testa, prendere parola, resistere.

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Striker Pirata – avatar

Il Partito Pirata aderisce allo sciopero del 14 novembre e al percorso da scrivere collettivamente in uno spazio comune per la difesa dei diritti per una vita dignitosa e libera da paure esistenziali.
Uno sciopero da portare anche in rete per dar voce, attraverso nuove forme di partecipazione, a chi non ha la possibilità di farlo attraverso la forma tradizionale.
La rete quale spazio digitale dove lo sfruttamento del lavoro degli “arruolati” per la produzione di hardware, infrastruttura e software si realizza attraverso metodi tradizionali (contratti atipici, saltuari, precariato, delocalizzazione, …), attraverso la separazione fisica dei lavoratori (telelavoro) che operano prevalentemente nel software e nei servizi.
Uno sfruttamento che in questo ambito passa anche attraverso l’obbligo di perenne formazione, spesso non retribuita, alla quale le tecnologie digitali costringono.
Ultima frontiera lo sfruttamento dei dati personali, testi e media di tutti gli utenti inconsapevolmente arruolati in forma gratuita per la produzione di contenuti e veicolazione di flussi informativi nei social network per arricchire il calderone dei big data.
Una produzione immateriale che nasce dalla vita attiva e si riversa in quella digitale dove la partecipazione di molti si trasforma così in profitto per pochi.
Una forma di sfruttamento svincolata da qualunque forma retributiva che rende obsoleti i modelli di analisi del mondo del lavoro: salario, orario, produttività individuale. Un motivo in più, oltre alla riduzione fisiologica della disponibilità di posti di lavoro, che rende indispensabile parlare oggi di reddito di esistenza.

Ultima considerazione, ma non per questo trascurabile, di come questa attività diffusa di movimentazione di flussi informativi generi un ulteriore valore aggiunto per chi ne ha il dominio, quello di poterla sfruttare anche come nuova frontiera di controllo sociale (grazie Edward Snowden).

Tweetstorm 13 Novembre 2014 alle ore 21:00
[Per sapere come fare vai a “TwitterStorm #14n – HowTo”]

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