Analisi e approfondimenti

L’industria culturale vuole rivoluzionare il web. E’ reciproco.

Apprendiamo oggi che il Sig. Polillo, editore e presidente di Confindustria Cultura Italia, ha deciso di esprimere al mondo quella che è la sua concezione di web in questo recente articolo apparso online, sul sito ufficiale di Laura Boldrini. E probabilmente, non solo la sua.

Mai lettura è stata più dolorosa, dell’apprendere che qualcuno preferisca anteporre gli interessi economici di pochi ai diritti di molti. Ma il culmine del dolore sfocia nel momento in cui il web viene considerato al pari di una qualsiasi Azienda, al pari di un qualsiasi mercato economico, in un’ottica meramente finanziaria orientata al profitto. Profitto, inutile dirlo, generato ai danni di tutti.

C’è troppa mistificazione, in tutto questo. Si tratta di un attacco frontale atto a sminuire chi, come noi, il web lo difende a spada tratta. Vogliono etichettarci come difensori di non si sa quale potente lobby economica inesistente, quando in realtà gli unici a trarre profitto da possibili limitazioni del diritto all’espressione dei netizens sono proprio quelle Aziende rappresentate dalla Confederazione.

Non esistono “produttori di cultura”, la cultura deve essere di tutti. Non esiste il “furto di film” o di qualsiasi altra opera intellettuale digitale, ne esiste la condivisione su larga scala. L’avvento di Internet ha cambiato molte cose, ma quello che molti non hanno ancora realizzato è che il web può essere un enorme propulsore per l’economia. Il problema è l’approccio.

La cultura non ha bisogno di essere creata, veicolata, plasmata a misura di conto corrente. La cultura ha bisogno di essere diffusa e condivisa a titolo gratuito, generando interesse mediatico ed attenzione, per poi essere eventualmente monetizzata tramite canali alternativi. La cultura è il nostro passato, il nostro presente, e vogliamo che sia anche il nostro futuro. Ma in un mondo nel quale l’informazione viaggia in tempo reale, che senso ha cercare di applicare ragionamenti capitalistici che nulla hanno a che vedere con il concetto stesso di cultura? Che senso ha proporre al pubblico prodotti che non desiderano a prezzi poco appetibili, quando si potrebbe abbracciare il crowd-funding per fornire loro ciò che desiderano alla giusta cifra?

L’industria dei contenuti “vittima” del 2.0 non ha saputo adeguarsi a quello che è lo spirito libero, un po’ anarchico, del web. Non ha saputo capire che per attuare quella “transizione” dal reale al virtuale di cui si parla, bisogna rivedere i fondamenti stessi di un sistema capitalistico che non tiene conto degli interessi dell’utente finale. E quella stessa industria oggi è lì, alla porta, pronta a sfondarla ed a fare irruzione per arrestare tutti coloro che hanno scelto la Rete come casa: godendo nel privare la gente della loro felicità.

E visto che, a dire di altri, la nostra è una posizione “di assoluto dominio nel mondo del web”… lasciatecelo dire, in conclusione, evidentemente non siamo gli unici a pensarla così. Là fuori è pieno di Pirati che inconsapevolmente militano nel perseguire i nostri stessi obiettivi. Ed è solo grazie a loro che oggi possiamo scrivere la presente risposta in quello che consideriamo essere un angolo di utopia, ci rattrista solo vedere che altre persone invece di godersi le infinite possibilità di tutta questa tecnologia pensano invece ad inseguire una gioia effimera e decisamente egoista.

Credits foto: Flaviohmg