Analisi e approfondimenti

La nuova caccia alle streghe

4 Febbraio 2014
La notizia si sussegue rapida e in questi giorni sta dando molta visibilità ad un fenomeno che, purtroppo, ha radici antiche.
Sembra essere tornati al medioevo eppure siamo ai giorni nostri.
Dal 7 febbraio 2014 avranno il via le olimpiadi di Sochi in Russia.
Atleti di varie nazionalità metteranno in campo la propria preparazione e non avrà di certo valore il loro orientamento sessuale.
Mentre gli atleti saranno concentrati sulle varie prove da affrontare in Russia si cerca di sfruttare l’attenzione mediatica di questi giorni e porre l’attenzione su chi continua a vivere nella paura e a morire di omofobia.
Oltre 400 gruppi ed oltre 200 mila persone combattono e ostacolano le comunità LGBT. Vere e proprie bande del terrore che si suddividono il territorio alla ricerca di quelli che per loro non hanno diritto di esistere ma vanno solo liquidati, eliminati, estirpati.

Li considerano malati, perversi, una vergogana della patria da confinare assolutamente e con tutti i mezzi possibili offrendo anche una ricompensa a chi ne segnala uno ai gruppi del terrore.

Ma nel resto del mondo la situazione non è molto diversa.
In India essere gay è di nuovo reato. Lo ha stabilito la Corte Suprema ribaltando di fatto la depenalizzazione che era stata definita dal tribunale di New Delhi nel 2009 e adesso chi infrange la legge rischia fino a 10 anni di carcere.

In Afghanistan la pena è la lapidazione. In Iran l’impiccagione. In Africa si passa dalle frustate alla pena di morte.

Ma l’omofobia non miète vittime solo oltre i nostri confini.
In Italia le associazioni di settore presentano dati allarmanti con oltre 20 mila richieste d’aiuto da adolescenti e non allontanati, derisi, vessati nelle scuole e nei posti di lavoro.

Servizi di assistenza:
http://www.gayhelpline.it
http://www.digayproject.org/Servizi/servizi.php?m=6&l=it
http://www.arcigay.it/servizi-e-assistenza

Ma se in 20 mila hanno avuto il coraggio di chiedere molti altri non ce la fanno e subiscono in silenzio oppure sfiniti e disperati scelgono semplicemente di farla finita credendosi “colpevoli e malati”.

Amare NON è una malattia.
Amare NON è reato.

Millypro