Analisi e approfondimenti

Nuovi arrivi a Lampedusa: sbarcano i diritti umani

Lampedusa piccola isola spesso vista come terra di confine, terra di nessuno, teatro di eventi drammatici.

In quella stessa isola che più volte ha visto arrivare sulle proprie coste la disperazione e la ricerca di una nuova vita in questi giorni arrivano nuovi sbarchi. Arrivano le associazioni, le persone, i migranti che su quell’isola ci sono passati e hanno ancora vivo il ricordo del loro viaggio per la definizione della Carta di Lampedusa“.

Dal 31 Gennaio al 2 Febbraio 2014 un processo di formazione e partecipazione dal basso ha portato a riunirsi a Lampedusa tutti coloro che lottano per i diritti umani. Per il diritto alla vita, per il diritto ad avere una speranza futura, per il diritto a potersi muovere liberamente nel mediterraneo sempre più militarizzato da governi sempre più concentrati nella limitazione del fenomeno migratorio piuttosto che in politiche di accoglienza e inclusione.

Una carta che vuole ridefinire il termine di confini, che pone l’attenzione sui diritti umani e sulla necessità di rivedere assolutamente le procedure in essere sul tema migranti che hanno solo condotto a politiche limitanti, a reclusioni, a nuovi casi di esseri umani inghiottite dal mare e dimenticati.
Così come sono dimenticate le ragioni che alimentano le migrazioni e di cui siamo tutti responsabili.
Esseri umani che scappano. Semplicemente si scappa da un ipotetico domani in cui l’unica cosa certa è la paura. Paura di non avere un futuro, paura della guerra, della miseria, paura di non riuscire semplicemente ad esistere.
Una carta che vuole cancellare la differenza dei diritti riconosciuti soltanto a chi risiede in un determinato territorio.
A Lampedusa si incontrano le realtà locali e internazionali per risvegliare le coscienze su un tema che troppo spesso si tinge di rosso come il sangue delle oltre 20 mila vite in cerca di un futuro inghiottite dal mare nell’ultimo ventennio.

Sull’isola anche la rappresentanza del Partito Pirata italiano da sempre a favore dei diritti umani e che si pone in prima linea affinché l’essere umano non sia considerato illegale e venga riconosciuta la cittadinanza a quei migranti che hanno scelto il nostro paese e che abbiano fondato in Italia le basi della propria esistenza.

Un tempo eravamo noi che salpavamo verso la “terra promessa” americana e figuravamo nei cartelli “vietato l’ingresso ai cani e agli italiani”.
Un tempo eravamo noi i migranti. Ma l’abbiamo dimenticato.