La fine della neutralità della rete e perché non è sorprendente

La fine della neutralità della rete e perché non è sorprendente

31 gennaio 2014 Michael Wartenbe

Ultimamente la Net Neutrality negli Stati Uniti potrebbe essersi schiantata contro un muro quando la Corte d’appello per il circuito del distretto di Columbia colpito la capacità della FCC (Federal Communications Commission) di far rispettare le regole contro la discriminazione e le regole anti- blocco agli ISP. Su Internet è stata giustamente espressa paura e ansia che gli ISP ora potranno sfruttare questa occasione per aumentare i profitti limitando la velocità dei siti web che non pagano, o anche limitando tutte le attività bittorrent per arrestare la pirateria. Tuttavia, questo risultato non avrebbe dovuto essere una sorpresa per nessun e, invece, è stato uno shock per alcuni. Nonostante i forti movimenti da parte del pubblico per mantenere internet libera e aperta il lobbismo delle aziende e le commistioni con il governo possono lasciare la popolazione stanca, cinica, ed esausta. Questo si può notare ad esempio con il movimento di massa che si era attivato per fermare SOPA, che poi si è scoperto che tali norme sono state portate nei negoziati segreti TPP, contro i quali c’è stata una reazione relativamente debole. Per la neutralità della rete ci troviamo tra l’incudine e il martello, dovendo scegliere tra uccidere la neutralità della rete, consentendo così profitto agli avidi ISP che possono stabilire diverse velocità di accesso ai vari servizi, o consentire un governo corporativo con poteri assoluti di regolamentazione che potrebbero poi essere usati contro un Internet aperto e libero.

Mentre la perdita di neutralità della rete e permettere agli ISP di limitare la velocità a loro piacimento (e profitto) è ovviamente una pessima opzione per il pubblico, alcuni avvertono che il terzo attore in questo caso, la FCC, deve essere considerata meticolosamente e con cautela. Secondo questa interpretazione, mentre la FCC potrebbe aver perso la capacità di far rispettare la neutralità della rete, gli sono stati assegnati altri poteri che saranno in grado di evitare sentenze dei tribunali. Come ha ammonito l’EFF, mentre la capacità della FCC di far rispettare la neutralità della rete è ovviamente necessaria e buona, i poteri governativi di effettuare tale moderazione potrebbero, in futuro, essere utilizzati per imporre censura, come è stato fatto nella Gran Bretonia.

Perché preoccuparsi di un “cavallo di Troia” da parte dell’agenzia che stava combattendo anche per la neutralità della rete? La risposta arriva nel nostro rapporto attuale tra governo, imprese, e il pubblico. Un ruolo del governo è quello di moderare i rapporti in modo che le aziende non possano approfittare del pubblico (può trattarsi di monopoli, inquinamento dell’acqua, o limitare asimmetricamente le informazioni a scopo di lucro, come nel nostro caso). Questo ruolo ha trovato il suo apice dopo la Grande Depressione, quando il pubblico capì che ciò che andava bene per John D. Rockefeller e JP Morgan non era necessariamente un bene per la società. Tuttavia, questo ruolo e il rapporto ha cominciato a cambiare intorno al 1980, come ci siamo spostati all’economia “dell’offerta”, che significava il ruolo del governo sarebbe quello di sostenere le imprese (fornitura) piuttosto che consumatori (la domanda).

Possiamo ringraziare questa relazione per la monopolizzazione dei “vincitori” del caso guridico della scorsa settimana – gli ISP e le industrie del copyright. La ragione per cui tutti i campioni d’incassi provengono dalle stesse sei corporazioni o perché tanti hanno solo la scelta tra Comcast o ATT come ISP è dovuta all’economia dell’offerta. In passato queste industrie sarebbero stati colpite con cause anti-trust. Invece, nelle economie internazionalizzate di oggi Washington ha bisogno di loro per essere redditizia e competitiva. Con le élite della politica e degli affari così legate insieme era quasi inevitabile un tale risultato contro la neutralità della rete. Il rapporto è impostato in modo che le perdite vanno al pubblico e i guadagni vanno all’industria e agli azionisti, e dopo tutto, ciò che è bene per la MPAA è buono per l’America.

Dopo tre decenni di governo che hanno favorito le preoccupazioni delle imprese rispetto al pubblico per molti non è uno shock che si sia verificata una tale sentenza contro la neutralità della rete. Né dovrebbe essere uno shock che aumentare il potere dell’FCC deve essere fatto solo con cautela e sotto un occhio vigile. Bloccato tra l’incudine (business) e il martello (governo pro-business) era solo una questione di tempo che le cose sarebbero andate male. La maggior parte dei (vecchi) americani ignorano del tutto la questione della libera informazione. Sono cresciuti in un momento in cui la radio e la televisione erano già centralizzate. Sono le giovani generazioni che capiscono meglio come possano esserci vantaggi dalla informazione libera e decentrata. Con i soldi e il potere schierati contro di noi dobbiamo combattere il nostro insito cinismo e scandalizzarci sempre e adirarci per tali esiti indipendentemente da quanto possano essere prevedibili.

L’articolo in inglese sul Pirate Times: THE END OF NET NEUTRALITY AND WHY IT IS NOT SURPRISING

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailFacebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Flattr this!