Analisi e approfondimenti

Il divorzio tra politica e potere? Lo risolvono i pirati

3 novembre 2013
Potere e politica non viaggiano più insieme e una politica che non ha possibilità di azione è condannata a morire.
Il padre della “modernità liquida”, Zygmunt Bauman, individua in questa scissione la crisi della politica contemporanea, schiava di un potere economico che si impone globalmente. Un potere globale e sovranazionale, l’economia e una politica locale e impotente. http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/10/09/bauman-web-promuove-democrazia-finora-pero-non-ci-sono-risultati/738716/

Come uscire da questa impasse? La rete è il luogo dove si sperimentano nuove forme di democrazia e dove nasce il partito pirata. Verrebbe da chiedersi come può un partito essere una soluzione se si stanno mettendo in discussione proprio le attuali forme di governo, partiti e parlamenti, ma noi stiamo parlando di un partito che provoca già con la scelta del nome: piratare i partiti e inaugurare nuovi modi di fare politica, dare forma ad una nuova visione del reale, queste sono le premesse.

Ora viviamo un momento di transizione in cui il vecchio decade e il nuovo non ha ancora una forma, è il momento delle sperimentazioni. Non è possibile rifiutare il vecchio, ma è a partire da esso, insinuandosi nel sistema come forza innovatrice, che lo si può cambiare.

Quello pirata è un movimento che nasce nella rete, luogo che più di ogni altro riesce ad andare oltre le frontiere nazionali che ci stanno sempre più strette. E’ sovranazionale dalla nascita e, connettendo singolarità sparse per il mondo, crea una realtà prima sociale, poi politica. La rete come nuova agorà, luogo delle antiche democrazie dirette che oggi si fanno più “liquide”, tornando ad un termine vicino a Bauman. Una nuova rete sociale internazionale che nasce dal basso sfruttando le nuove tecnologie non può che trasformarsi in nuovo potere politico, questa volta in grado di affrontare il mostro dell’economia che tiene in scacco l’attuale politica.

I pirati sperimentano nuove forme di organizzazione e autorganizzazione e sono proiettati verso nuovi modelli di economia, nuovi paradigmi che possono nascere solo a partire da una nuova visione dell’esistente, del suo rapporto con il lavoro e il reddito.