Reclamo all’ordinanza contro PIRATEPARTY.IT e MARCO MANUEL MARSILI

Reclamo all’ordinanza contro PIRATEPARTY.IT e MARCO MANUEL MARSILI

TRIBUNALE DI MILANO

Sezione specializzata per la proprietà industriale ed intellettuale

 

Il Tribunale in composizione collegiale, nella persona dei seguenti magistrati:

Dott.ssa Marina Anna Tavassi

Presidente Dott. Claudio Marangoni

Giudice Rel. Dott.ssa Alima Zana Giudice

ha pronunciato la seguente ordinanza nel procedimento ex art. 669 terdecies c.p.c. iscritto al N. 27402/2012 R.G. promosso da:

nel ricorso ex art. 669 terdecies c.p.c. proposto da PARTITO PIRATA – Pirateparty.it e da Marco MARSILI nei confronti dell’ASSOCIAZIONE PARTITO PIRATA in relazione all’ordinanza cautelare depositata in data 30.3.2012.

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1. L’ordinanza oggetto del reclamo ha ordinato alle parti reclamanti la cessazione dell’uso in ogni forma e contesto dei nomi Partito Pirata, Pirateparty e/o Pirate Party anche quale dominio internet ed ha inibito alle stesse qualsiasi utilizzo del segno grafico della vela rigonfia verso destra inserita in un cerchio, imponendo altresì penali per violazioni delle inibitorie così adottate.

Premesso che il primo giudice non si sarebbe pronunciato sulla domanda svolta in via riconvenzionale dalle resistenti in primo grado circa la decadenza per non uso dei segni dell’associazione ricorrente, le reclamanti hanno riproposto dinanzi al Collegio le loro argomentazioni circa il fatto che l’ASSOCIAZIONE PARTITO PIRATA non avrebbe in realtà mai svolto attività propriamente politica, quanto piuttosto di sola natura culturale in relazione a discussioni e prese di posizione relative alla tutela delle libertà digitali e in tema di copyright, e che pertanto nessuna confusione avrebbe potuto effettivamente prodursi tra le contrapposte parti e né pertanto pregiudizio alcuno.

Richiamavano quindi le differenze tra i contrapposti segni che dovevano escludere ogni effettivo profilo di somiglianza, tenuto conto che non si potrebbe ritenere sussistere affinità tra le attività rispettivamente svolte dalle parti. Sottolineavano quindi che il PARTITO PIRATA – Pirateparty.it aveva partecipato alle elezioni amministrative del maggio 2012 con proprie liste e con il proprio contrassegno – a differenza della controparte che mai aveva partecipato ad alcuna tornata elettorale – senza alcuna contestazione da parte della competente commissione elettorale circondariale quanto all’ammissibilità di tale contrassegno, sicchè anche in virtù del rapporto di specialità che sussisterebbe tra specifica normativa elettorale e norme generali in tema di marchi nonché dei principi generali e costituzionali propri del legittimo esercizio dell’elettorato nessun impedimento poteva essere frapposto dalla parte reclamata all’attività del PARTITO PIRATA – Pirateparty.it.

Si è costituita nella presente fase di reclamo l’ASSOCIAZIONE PARTITO PIRATA richiamando i fatti che aveva dedotto nel suo originario ricorso e rilevando che le parti reclamanti continuavano ad utilizzare i segni oggetto dell’inibitoria cautelare. Affermato il deludente esito delle elezioni amministrative registrato dalle liste presentate dalle parti reclamanti, hanno chiesto la conferma del provvedimento reclamato in relazione alla lesione dl diritto al nome, all’immagine ed all’identità personale dell’associazione in ragione dell’indebito uso della sua denominazione da parte delle reclamanti e del suo segno distintivo determinante inganno e confusione per il pubblico in ragione delle differenti e contrastanti posizioni delle parti circa i temi attinenti al diritto d’autore.

Ha rilevato altresì che le attività in ambito elettorale poste in essere dalle reclamanti erano successive alla notifica dell’originario ricorso cautelare e dunque non potevano essere assunte a fondamento del loro preteso diritto ad utilizzare la denominazione contestata e ha ribadito che anche l’ASSOCIAZIONE PARTITO PIRATA aveva svolto attività politica ma che per effetto della particolare normativa – non essendo essa presente nel Parlamento nazionale – non aveva titolo per contestare la presentazione del contrassegno elettorale eseguito dal PARTITO PIRATA – Pirateparty.it, ciò comunque non escludendo l’illegittimità della condotta delle reclamanti. Concludeva dunque per il rigetto del reclamo.

 

2. Le doglianze delle parti reclamanti risultano sostanzialmente incentrate sul fatto che l’ASSOCIAZIONE PARTITO PIRATA non avrebbe mai svolto attività politica, ma al più attività culturale, così venendo meno nella fattispecie ogni fondamento della tutela al suo nome ed alla sua identità nei confronti delle reclamanti che è stata invece riconosciuta dal primo giudice.

Tale tesi in effetti pare fondarsi su di una artificiosa delimitazione del concetto di attività politica, in quanto relegata e circoscritta alla sola attività che attiene al perseguimento di fini generali – quali la politica fiscale, pensionistica, del welfare, dello sviluppo del Paese (v. memoria di costituzione nella prima fase del giudizio da parte delle odierne reclamanti, penultimo capoverso della pag. 5) – e rivolta alla partecipazione a competizioni elettorali.

L’ampia documentazione prodotta in atti dall’ASSOCIAZIONE PARTITO PIRATA dimostra invece come l’attività di essa sia incentrata sui temi della libertà di espressione con particolare riferimento alla rete telematica mondiale, dei limiti e della funzione della proprietà intellettuale, intervenendo con costanza e puntualità su tutti gli avvenimenti ed i temi attinenti a tali ambiti e, più in generale, ai rapporti tra gli utenti della rete e le istituzioni quanto al mantenimento ed allo sviluppo delle nuove possibilità di espressione democratica aperte dalla diffusione di internet rispetto alle misure legali che i vari governi progettano di applicare per regolamentare l’uso della rete telematica.

Appare del tutto evidente che tale tematica involge direttamente il terreno della politica utilizzando le più varie forme di comunicazione disponibili, intendendosi così più propriamente come avente contenuto politico quella attività che – anche ove si concentri su questioni specifiche – si propone di influenzare e di orientare l’attività delle istituzioni e di promuovere la sensibilizzazione dei cittadini al fine di sostenere e diffondere opinioni e proposte anche di tipo legislativo (v. in particolare il Programma del Partito Pirata, in doc. 2 fasc. ric. della prima fase).

Che l’ASSOCIAZIONE PARTITO PIRATA abbia svolto la sua attività in tale contesto e con tali modalità appare del tutto chiaro dalla documentazione prodotta in atti, che oltre a dimostrare la partecipazione dell’associazione stessa anche a varie competizioni elettorali mediante l’appoggio a singoli candidati di altre liste (v. docc. AS, AT, AU, AV, AZ, BA fasc. reclamata fase di reclamo) evidenzia altresì anche l’infondatezza della tesi sostenuta dalle reclamanti secondo le quali l’attività di tale associazione sia stata relegata ad un ambito puramente locale. A smentita diretta di tali affermazioni possono infatti essere richiamati gli articoli pubblicati su organi di informazione a diffusione nazionale in relazione ad iniziative dell’ASSOCIAZIONE PARTITO PIRATA o a opinioni diffuse su organi di comunicazione non aventi mero ambito locale dai suoi dirigenti rilevabili in atti (v. ad esempio docc. 4, 4 bis, 5, 6, 7, 10, 12, 13, 44 fasc. ric. nella prima fase). Risulta altresì documentale che detta attività si è sviluppata in epoca anteriore al 2011 – epoca in cui si è costituita la reclamante PARTITO PIRATA – Pirateparty.it – mentre appare altresì evidente la diversità di posizioni tra le contrapposte parti proprio in particolare sui temi della libertà digitale.

 

3. In tale contesto deve dunque essere confermata la valutazione del primo giudice riguardo il positivo riscontro dei presupposti della tutela del diritto al nome ed all’identità personale dell’ASSOCIAZIONE PARTITO PIRATA, ente costituitosi nel 2006 in ragione degli evidenti profili confusori derivanti dall’adozione della pressochè identica denominazione da parte del PARTITO PIRATA – Pirateparty.it che consentono di ritenere integrato il pregiudizio alla corretta ed univoca rappresentazione esterna della propria identità dell’associazione che per prima ha iniziato la sua attività, sia esso riferito al diritto all’uso esclusivo della propria denominazione che alla corretta percezione da parte di terzi delle posizioni e degli orientamenti dell’associazione stessa quale elemento essenziale della propria identità.

 

4. Quanto al segno distintivo della vela gonfia verso destra racchiusa in un cerchio, la sua tutela quale segno distintivo di fatto ai sensi del codice della proprietà industriale deve essere riconosciuta in favore dell’ASSOCIAZIONE PARTITO PIRATA, posto che le odierne reclamanti non ne hanno contestato l’uso anteriore da parte dell’originaria ricorrente, limitandosi ad eccepire l’intervenuta decadenza per non uso che discenderebbe dal fatto che l’ASSOCIAZIONE PARTITO PIRATA non avrebbe mai svolto attività politica.

L’infondatezza di tale tesi è già stata innanzi confermata e dette argomentazioni devono essere qui riproposte anche per tale profilo della vicenda. Né maggiormente fondata risulta l’allegazione delle reclamanti circa una pretesa diversità tra i segni distintivi delle contrapposte associazioni che dovrebbe escludere ogni rischio di confusione. Invero, appare evidente che il PARTITO PIRATA – Pirateparty.it utilizza esattamente lo stesso segno distintivo della nave con la vela gonfia, nel senso che tale disegno risulta del tutto identico a quello utilizzato dall’ASSOCIAZIONE PARTITO PIRATA e pertanto la sua associazione con elementi grafici diversi ma comunque evidentemente rivolti al richiamo della simbologia tradizionalmente attribuita alla pirateria cui entrambe le associazioni si richiamano non consente di introdurre alcuna effettiva forma e modalità di differenziazione tra detti segni.

 

5. Può altresì osservarsi che anche le doglianze delle reclamanti quanto alla mancata considerazione della domanda riconvenzionale da esse svolta nella prima fase e in questa sede riproposta non possono essere accolte. Se in effetti il tema della presunta decadenza per non uso sembra piuttosto essere stato introdotto quale eccezione rispetto alla tutela richiesta dall’allora ricorrente della sua denominazione e del suo segno di fatto, tali argomentazioni risultano comunque logicamente superate ed assorbite dalla valutazione di insostenibilità della tesi che vorrebbe delimitata l’attività dell’ASSOCIAZIONE PARTITO PIRATA al solo ambito strettamente culturale.

 

6. Del tutto irrilevante appare altresì l’ampio richiamo svolto dalle reclamanti alla partecipazione del PARTITO PIRATA – Pirateparty.it alle recenti elezioni amministrative. La circostanza che il nome ed il contrassegno di tale associazione siano stati ammessi alla competizione elettorale non influisce in alcun modo sulla valutazione affidata al giudice civile quanto alla tutela del nome e dell’immagine di un ente associativo né rispetto all’applicazione della normativa in tema di segni distintivi, ponendosi dette forme di tutela su di un piano del tutto diverso dalla normativa che presiede al corretto svolgimento delle operazioni elettorali ed agli specifici presupposti e finalità cui essa è preposta a garantire.

 

7. Il reclamo deve dunque essere respinto e le relative spese devono essere poste a carico delle parti reclamanti, così come specificato in dispositivo. P.q.m. visto l’art. 669 terdecies c.p.c.:

1) respinge il reclamo avanzato da PARTITO PIRATA – Pirateparty.it e da Marco MARSILI nei confronti dell’ASSOCIAZIONE PARTITO PIRATA avverso l’ordinanza cautelare depositata in data 30.3.2012;

2) condanna le parti reclamanti in solido tra loro al rimborso delle spese della fase di reclamo in favore della parte reclamata, liquidate in € 4.200,00 (di cui € 200,00 per spese, € 500,00 per diritti ed € 3.500,00 per onorari) oltre oneri di legge e rimborso spese ex art. 14 T.F.

Così deciso in Milano, nella camera di consiglio del 28 giugno 2012.

Il Presidente Marina Anna Tavassi

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