Storia

 

Il Partito Pirata Italiano nasce per volontà di un gruppo di attivisti iscritti alla mailing list “no1984.org”.

La mailing list prende nome ed ispirazione dal romanzo “1984” di George Orwell, che fantastica d’un futuro prossimo appunto l’anno 1984 , il romanzo è stato scritto nel 1948, in cui la Terra è suddivisa in tre grandi Stati perennemente in guerra tra loro al solo scopo di mantenere il controllo totale sulla società.

In Europa, uno dei tre Stati nel romanzo di Orwell, la società è amministrata secondo i principi del Socing, nella Neolingua imposta dal Governo è il socialismo inglese, e governata da un onnipotente partito unico con a capo il Grande Fratello che tiene costantemente sotto controllo la vita di tutti i cittadini con telecamere poste in ogni dove.

Nella società di Orwell vige il divieto di fare sesso, di utilizzare termini quali “libertà”, “amore” , “solidarietà” e simili, in sintesi si tratta di una società impostata sull’estremizzazione e degenerazione del Manifesto del Partito Comunista di Karl Marx.

Nella mailing list “no1984.org” nell’aprile del 2006 si discuteva dei problemi che possono sorgere con tecnologie quali i DRM e il Trusted Computing che in quel momento sembrava potessero avviare la nostra società nel solco del romanzo “1984”.

In quel periodo arriva la notizia che Rickard Falkvinge, in Svezia, ha messo in Rete il sito Piratpartiet.se, per difendere The PirateBay, un sito, anch’esso svedese, che ospita magnet link e .torrent file che permettono agli utenti di condividere file (inclusi quelli multimediali, giochi per computer e software), tramite BitTorrent e che è accusato di violare il copyright. In pochi giorni Rick raccoglie migliaia di adesioni e si avvia a fondare il Partito Pirata.

Alla notizia del successo di Rick Falkvinge che intende presentare alle elezioni d’autunno in Svezia il Piratpartiet, cinque frequentatori della lista no1984 decidono di dar vita anche in Italia ad un partito che propugnando la modifica della legge sul copyright e la condivisione libera della cultura e per rivendicare l’orgoglio delle pratiche di condivisione, in contrapposizione all’uso dispregiativo che ne fanno le Major dell’intrattenimento, scelgono di usare l’aggettivo “pirata” ed adottano la denominazione “Partito Pirata”.

Quel gruppo di attivisti il 16 settembre 2006 formalizza la fondazione del Partito Pirata con un’atto costitutivo.

Nel 2007 il Partito Pirata scrive ai presidenti di Camere e Senato e fa campagna per opporsi alla legge Urbani al fine di limitarne gli effetti a svantaggio degli utilizzatori della cultura, organizza un googlebombing per sostenere lo sviluppo del WiMax e la sua liberalizzazione, rende disponibili alcuni testi di Pirandello e Deledda in contrasto con la SIAE che ne voleva prolungare i diritti facendo valere una normativa eccezionale prevista per i periodi di guerra.

Nel dicembre 2007 inizia la pubblicazione del “Piratpartiet-diritti digitali” (http://www.piratpartiet.it/) in formato stampabile a4 pdf con l’intento di informare anche chi non ha accesso alla Rete.

Nel 2008 il Partito Pirata partecipa alla commissione Gambino per la riforma del copyright e si batte per evitare che venga approvata la proposta scaturita dalla commissione Masi/SIAE.

Nello stesso periodo il Partito Pirata sostiene, grazie agli avvocati Giovanni Battista Gallus e Francesco Paolo Micozzi, The Pirate Bay per contrastare il blocco illegittimo dell’accesso al sito, su ordine del sostituto procuratore di Bergamo, attivando e organizzando la diffusione della protesta.

Nel 2009 l’allora segretario Alessandro Bottoni si presenta come indipendente nelle liste di SeL per la difesa dei diritti digitali alle elezioni europee; il Partito Pirata partecipa alle manifestazioni di piazza con la FNSI per la libertà di stampa.

Nel 2010 il nostro Paolo Cocuroccia si candida come indipendente del Partito Pirata per  SeL nelle regionali del Lazio così come il presidente Athos Gualazzi si candida come indipendente del Partito Pirata nella lista civica “Più Democrazia a Rovereto” alle comunali di Rovereto; nello stesso anno il Partito Pirata partecipa alla costituzione del Pirate Parties international, l’Internazionale dei Partiti Pirata; quindi si batte con i francesi contro l’HADOPI e con gli altri attivisti e ONG europee contro l’ACTA, facendo azione di “informazione e sensibilizzazione” verso i deputati italiani al Parlamento EU; infine, promuove l’organizzazione dell’incontro Stallman/Vendola e la “battaglia” per il software libero nella Regione Puglia.

Il nostro “Piratpartiet-diritti digitali” in stampa cartacea settimanale, è inserito nel quotidiano di Sansonetti “Gli Altri” a diffusione nazionale.

Alla conferenza internazionale dei PP del 2011 cominciamo il lungo e difficile percorso per trasformare il PP Italiano nella sua “forma” attuale.

Il 10, 11 e 12 novembre 2011 collaboriamo e partecipiamo all’Internet Governance Forum a Trento, l’ultimo giorno è indetta un’assemblea occasionale e si decide di superare la fase di lobbying, di presentare il Partito Pirata alle elezioni e convocare un’assemblea a Roma Domenica 18 dicembre per modificare e ratificare un nuovo statuto.

Il 18 dicembre 2011, in uno scantinato del Prenestino, si riuniscono i membri del Partito Pirata per approvare lo statuto che pone la democrazia diretta e l’Assemblea Permanente alla base del funzionamento pratico e politico del Partito.
Adottando il software LiquidFeedback utilizzato dal Piratenpartei e ingrediente decisivo al successo elettorale di Berlino, i pirati italiani si imbarcano in un futuro senza dirigenti, un futuro nel quale i membri sono chiamati a partecipare direttamente a tutti i processi deliberativi riguardanti il Partito.

Il resto è storia attuale.

Il sito storico del Partito Pirata Italiano è visibile a questo indirizzo

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