Programma – Interni

Interni

Tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica oltre che di coordinamento delle forze di polizia

1.1 Diritto alla Privacy

Il Partito Pirata intende pretendere il riconoscimento concreto del diritto del cittadino alla privacy, già più volte enunciato nelle Costituzioni Italiana ed Europea ed ancora largamente negato proprio ad opera di quei Governi che dovrebbero garantirlo.

In particolare, il Partito Pirata intende rivolgere la propria attenzione alla riservatezza delle comunicazioni ed intende ottenere la equiparazione di qualunque tipo di comunicazione (audio, telefonica, radio, digitale, etc.) alla comunicazione postale che è, tradizionalmente, l’oggetto di elezione di questo diritto all’interno della legislazione esistente.

Il Partito Pirata intende anche richiedere l’esplicito riconoscimento del diritti del cittadino ad usare sistemi crittografici per garantire la riservatezza della proprie comunicazioni

 

1.2 Privacy e Trasparenza

Trasparenza

Il Partito Pirata Italiano sostiene con forza la trasparenza nella politica e nella gestione della cosa pubblica. Per farlo:

  • difende il diritto alla critica e alla satira, in particolare se esercitati da semplici cittadini verso organizzazioni e persone esposte – sostenendo punizioni severe contro la pratica intimidatoria della querela temeraria portata avanti da soggetti forti
  • affermano la pubblicazione di tutti gli atti e i documenti relativi alle public-private partnerships: l’interesse pubblico è da prediligere all’interesse della ditta di riservare informazioni a scopo strategico sul mercato
  • sostiene e standardizza le iniziative open data e la richiesta di pubblicazione online dei bilanci di tutte le società pubbliche o a partecipazione pubblica
  • combatte l’abuso del diritto d’autore allo scopo di nascondere informazioni di interesse pubblico
  • pratica la completa trasparenza al proprio interno, pubblicando online il proprio bilancio, mentre ogni decisione significativa passa dall’Assemblea Permanente ed è quindi una decisione collettiva di tutti gli iscritti, visibile a tutti

I pirati sono però consapevoli che un’estensione ideologica ed eccessiva di questo giusto principio può portare al disconoscimento del diritto degli individui alla propria privacy, e anche a fenomeni di assoluta non trasparenza, ove le vere decisioni vengono prese in occasioni e con modalità segrete, nel mentre nei luoghi teoricamente deputati si recita la massima trasparenza pubblica. Se ad esempio si dovessero filmare e rendere pubbliche tutte le riunioni di gruppo parlamentare o di una commissione non sarebbe possibile litigare e dibattere apertamente. Sotto i riflettori diventa estremamente difficile riconoscere la bontà di un’idea che viene da un avversario, mettere in secondo piano l’affermazione della propria personalità, contribuire a migliorare le proposte altrui, la capacità di mediare fra esigenze contrapposte per arrivare ad un compromesso verrebbe spesso letta come debolezza, limitando fortemente la capacità operativa degli organi elettivi in favore di forti personalità carismatiche. La conseguenza più probabile è che il luogo reale delle decisione si sposterà in circoli chiusi e segreti, mentre le istituzioni democratiche si trasformeranno in teatri ove si recita un copione scritto altrove.

Privacy

Il Partito Pirata Italiano sostiene con forza il diritto alla privacy dei cittadini, ma non è favorevole ad estendere banalmente tali diritti alle persone giuridiche, quali società, imprese e organizzazioni. Per questo:

  • combatte per il diritto alla privacy del cittadino nei confronti dello stato
  • combatte per il diritto alla privacy del cittadino nei confronti delle imprese
  • combatte contro il diritto alla privacy delle imprese, specialmente se legate all’offerta di servizi ai cittadini

I Pirati riconoscono la necessità che chi svolge compiti legati alla funzione pubblica, in particolare se soggetti ad elezione, sia soggetto ad una limitazione di questo diritto fondamentale, più è importante la funzione svolta e forte la necessità che i cittadini debbano valutare anche l’etica personale del soggetto, più il diritto alla Privacy cede terreno. Al massimo livello, per figure politiche quali parlamentari o che ricoprono incarichi di governo di grande rilevanza, sosteniamo il diritto alla pubblicazione dei loro redditi personali, alla conoscenza di eventuali contratti che li riguardino. Più in generale difendono il diritto della stampa a pubblicare notizie, anche personali, che li riguardino. Tale cessione dei loro diritti sarà in parte bilanciata dall’inasprimento della rilevanza che la pubblicazione di notizie false a loro riguardo comporta, sino a configurare, nei casi più gravi di dolo conclamato, un reato contro lo stato.

21/06/2013 https://agora.partito-pirata.it/initiative/show/4642.html

 

1.3 Privacy e Intercettazioni

La privacy per i pirati è sacra. Sacra.

In nessun caso abbiamo intenzione di incoraggiare l’uso di intercettazioni, le riteniamo uno strumento limitante la libertà di comunicazione, ovvero il principio pirata della privacy e quello costituzionale di riservatezza della corrispondenza, al pari di quello che le manette rappresentano per la libertà meccanica di un individuo.

Ammettiamo però che possano esistere necessità investigative tali per cui si possano sospendere, per periodi limitati e sulla base di specifici sospetti (tizio ha rubato tale cosa, non un generico “è un ladro”), le libertà enunciate da tali principi, purché tale sospensione avvenga solo nel caso di gravi reati (arbitrario, pensiamo a reati la cui pena supera tre anni di reclusione) e sotto lo stretto controllo della magistratura; ci arrabbiamo tantissimo nel caso di abusi.

14/11/2012 https://agora.partito-pirata.it/it/issue/show/803.html

 

1.4 Parsimonia dei dati

Il Partito Pirata è favorevole al principio fondamentale di evitare la raccolta di dati ove non è strettamente necessario perché la presenza di dati raccolti implica sempre il pericolo di abuso, cioè la parsimonia dei dati.

20/08/2012 https://agora.partito-pirata.it/issue/show/537.html

 

1.5 Principio di legalità

Il Partito Pirata non promuove e non appoggia, né esplicitamente né implicitamente, nessuna azione che vìoli le leggi esistenti. Il Partito Pirata promuove invece la modifica delle leggi esistenti al fine di salvaguardare i diritti dei cittadini, dei consumatori, degli autori e degli operatori economici in modo equilibrato e socialmente accettabile.

Il Partito Pirata si riserva il diritto di promuovere delle azioni dimostrative tese a mettere in evidenza le contraddizioni di una legge, od i suoi effetti negativi sull’individuo o sulla società, nei limiti di una normale ed accettabile dimostrazione democratica, di carattere episodico e limitata nel tempo.

Il partito pirata rispetta lo status quo delle leggi italiane nonostante severa critica e disaccordo nei contenuti di tali leggi che intende aggiornare e modificare sviluppando proposte partecipative utilizzando metodi di democrazia diretta e liquida digitale.

13/03/2012 https://agora.partito-pirata.it/issue/show/147.html?tab=details

 

1.6 Identificazione forze dell’ordine

Applicare gli articoli 4 e 5 della proposta di legge al parlamento piu’ volte effettuata (1 e 2) avente titolo “Disposizioni in materia di identificazione degli appartenenti alle Forze dell’ordine” .

Si propone inoltre di emendare l’articolo 5 comma 2 vietando, al personale delle forze dell’ordine, di operare non in uniforme.

ART. 4 (Utilizzo di caschi con sigla)

1. Il casco di protezione indossato dal personale delle Forze di polizia, secondo quanto determinato dai decreti di cui all’articolo 1, deve riportare sui due lati e sulla parte posteriore una sigla univoca che consenta l’identificazione dell’operatore che lo indossa.

1.bis Tale codice identificativo sarà posto anche sulle divise in modo particolare sulla dorso, sul petto dell’operatore e sui cosciali del pantalone.

1.ter Tale codice sarà modificato periodicamente per garantire che le forze di polizia non subiscano ritorsioni durante un’eventuale procedimento giudiziario.

2. L’amministrazione di appartenenza tiene un registro aggiornato degli agenti, funzionari, sottufficiali e ufficiali ai quali è stato assegnato il casco.

3. È fatto divieto di indossare caschi o altri mezzi di protezione del volto che non consentano l’identificazione dell’operatore o di indossare caschi assegnati ad altri.

ART. 5 (Ordine Pubblico)

1. È fatto divieto al personale in servizio di ordine pubblico di portare con sé strumenti, armi, indumenti e mezzi di protezione non previsti o autorizzati dai regolamenti di servizio, nonché di portare equipaggiamento di ordinanza modificato.

2. In occasione di manifestazioni di piazza o altre situazioni di intervento per ragioni di ordine pubblico, è fatto inoltre divieto al personale delle Forze di polizia, anche se autorizzato ad operare non in uniforme per ragioni di servizio, di portare indumenti o segni distintivi che lo possono qualificare come appartenente alla stampa o ai servizi di pubblico soccorso, quali medici, para-medici e vigili del fuoco.

Ai media e ai sindacati delle forze dell’ordine, che rispondono che si creerebbe una caccia alle streghe. Rispondiamo che in altri paesi europei tale norma e’ già applicata, senza problemi visto che e’ responsabilità dell’ “amministrazione di appartenenza” fornire il registro necessario per l’identificazione.

1 http://storia.camera.it/documenti/progetti-legge/20060613-984-deiana-disposizioni-materia

2 Banca Dati Leggi Regionali Piemonte

27/12/2012 https://agora.partito-pirata.it/issue/show/999.html

 

1.7 Diritti civili delle prostitute

Il Partito Pirata sostiene la proposta del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute ONLUS LuccioleOnline: Link pagina http://www.lucciole.org/content/view/11/3/Proposta in formato PDF

07/07/2012 https://agora.partito-pirata.it/issue/show/419.html

 

1.8 Responsabilità della violazione dei diritti civili

Responsabilizzare il consumatore nell’acquisto di beni prodotti dalle bad companies

Spostare, direttamente, il tema della violazione dei diritti umani ad opera delle bad companies, sulla responsabilità individuale del cittadino consumatore, non boicottaggio ma informazione, con campagne giornalistiche/investigative.

28/12/2012 https://agora.partito-pirata.it/issue/show/989.html

 

 

1.9 Diritto alla cittadinanza

Il Partito Pirata intende regolare il diritto alla cittadinanza tramite Ius soli congiunto allo Ius culturae cosí formulato: la cittadinanza dovrebbe essere data a chi nasce in Italia e ha almeno uno dei due genitori con la cittadinanza italiana, oppure se risiede in Italia da almeno 6 anni non consecutivi se minorenne, oppure da almeno 10 anni non consecutivi se maggiorenne.

IMMIGRAZIONE
1.9.1 Combattere le cause dell’immigrazione

La sofferenza nei Paesi poveri, riconducibile alle ingiustizie economiche, o nei Paesi vessati dalla guerra o sotto regimi dittatoriali, spinge le persone a fuggire dalla loro terra. Il Movimento Pirata intende agire a livello globale per combattere i disequilibri economici, permettere la sostenibilità finanziaria ai Paesi sfruttati, collaborare per una democrazia degna di questo nome, cosí da ricreare condizioni favorevoli al benessere umano in ogni Paese della Terra, unica soluzione alle migrazioni per cause economiche o politiche.
Questo obiettivo richiede azioni da parte dell’Unione Europea che contrastino sia i Paesi che non rispettano i diritti umani che il commercio, per esempio, delle armi o del petrolio fautore di guerre e danni agli ecosistemi locali, a prescindere dagli effetti sul PIL.
Le azioni militari devono essere ridotte al minimo, in quanto contribuiscono all’instabilità nel Medio Oriente. L’ascesa dei gruppi terroristici è una delle dirette conseguenze degli abusi economici, degli indiretti danni climatici ed ecologici ai Paesi poveri, e delle azioni militari percepite come aggressioni da parte dell’Occidente.

1.9.2 Diritto di asilo ai rifugiati, secondo il Congresso Internazionale

Concedere l’asilo a chi cerca rifugio dalle persecuzioni razziste, religiose, politiche, a cause di altre discriminazioni sociali o per la guerra, è un obbligo del diritto internazionale stabilito nella Convenzione sui rifugiati del 1951. Questo impegno è comune a tutti i Paesi europei e a quasi tutti quelli del mondo.
Una reale integrazione tra i diversi popoli e le diverse etnie, è una difesa contro il terrorismo. I rifugiati non devono essere visti come un potenziale pericolo, distribuirli nel territorio in piccoli gruppi è un modo efficace per facilitare l’integrazione.
La Convenzione di Dublino deve essere rispettata. Gli sforzi dei singoli Stati di eludere tale obbligo, lasciando le maggiori difficoltà ai Paesi piú esposti alle zone critiche, vanno rimproverati e occorre sostenere insieme la gestione dei rifugiati.
I rifugiati in Europa hanno diritto a una vita dignitosa, come quella dei cittadini, alla libera circolazione, di poter studiare e prender parte alla vita lavorativa e culturale. Tale diritto prescinde dalle cause della migrazione, è una necessità umana.

1.9.3 Ius soli e Ius culturae

L’integrazione è un’autentica difesa contro il terrorismo. Una drammatica mancanza di integrazione porta, per esempio, alla creazione di ghetti, uno sfondo ideale per la diffusione di fondamentalismi religiosi.
Gli Stati dell’UE che ancora basano la nazionalità sulla discendenza, dovrebbero introdurre lo Ius soli congiunto allo Ius culturae: la cittadinanza dovrebbe essere data a chi nasce in Italia e ha almeno uno dei due genitori con la cittadinanza italiana, oppure se risiede in Italia da almeno 6 anni non consecutivi se minorenne, oppure da almeno 10 anni non consecutivi se maggiorenne. La cittadinanza multipla deve essere accettata per almeno due generazioni, per facilitare l’integrazione degli immigrati nella vita politica e sociale del Paese ospitante. Il successo dei Paesi ospitanti sarà misurato dal numero di immigrati che rinunceranno alla cittadinanza straniera di loro spontanea volontà.
Gli Stati europei sono tenuti a dare agli immigrati e ai loro discendenti una concreta possibilità di formarsi e raggiungere il successo professionale. Ridurre la discriminazione e consentire a tutti gli abitanti di vivere insieme in modo benefico richiede un’azione politica mirata. Chi non ha la cittadinanza del Paese europeo in cui abita, deve comunque poter partecipare alle elezioni dei rappresentati comunali presso la residenza principale.

1.9.4 Regolare l’immigrazione

Lo sviluppo economico dell’Europa dipende dalla valorizzazione delle competenze e delle abilità di tutti i suoi abitanti. Purtroppo, in passato, non sono mancate forme di propaganda con l’intento di innalzare certe nazioni o etnie per screditarne altre. Lo sviluppo demografico, particolarmente contenuto nei Paesi benestanti rispetto ai Paesi disagiati, consente di ipotizzare scenari difficili per la sua gestione. Finché la volontà politica non rimedierà alle ingiustizie finanziarie e sociali, i Paesi europei dovranno regolare l’immigrazione dei poveri e distinguere questa dalla fuga a cause delle persecuzioni e dalla guerra, riconoscendo ai rifugiati il diritto di asilo.
Occorre ridurre i tempi di attesa per ottenere un permesso di soggiorno sicuro e la cittadinanza appena maturati i requisiti. Bisogna sostenere lo sforzo da parte degli immigrati nell’imparare la lingua e nel raggiungere l’integrazione professionale: non è accettabile la discriminazione che infierisce su queste difficoltà. Il reciproco riconoscimento di titoli, certificati e diplomi esteri dev’essere tutelato da accordi internazionali per facilitare l’integrazione professionale.

1.9.5 Uniti contro il razzismo

Il razzismo e la discriminazione culturale mettono in pericolo la pace sociale in una società multietnica. Violenze e intimidazioni a causa di discendenze, religioni, culture, sono inaccettabili. Pertanto, ci opponiamo al razzismo e alla xenofobia di qualsiasi forma, cosí come ogni altra ideologia dell’odio diretta contro particolari gruppi di persone. Le ideologie basate sul darwinismo sociale, che raffigurano certi popoli come superiori ad altri, sono state scientificamente confutate e sono incompatibili con i valori e gli obiettivi del Partito Pirata; cosí come quelle ideologie che giustificano uno “scontro tra culture”, affermando che alcuni gruppi sociali hanno aspirazioni egemoniche collettive. Alcuni esempi sono l’antisemitismo, l’islamofobia o le guerre sante. La politica di estrema destra alimenta una concezione fuorviante di nazionalismo, ma il pregiudizio e l’intolleranza si ritrovano anche nel cuore della società.
Il Partito Pirata intende sostenere iniziative volte a migliorare la comprensione tra culture e ideologie, riducendo i pregiudizi e promuovendo la coesione sociale. Supporta anche campagne che si oppongono alle attività dei partiti di estrema destra e invita le persone ad uscire da quei circoli sociali.

06/02/2016 https://agora.partito-pirata.it/initiative/show/6155.html

 

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