Lunedì 7 maggio alla Camera dei Deputati si è tenuto un Confronto/dibattito con politici, giuristi, esperti e associazioni di utenti, puoi contribuire al dibattito QUI o sostenere la nostra posizione firmando la petizione
Il documento che abbiamo elaborato e presentato al
Dibattito con politici, giuristi, esperti e associazioni che si è tenuto
Lunedì`7 Maggio - ore 10:00 – 13:00
Roma, Sala delle Bandiere, Parlamento Europeo
Via IV Novembre 149, Roma
sulla Direttiva IPRED2 - misure penali per assicurare il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale
sintetizza la ns posizione in merito :
La democrazia vive della partecipazione e del dibattito fra i cittadini, la IPRED2 che è stata approvata in prima lettura a Strasburgo il 25 aprile scorso, è un'occasione persa per definire regole aperte per la rete e anzi impone, in nome dell'armonizzazione del diritto comunitario, principi tali da ostacolare la libera partecipazione di ogni cittadino ai processi culturali.
Dunque la IPRED2 , al di là delle intenzioni dei promotori, frena lo sviluppo democratico oltre che violare i principi di eguaglianza fra i cittadini d' Europa.
Il Consiglio d’Europa nel 2000 ha promosso l”agenda di Lisbona” affinché l’Europa possa diventare entro il 2010 “l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale”.
Bruce Lehman, in forze alla Casa Bianca con Clinton nel 1993, parla del "suo" Digital Millenium Copyright Act come di qualcosa che "non ha funzionato”, l'industria musicale ha fallito il tentativo di adottare i nuovi modelli di mercato e quello che fa ora è difendersi, abusando di norme come appunto il DMCA per procrastinare all'infinito un modello di business già abbondantemente battuto dalla distribuzione telematica.
(http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1935461 )
Nell’economia della conoscenza la condivisione della stessa costituisce un fattore fondamentale.
Invece di cogliere le attuali opportunità tecnologiche di diffondere il sapere a costi irrisori, nel complesso la direttiva lede gli interessi degli editori minori, degli autori e dei cittadini a favore delle grandi corporazioni intermediarie fornitrici dei servizi. L'introduzione (in termini non del tutto chiari) del principio che le violazioni devono intendersi tali solo se su scala commerciale non è certo sufficiente a compensare le storture e le incertezze che costituiscono l'ossatura del provvedimento.
I principali difetti sono tre:
- l'obbligo all'azione penale senza querela di parte nonostante si tratti di interessi privati, per di più si permetterebbe a soggetti privati, quali sono nella stragrande maggioranza dei casi i detentori dei diritti, di cooperare direttamente alle indagini e ad altri privati, come gli Internet Service Provider, il compito di praticare controlli sul traffico dei loro network;di fatto violando il principio che solo gli organi istituzionalizzati possano svolgere indagini e avvallando quindi il concetto di giustizia “fai da te”.
- la commistione tra varie tipologie di diritti da tutelare che porta da un lato a complicare la lotta ai veri criminali e dall'altro ad intaccare profondamente la tutela della privacy dei consumatori in deroga alla Convenzione Europea dei Diritti Umani e alla normativa europea sui dati personali;
- l'errore pervicace di seguire la via delle sanzioni penali anziché prendere atto delle esperienze negative di tale logica di fatto impedisce la scelta di un'altra via, cioè la modifica degli attuali meccanismi di mercato.
La IPRED2 introduce gravi confusioni tra funzioni di polizia pubbliche e interessi corporativi, promuove il controllo di massa ed e' contro le indicazioni del mercato e contro la privacy. I tempi commerciali con le nuove tecnologie si sono drasticamente ridotti, non dobbiamo tollerare posizioni di rendita e privilegio che frenano lo sviluppo, impediscono la giusta concorrenza ed infine nuocciono al mercato stesso che si dice di voler salvaguardare. Siamo quindi fortemente contrari a questa normativa che fa rientrare dalla finestra quello cui il parlamento europeo ha più volte impedito di entrare dalla porta. Il semplice concetto che "se ti dò una mela abbiamo una mela ma se ti dò un 'idea abbiamo due idee" non dobbiamo scordarlo mai.
Infine cogliamo l'occasione per ricordare, sempre in materia di diffusione di servizi pubblici tramite internet, che l'Italia non deve perdere l'occasione di rendere possibile l'utilizzo della tecnologia WiMax ad ogni cittadino e sull'intero territorio nazionale, destinando la parte più ampia possibile delle frequenze al libero utilizzo senza licenza, senza permettere speculazioni e finalmente porre freno al digital divide.
è possibile aderire alla petizione quì
gli emendamenti in elaborazione quì
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