The Pirate Bay

La notizia è apparsa su Punto Informatico il 10 Agosto 2008 e, dopo i soliti due giorni di assoluto disinteresse, è finalmente rimbalzata su tutte le testate nazionali nella giornata del 12 Agosto: il Giudice Giancarlo Mancusi di Bergamo ha ordinato l'oscuramento del sito web di ThePirateBay.org (ovviamente solo per gli utenti italiani, visto che TPB risiede all'estero e non può essere oscurato alla sorgente su mandato di un giudice italiano). Potete leggere le notizie originali a questi link:

Punto Informatico

Il Corriere

La Stampa

L'Unità

La Repubblica

Potete anche leggere il trionfale annuncio di FIMI (la Federazione Italiana dei Musicisti e degli Interpreti) a questo indirizzo:

http://www.fimi.it/dett_comunicatistampa.php?id=112

Per chi non lo sapesse, ThePirateBay.org è il più grosso “tracker” di file .torrent del pianeta. In buona sostanza, svolge le stesse funzioni di Google ma limita le sue funzioni ai file .torrent usati dal sistema BitTorrent per distribuire file attraverso Internet. BitTorrent, a sua volta, è un sistema che viene largamente utilizzato anche (ma non solo) per scambiare (abusivamente) film e brani musicali coperti da diritto d'autore.

L'oscuramento di ThePirateBay.org è solo l'ultimo passo di una sequenza di azioni che è iniziata nel 2007 e si protratta per diversi mesi, passando anche attraverso l'oscuramento di Colombo-BT.

Ovviamente, l'oscuramento di ThePirateBay.org ci ha colpito in modo particolare. Come probabilmente sapete, Il Partito Pirata Italiano è il ramo nazionale di quel più vasto movimento dei Partiti Pirata europei che ha avuto inizio dall'azione del PiratByran svedese. Il PiratByran svedese è anche l'associazione che ha poi dato vita (tra le altre cose ed in maniera indiretta) a ThePirateBay.org. Ci sentiamo quindi parte in causa in questa storia ed abbiamo subito offerto il nostro aiuto alla “casa madre” svedese. Da alcuni giorni siamo in stretto contatto con Peter Sunde di ThePirateBay e stiamo seguendo da vicino tutta la questione.

Ecco qui di seguito un primo aggiornamento

Il decreto di sequestro preventivo di Mancusi

Per alcuni giorni, il documento ufficiale con cui il giudice Giancarlo Mancusi ha disposto l'oscuramento di TPB è stato introvabile. Era stato consegnato solo agli ISP interessati e non era stato divulgato per cui era difficile capire cosa fosse realmente successo. Alla fine, una parte del documento è saltata fuori grazie ad Alessandro Longo di Repubblica. Da questo documento si capiscono diverse cose importanti.

  1. Non c'è una causa per violazione del copyright ai danni di TPB che riguardi questo caso. Il procedimento era iniziato contro Colombo-BT ed ha coinvolto TPB solo con questa azione di oscuramento.

  2. Il documento è stato inoltrato solo agli ISP e solo gli ISP hanno degli obblighi nei confronti del suo contenuto. Gli utenti restano liberi di fare ciò che vogliono (e vorrei anche vedere!).

  3. Giancarlo Mancusi pretende di bloccare sia gli IP che i SLD name relativi a questo sito, presenti e futuri, ed in questo modo crea una situazione tecnicamente assurda che con ogni probabilità invalida l'intero documento.

La causa ai danni di ThePirateBay.org per violazione del copyright

Molte testate giornalistiche hanno confuso questo procedimento giudiziario (Operazione Colombo) con altri procedimenti precedenti che hanno coinvolto TPB o siti simili. Di conseguenza, hanno parlato (a vanvera) di quattro persone di nazionalità svedese coinvolte nelle indagini, di server risiedenti nella Repubblica Ceca e via dicendo. Sono tutte cazzate (si, proprio “cazzate”).

Peter Sunde in persona mi ha confermato di non aver mai ricevuto nessuna notizia di un procedimento a carico degli amministratori di TPB da parte della magistratura italiana. Oltretutto gli amministratori del sito sono tre e non sono nemmeno tutti svedesi. I server, poi, non sono in Repubblica Ceca.

In questo specifico caso, TPB è stato coinvolto solo con questo decreto di oscuramento. In altri casi precedenti, altre autorità giudiziarie di altri paesi hanno notificato a TPB una citazione in giudizio per violazione del copyright. Queste procedure giudiziarie sono ancora in corso. L'elenco delle aziende che ha fatto causa a TPB è reperibile in italiano su Wikipedia ed in inglese sul sito di TPB (“Legal threats”).

I nostri contatti con ThePirateBay

Siamo in contatto con Peter Sunde da diversi giorni e stiamo cercando di fornire tutta l'assistenza possibile. Oltre a me, stanno seguendo la situazione, a vario titolo e secondo vari punti di vista, Athos Gualazzi (presidente dell'associazione), Luca Neri (Giornalista residente a New York che sta scrivendo un libro su queste realtà), un avvocato ed alcune altre persone. Al rientro dalle ferie speriamo di riuscire a coinvolgere alcuni altre persone che seguono da tempo queste questioni, tra cui un paio di avvocati.

Come reagiremo

Come prima cosa, è nostra intenzione far rappresentare TPB da un avvocato italiano che possa adeguatamente difendere gli interessi di TPB sul nostro territorio.

Una delle prime azioni consisterà probabilmente nel contestare il decreto di sequestro preventivo in quanto azione immotivata, discriminatoria e dannosa. Naturalmente, dovrà essere l'avvocato a decidere l'azione da intraprendere e quindi al momento non possiamo fornire altri dettagli.

Oltre questo, è nostra intenzione ricorrere contro gli ISP che hanno messo in atto il blocco e contro il decreto di oscuramento come clienti delle TelCo. Noi tutti, ovviamente, paghiamo un canone per ottenere accesso a Internet e questo blocco produce una limitazione che non era inizialmente prevista nel contratto (un danno). Abbiamo quindi intenzione di chiedere conto di questo danno a chi lo ha prodotto.

Infine, stiamo studiando altre iniziative di protesta. Ne riparleremo quando saranno stati decisi i dettagli.

Come si scavalcano i blocchi imposti dagli ISP

Nel frattempo, sappiate che è vostro pieno diritto scavalcare i blocchi imposti da Giancarlo Mancusi e messi in atto dagli ISP. Il decreto riguarda gli ISP, non voi utenti. Non solo: potete anche liberamente diffondere questa informazione senza timore che vi accusino di istigazione a delinquere.

Usare BitTorrent non è un reato. Nemmeno scavalcare i blocchi degli ISP è un reato. Come cittadini e come utenti avete tutto il diritto di fare uso degli strumenti di cui disponete e per cui pagate un canone.

Ciò che è reato (e ciò che vi consigliamo caldamente di evitare) è l'uso di un qualunque mezzo (Internet od un CD) per scambiare materiale coperto da diritto d'autore.

Stiamo lottando per ottenere il riconoscimento del vostro e nostro diritto a scambiare liberamente questo tipo di materiali ma, finché le leggi non verranno adeguate al XXI secolo, nessuno di noi potrà mai essere così irresponsabile da consigliarvi di violare le leggi esistenti.

Il tipo di blocchi imposto da Mancusi e messo in atto dagli ISP è di due tipi: una redirezione dei DNS ed un filtro sui router (firewall).

Nel primo caso, il traffico diretto verso ThePirateBay.org viene rediretto verso una pagina che contiene un messaggio della Guardia di Finanza (o verso il vostro stesso PC, o verso il nulla. Dipende dall'ISP). Per scavalcare questo (banale) tipo di blocco basta (banalmente) usare dei server DNS che non siano sotto il controllo degli ISP italiani. Praticamente tutti gli utenti “avanzati” che conosco usano ormai da tempo i DNS di OpenDNS proprio per questo motivo. Trovate le (semplicissime) istruzioni su come usare OpenDNS sul loro sito ufficiale (http://www.opendns.com/). Usare servizi di rete (DNS e posta elettronica) diversi da quelli forniti dal proprio provider è una buona abitudine in senso generale perché vi svincola dall'ISP corrente e rende più semplice cambiare ISP quando le condizioni lo rendono opportuno (tariffe più allettanti altrove, problemi tecnici con l'ISP corrente, etc.).

I DNS di OpenDNS sono i seguenti:

208.67.222.222

208.67.220.220

Il secondo tipo di blocco è più drastico. Tutti i pacchetti di dati diretti da e verso TPB vengono bloccati dai router che dovrebbero attraversare. In questo caso, è necessario usare un proxy (vedi anche Wikipedia USA: Proxy server) che vi permetta di attraversare la barriera degli ISP italiani senza essere visti e di riemergere sull'altro lato. I proxy server sono gli stessi strumenti (“anonimaizer”) usati per la navigazione anonima sul web. Potete trovare un elenco di proxy server più o meno gratuiti a questi indirizzi:

http://www.publicproxyservers.com/

http://www.publicproxyservers.com/page1.html

http://tools.rosinstrument.com/proxy/

http://www.echolink.org/proxylist.jsp?

http://www.notrace.it/proxy-list.asp

http://www.freshproxy.org/

http://www.thefreecountry.com/security/anonymous.shtml

Qui c'è una guida sul tema “Anonymous surfing” che può tornarvi utile.

Questi sono alcuni proxy server abbastanza famosi:

http://www.pagewash.com/

http://www.anonymizer.com/

Il PartitByran svedese, tra l'altro, sponsorizza l'uso di Relakks.

Va però detto che la quasi totalità degli utenti “smaliziati” ormai usa TOR a questo scopo:

http://it.wikipedia.org/wiki/Tor_(software_di_anonimato)

https://www.torproject.org/

Un modo semplice ed efficace di usare TOR consiste nell'usare OperaTOR:

http://archetwist.com/en/opera/operator

Come aiutarci

Iscrivetevi alla nostra associazione. Spargete la voce. Datevi da fare. Pubblicate articoli sul vostro blog. Fate qualunque cosa utile per spargere l'informazione e per rendere consapevole la popolazione di ciò che succede su Internet.

Questo è anche il vostro orticello. Se non lo curate voi, non lo farà qualcun altro per voi.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

Segretario dell'Associazione “Partito Pirata Italiano”

14 agosto 2008

Hanno oscurato ThePirateBay.org

Il caso dell’oscuramento di ThePiratebay.org ha ovviamente sollevato una accesa discussione. Ho provato a chiedere in giro cosa ne pensano alcuni avvocati che conosco e riporto qui di seguito alcune delle opinioni che ho raccolto (per come le ho capite, almeno). Ovviamente, si tratta solo di opinioni “da bar” ma credo che sarebbe interessante discuterne a fondo. Potete sfruttare il meccanismo dei “commenti” per dire la vostra.

Un punto fermo

Prima di procedere oltre è meglio chiarire un punto: ciò che fa ThePiratebay è perfettamente legale nel suo paese. Il Pirat Partiet svedese, che gestisce il sito, opera nel più assoluto rispetto delle leggi svedesi.

Non solo: chi scambia file usando BitTorrent in Italia, compie una azione assolutamente legale. Usare BitTorrent non è un reato.

Si incorre in un reato solo quando si scambia (con qualunque mezzo, dal CD a eMule) un file coperto da diritto d’autore. In questo caso, chi mette a disposizione il materiale commette un reato penale (da galera) e chi lo riceve un reato civile o “amministrativo” (da multa).

Il blocco del sito

Su questo punto, sembra che ci sia una sostanziale unanimità di opinioni: il giudice ha il diritto ed il dovere di imporre un blocco per impedire che venga messo in atto (o reiterato) un reato come la violazione del diritto d’autore. Può farlo anche senza la denuncia di una parte lesa perché in questo caso la parte lesa è lo Stato che egli stesso rappresenta (per via dei mancati introiti fiscali).

Tuttavia, questo blocco deve essere adeguatamente giustificato perché va a violare il diritto di una persona appartenente alla comunità europea (gli amministratori di ThePirateBay) di operare sull’intero territorio della comunità e di esprimere le sue opinioni attraverso la Rete. Questo diritto è sancito da una lunga serie di direttive, trattati e leggi europee e non può essere ignorato facilmente. Secondo alcuni, ThePirateBay potrebbe e dovrebbe ricorrere contro questo blocco per salvaguardare i suoi interessi e per difendersi da una discriminazione.

Come Partito Pirata italiano, ci stiamo adoperando per seguire questa linea di contrattacco. Nei prossimi giorni chiederemo ai gestori di TPB di far avere una delega ad un nostro avvocato di fiducia, in modo che possa rappresentarli adeguatamente sul territorio italiano.

Non solo: anche i clienti dei vari ISP che hanno messo in atto il blocco potrebbero e forse dovrebbero chiedere spiegazioni su questo punto. Finora, infatti, nessuno è riuscito a mostrare un mandato del giudice che imponga agli ISP di agire in questo senso. In assenza di un mandato, il blocco degli accessi è una procedura lesiva dei diritti contrattuali degli utenti (paganti!).

I miei “consulenti” mi hanno consigliato di fare riferimento alle associazioni di consumatori per questo genere di azioni perché esse hanno un canale privilegiato per parlare con le TelCo.

Come Partito Pirata italiano, nei prossimi giorni cercheremo di avviare una causa pilota su questo tema.

Chi è veramente sotto indagine?

Resta da capire chi sia veramente sotto indagine. Fino a questo momento, nessuno degli amministratori di ThePirateBay ha ricevuto nessuna notifica e quindi, per quello che ne possono sapere, nessuno di loro è indagato.

Anche se lo fosse, la situazione sfiorerebbe comunque il ridicolo: in Svezia ciò che fa ThePirateBay è già stato definito legale da diverso tempo.

Tra l’altro, la stampa parla di quattro persone svedesi indagate per questa indagine ma i gestori del sito sono tre e non sono nemmeno tutti svedesi. Viene da chiedersi chi siano realmente gli indagati.

[Per la cronaca, il server di ThePiratebay non si trova in Svezia e non può essere messo sotto chiave con facilità.]

Le contromisure di TPB e degli utenti

A quanto pare, le contromisure messe in atto da TPB per tornare ad essere visibile agli italiani sono del tutto legittime. Dato che TPB opera dal territorio svedese (non è vero, ma facciamo finta che lo sia), deve rispondere solo alle leggi svedesi. In base a tali leggi, sia la pubblicazione degli elenchi dei file .torrent che ogni altra azione tecnica necessaria alla loro pubblicazione sono del tutto legittime. Di conseguenza, sembra che ThePirateBay possa tranquillamente cambiare IP, cambiare nome e mettere in atto tutte le contromisure che vuole senza per questo potere essere accusata di “resistenza ad una azione del giudice”.

Non solo: nemmeno gli utenti italiani possono essere accusati di alcun crimine se mettono in atto delle contromisure per aggirare questo blocco, come l’uso di un proxy. Il mandato, infatti, non è diretto agli utenti ma ai provider. Per imporre all’intera popolazione di astenersi dal visitare un certo sito web è necessaria una legge approvata dal parlamento. Non basta un decreto di un giudice. Questo perché il diritto all’informazione ed al libero commercio è sancito a livello costituzionale in Italia.

La violazione del copyright

A quanto pare, non si possono accusare i gestori di ThePirateBay di violazione del copyright semplicemente perché non hanno mai commesso questo reato. ThePiratebay si limita ad elencare dei file che sono reperibili su altri server della rete. Non mette a disposizione nulla in modo diretto e quindi non viola nessun diritto d’autore.

I file .torrent che vengono elencati da ThePirateBay sono reperibili anche attraverso tutti gli altri motori di ricerca della Rete, sia italiani che stranieri. Ecco ad esempio cosa succede cercando il file “jumanji.torrent” con Google:

Ricerca di “jumanji.torrent” con Google

Come potete vedere, non c’è certamente bisogno di TPB per arrivare a questi file.

Se qualcuno viola il copyright, semmai, è chi mette a disposizione i file (e, in misura minore, chi li scarica). Questi reati sono effettivamente previsti dal codice italiano (Grazie Berlusconi, cosa faremmo senza di te…) e possono/devono essere perseguiti.

Vi prego di notare, tuttavia, che l’uso di BitTorrent per scambiarsi file, in sé, è tuttora (mese Quarto dell’era Berlusconiana IV) assolutamente legale e non può essere impedito. Ciò che è illegale è solo lo scambio di materiale coperto da copyright. Se ci scambiamo una distro di Linux (che è coperta da una licenza che permette questo tipo di distribuzione), non possiamo essere accusati di nessun reato.

Il reato di favoreggiamento

Secondo alcuni, i gestori di TPB potrebbero essere accusati di favoreggiamento o di concorso nel reato di violazione del diritto d’autore e di frode fiscale. A quanto pare, però, questa accusa sarebbe difficilissima da sostenere in tribunale. Come abbiamo già detto, TPB svolge una attività del tutto legale nel suo paese. Il fatto che questa attività possa essere sfruttata in Italia per violare una legge italiana non può certamente essere portata come motivazione per una accusa di favoreggiamento o simili. L’unica cosa che può fare un giudice è di imporre il blocco degli accessi. Non può pretendere che un privato cittadino od una azienda che opera all’estero si adegui alle nostre leggi locali.

Questa situazione è identica a quella che si è verificata nel caso delle partite di calcio viste di straforo attraverso Internet grazie ad un provider cinese. Si tratta anche della stessa identica situazione che si è verificata con il blocco dei casinò online. In nessuno di questi casi i gestori dei servizi originali (cinesi o americani che fossero) sono stati accusati di favoreggiamento o di altri reati. Loro hanno agito nel pieno rispetto delle loro leggi nazionali e questo è quanto deve bastare ad un giudice italiano.

Conclusioni

Come dicevo, queste sono solo alcune opinioni che ho raccolto da amici e conoscenti più competenti di me in materia legale. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano gli avvocati che leggono questo articolo.

In ogni caso, nei prossimi giorni speriamo di poter far partire una azione legale “dal basso”, dagli utenti contro gli ISP (se non dimostreranno di avere agito su mandato di un giudice), ed una azione legale “dall’alto”, da ThePiratebay contro gli ISP ed il mandato del giudice.

Vi terremo aggiornati.

Alessandro Bottoni

Punto Informatico

Il Corriere

La Stampa

L’Unità

Questa azione legale presenta molti punti oscuri. Li analizzo qui di seguito.

Non c’è riscontro legale

Come probabilmente sapete, sono il segretario del Partito Pirata italiano, cioè il ramo nazionale del Pirat Partiet svedese che gestisce ThePirateBay. Nei giorni scorsi ho chiesto al mio omologo svedese, Peter Sunde, cosa sapevano di questa faccenda e – sorpresa! - ho scoperto che loro non ne sapevano assolutamente nulla.

Non è mai arrivata loro nessuna notizia ufficiale di una indagine a loro carico. Non è arrivata loro nessuna richiesta di risarcimento danni e nessuna denuncia.

Hanno scoperto che stava succedendo qualcosa solo perché qualche utente si è lamentato della impossibilità di raggiungere il sito. Dopo qualche indagine, hanno saputo che alcuni (non tutti) i provider italiani stavano bloccando il traffico diretto al loro sito usando i loro DNS. Per quello che se ne sa, questi provider (Fastweb e Telecom in cima alla lista) hanno ricevuto un semplice fax (forse da parte della magistratura e forse no) che chiedeva loro di mettere in atto questo blocco. Un fax con scritto “riservato” in cima al foglio. Nessuna ordinanza ufficiale.

A tutt’oggi, nessuno è ancora stato in grado di produrre una copia dell’ordinanza con cui un qualunque giudice possa avere ordinato l’oscuramento di questo sito.

Detto in altri termini, fino a questo momento ci risulta che l’oscuramento del sito di ThePirateBay sia avvenuto in maniera del tutto illegale, senza una reale ordinanza di un giudice e senza tenere nel dovuto conto i diritti dei clienti ed i diritti dei gestori di ThePirateBay.

Se qualcuno è in grado di smentirci, fornendo una copia dell’ordinanza, lo faccia.

Non c’è riscontro tecnico

Per fortuna, sembra che non tutti i provider si siano lasciato convincere ad oscurare il sito di ThePirateBay senza le necessarie basi legali. Dalla mia stazione personale (Wind/Infostrada e OpenDNS) continuo a vedere sia ThePirateBay.org che LaBaia.org. Lo stesso avviene ad altri nostri collaboratori su altre connessioni.

Una questione di giurisdizione

Secondo Peter Sunde, esiste anche un problema di giurisdizione. La pubblicazione dei link ai file .torrent è del tutto legale in Svezia, dove risiedono i gestori di ThePirateBay.org. Non si riesce quindi a capire come il Giudice Giancarlo Mancusi possa pretendere di perseguire in Svezia un reato che in Svezia non è tale partendo dal fatto che questo reato è stato commesso in Italia.

Il blocco del traffico da/verso ThePirateBay.org potrebbe anche essere legale (per prevenire un reato in Italia) ma di sicuro non ha senso tentare di perseguire i gestori del sito per un reato che non è tale sul loro territorio. Le notizie di una indagine a carico dei gestori svedesi del sito, riportate dalla stampa italiana, andrebbero quindi verificate.

Vi prego di notare che i gestori di ThePirateBay non potrebbero impedire agli italiani di vedere il loro sito nemmeno volendolo: la località di provenienza di una richiesta web può essere dedotta dalla lingua del browser, dall’indirizzo IP e da tecniche di geolocalizzazione. Tuttavia, tutte queste tecniche possono essere facilmente vanificate facendo uso di un proxy ed in molti altri modi.

Il reato di “collegamento”?

Non è nemmeno chiaro quale dovrebbe essere il reato di cui vengono accusati i gestori di ThePirateBay. La pubblicazione degli indirizzi dei file .torrent non è un reato in nessun paese del mondo, nemmeno nell’ormai fascistissima Italia.

Si può certamente ipotizzare un reato di favoreggiamento ma… favoreggiamento di cosa? Ciò che il Pirat Partiet svedese gestisce è un motore di ricerca, simile a quello di Google. I file “illegali” vengono indicizzati da uno strumento tecnico insieme a molti file del tutto legali. Vengono indicizzati perché esistono e perché il motore di ricerca fa (bene) il suo mestiere.

Tecnicismi 1: La redirezione dei DNS

Il modo in cui è stato attuato il blocco (solo da alcuni provider) ha fatto ridere molti osservatori tecnici. Questi provider hanno rimosso o modificato il record dei loro DNS che permetteva di associare il nome “thepiratebay.org” al suo indirizzo numerico. In alcuni casi, hanno rediretto la chiamata verso 127.0.0.1 (che è l’host locale del computer chiamante) o verso un sito della FPM (Federazione per la Protezione della Musica, un “ramo” di FIMI, la Federazione Italiana dei Musicisti) su cui appariva un messaggio della Guardia di Finanza. Cosa abbiano a che fare FPM e FIMI con la Guardia di Finanza e con questa storia lo lasciamo immaginare ai lettori.

In ogni caso, è bastato utilizzare dei DNS diversi da quelli gestiti da questi provider per scavalcare il blocco (io uso da sempre OpenDNS e non mi sono nemmeno accorto del problema).

Tecnicismi 2: Il blocco del traffico

Altri provider (Fastweb) hanno messo in atto una più efficace politica di blocco del traffico da/verso gli indirizzi IP di ThePIrateBay basata sull’uso dei loro router e firewall. Tuttavia, anche questa tecnica è facilissima da superare: basta usare un proxy che abbia un punto di uscita al di là della barriera (TOR e simili). Inoltre, ThePirateBay ha cambiato indirizzo IP ed ha creato un nuovo nome di dominio (LaBaia.org) per facilitare l’accesso agli utenti meno preparati.

Tecnicismi 3: BitTorrent e P2P

ThePirateBay è un tracker di fileBitTorrent. Ovvero: elenca un insieme di file .torrent ognuno dei quali, a sua volta, contiene le informazioni necessarie a scaricare il file desiderato. Il sistema BitTorrent, infatti, è semplicemente una versione “a cascata” del vecchissimo FTP (File Transfer Protocol).

Non si tratta quindi di una rete P2P come eDonkey2k (eMule) o Napster. Si tratta piuttosto di un motore di ricerca come Google.

Tecnicismi 4: Reti Cifrate

Francamente, questi tentativi di fermare il file sharing usando questi goffi mezzi tecnici è risibile. Esistono da anni reti che:

  1. Non fanno uso di server centralizzati di nessun tipo

  2. Mascherano gli indirizzi IP (e quindi l’identità) dei partecipanti

  3. Cifrano (e quindi nascondono) il traffico

Se FPM, FIMI, Guardia di Finanza e Magistratura, lavorando di comune accordo tra loro, con il pieno supporto dei provider (Telecom, Fastweb, etc.) non riescono a fermare un semplice traffico BitTorrent (che avviene in chiaro, sotto la luce del sole), come è possibile pensare che riescano a fermare reti come eDonkey2k, MUTE, ANTs e via dicendo?

Il futuro della Baia

Questo è esattamente quello che stanno pensando i gestori di ThePirateBay.org. Stanchi di essere perseguitati per quello che fanno, stanno organizzandosi in modo tale da far sparire server e traffico nell’underground della rete. Non si conoscono ancora i dettagli ma è facile immaginare che si tratterà dell’ennesima rete decentralizzata e cifrata, come MUTE.

A quel punto, la miopia dei nostri governanti avrà creato l’ennesimo mostro: una rete invisibile, irrintracciabile ed imperscrutabile che sarà usata sia dai ragazzini dediti al file sharing che dai narcotrafficanti.

Non c’è da rallegrarsi di questo.

Alessandro Bottoni

Commenti

Invia nuovo commento

Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.