Luci e ombre dell'aggressione al Premier rimbalzata in rete

In questi giorni non si fa altro che parlare dell'aggressione subita dal Presidente del Consiglio, e ,per quello che ci interessa, di come la Rete italiana ha reagito, soprattutto su Facebook uno dei social media più in voga e controversi.

Incontestabilmente il popolo della rete, soprattutto negli ultimi tempi, si è mostrato parecchio poco allineato con l'elettorato di centrodestra, organizzando e dando luogo tra l'altro alla manifestazione di Roma piazza San Giovanni che ha raccolto più di un milione di persone.
Non è quindi tanto sorprendente, per quanto sia tutt'altro che un buon esempio da seguire, che siano subito nati in rete dei gruppi che hanno appoggiato se non inneggiato al folle gesto.
Non dovrebbe nemmeno tanto sorprendere la reazione di esponenti del governo in materia.
Con buon tempismo l'On. Carlucci torna a ribadire che l'anonimato in rete va abolito, sottacendo che su Facebook le persone sono tutto fuorché anonime (altrimenti cadrebbe tutta la “bellezza” del famoso social network), sotto a ogni applauso e dissenso c'è nome e cognome dell'autore.
Il Ministro Maroni minaccia di oscurare gruppi, se non tutto il sistema, in un impeto che forse non gli fa ben valutare l'effettiva inapplicabilità anche solo sotto il profilo costituzionale, ignorando o forse facendo finta di non vedere che anche gli oppositori politici del premier godono di appositi gruppi che vorrebbero vederli morti ammazzati e dimenticandosi che anche in altri Paesi, questi si più democratici del nostro, come gli Stati Uniti, ci sono gruppi che inneggiano alla scomparsa fisica di leader politici e non.
Forse fa parte del retaggio culturale dei governi e delle opposizioni del Bel paese essere intolleranti nei confronti del dissenso in generale. Nei paesi anglosassoni un giornalista è considerato bravo se sa mettere in crisi il politico di turno, da noi i giornalisti che provano a fare inchieste, domande, che esprimono dissenso, che fanno il loro dovere di guardiani della libera circolazione d'idee sono considerati sobillatori, nemici da neutralizzare... come Facebook troppo libero di esprimere quel dissenso o consenso che indipendentemente dal social network esiste.
Far passare l'equazione critica = odio per non prenderla in considerazione e annullarla è quanto di più illiberale si possa fare. Mescolare il dissenso con l'odio è molto pericoloso, sia per chi vorrebbe praticare la critica democratica sia per coloro che auspicano strumentalmente il passaggio dalle parole ai fatti. Immaginare complotti, mandanti morali, cattivi maestri per ogni azione “politica” ed è un'azione politica il gesto folle contro il Presidente, è istigazione all'emulazione e alla violenza.
Tornando alla vicenda Facebook un fatto, a mio parere molto rilevante anche per la privacy e sfuggito alla più parte dei media, è stato l'improvvisa e non annunciata conversione di un gruppo a sostegno dei terremotati d'Abruzzo, con circa due milioni di iscritti, in gruppo a sostegno e solidarietà con il Premier colpito. Chiaramente è un bug che il social network dovrà tappare. Per quanto lo scopo di stare vicino a una persona aggredita possa essere nobile, il modo con cui è stato attuato, per far apparire l'iniziativa seguita, ha sortito l'effetto contrario con minacce di denuncia per violazione della privacy e immediata cancellazione.
In conclusione, tanto per scaricare le proprie responsabilità, Ministri e media mainstream se la prendono con la Rete come se cancellandola o controllandola si potesse imbrigliare e controllare tutto quello che la gente pensa. Per fortuna non è così, ma dovremo vigilare sempre per impedire che uno strumento di libertà venga strumentalizzato a fini di controllo e coercizione.


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