FRATELLI D'ITALIA E LA SIAE

“Fratelli” d’Italia della SIAE: giù le mani dall’Inno Nazionale, please !
aprile 27, 2010

PIERANI.WORDPRESS

Ta ra tà, ta ra tà, taratatta tatta tattà, Fratelli d’Italia … No, non è la prima volta, cionostante si rimane ugualmente sempre a bocca aperta. Le pretese della SIAE sull’Inno di Mameli sono in effetti già balzate qualche anno fa agli onori della cronaca in occasione del raduno nazionale degli Alpini in quel di Trieste, pare che successivamente, in seguito all’interessamento di alcuni parlamentari, la sede nazionale della SIAE avesse smentito la legittimità di questa assurda richiesta di pagamento di diritti

Ora, a leggere questa agenzia, sembra che ci risiamo, da Trieste scendiamo a Messina, ma l’atteggiamento della SIAE che, non a caso, avevo ribattezzato Società Italiana Arcigni Esattori è sempre lo stesso:

INNO ITALIA: COMUNE MESSINA, INCREDIBILE CHE SIAE CHIEDA DIRITTI (AGI) – Messina, 26 apr. – Il presidente del Consiglio comunale di Messina, Pippo Previti, in una lettera inviata al presidente della Repubblica ha denunciato “anomalie” sui diritti Siae per l’inno nazionale. “Le trascorse celebrazioni del 65esimo Anniversario della Liberazione, mi danno lo spunto – scrive il presidente Previti – per affrontare un problema che lede uno dei principi fondati dal nostro Stato unitario. Quando Goffredo Mameli nel novembre del 1847 compose l’inno Fratelli d’Italia, certamente non poteva mai immaginare che ogni qual volta si ascoltasse, si dovesse pagare. E, francamente, non lo pensavamo nemmeno noi”. E’ di 1.094,40 euro, spiega, la somma che ha richiesto la Siae a un ente no profit di Messina per aver suonato l’inno di Mameli. La stessa sorte e’ toccata alla Federazione pallavolo del Veneto che si e’ vista recapitare una simile richiesta dalla Siae di Mestre, per aver suonato l’inno prima di una partita. Il prezziario fornito dalla Siae di Messina, prevede l’importo massimo di 290 euro se si tratta di un incontro per una partita nazionale, a secondo la capienza dello stadio; se si tratta di una gara di seconda categoria l’importo varia da 40 a 60 euro; per il Palazzetto dello Sport, circa 146 euro; se l’inno di Mameli sara’ suonato in un Teatro in forma concertistica, si paghera’ il diritto di noleggio che va agli editori del brano. “Questo modo di mercificare anche il nostro Inno nazionale – conclude – portera’ alla fine a scegliere un inno diverso che non faccia pagare alcunche’, con sommo piacere dei tanti detrattori dell’inno. Mi rivolgo, quindi, alla Presidenza della Repubblica, primo e indiscusso “baluardo” della nostra Unita’ nazionale per la quale ci apprestiamo a celebrare i 150 anni, affinche’ si eviti, a enti, associazioni e organizzazioni vari, l’inutile balzello e si esenti l’inno, ovunque e per sempre si esegua”.

Guido Scorza, con un post su Friendfeed mi ha ispirato il video di commento qui sotto: ”Chiedere mille euro a chi suona l’inno nazionale a me ricorda Totò che voleva vendere ai turisti la fontana di trevi!” Eh, Guido io ti cito, non sia mai che mi vieni a chiedere i diritti d’autore per l’azzeccato paragone ;)

http://www.youtube.com/watch?v=8T1mv1XPQu4


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