Caro PD, vi presentiamo (il metodo) Schulze

Caro PD, vi presentiamo (il metodo) Schulze

Una premessa è d’obbligo: siamo tutti sufficientemente adulti e smaliziati da renderci conto che la scissione nel PD ha probabilmente ben poco a che fare con questioni di ideali e molto con considerazioni più “terra-terra” (leggi: ricandidature in Parlamento alla prossima legislatura).       

La scissione è una soluzione “win-win”, che convine a tutti. Conviene a Renzi che, come ha spiegato Flavia Perina su Linkiesta, potrà finalmente fare ciò che vuole del partito (anzi, aspettiamoci pure una campagna elettorale all’insegna del “se non son riuscito a fare X è perché me l’ha impedito la minoranza”); conviene altrettanto alla minoranza, che -soprattutto se coalizzata con altri- è praticamente certa di superare la soglia di sbarramento e di piazzare tutti i leader storici in Parlamento anche alla prossima legislatura. Raccontando però di averlo fatto per questioni di ideali.            
  
Ciò premesso, volendo fingere che davvero ci siano ragioni esclusivamente di merito alla base dell’ennesima scissione a sinistra, non si può non fare una riflessione sul funzionamento stesso dei partiti odierni, offrendo poi -come Partito Pirata italiano- la nostra esperienza alternativa.            

Attualmente lo schema -più volte ribadito dallo stesso Renzi e da altri- è quello in cui viene fatto un congresso, si sfidano due linee programmatiche, si va al voto e “chi vince regna”, mentre chi perde deve obbedire a chi ha vinto (anche se in profondo e sincero disaccordo).            
            
Uno schema che può forse funzionare se le differenze tra le due linee sono minime e riguardanti più che altro il “come” raggiungere gli obiettivi, ma che diventa insostenibile -come si è visto- quando a sfidarsi sono due visioni del mondo molto diverse, o addirittura opposte.            

Ed è qui che entra in gioco la democrazia liquida e il metodo Schulze (vd. qui), alla base di Liquid Feedback e di altri software di democrazia liquida. In termini molto semplificati, si tratta di un sistema di voto che, tra varie opzioni, non si limita a chiedere al votante di indicare la sua preferita, ma di elencarle in ordine di preferenza: se in ballo ci sono tre candidati (A,B e C) l’elettore dovrà dunque classificarli, indicando in vetta il suo favorito, poi il secondo e infine il meno gradito. Alla fine dei giochi, il vincitore sarà il candidato che risulta meno sgradito a tutti.            
            

metodo Schulze per una votazione tra candidati

Metodo Schulze per una votazione tra candidati

Col metodo “tradizionale” di votazione, Rossi risulterebbe vincitore, perché la maggioranza dei votanti (3 su 5) lo ha piazzato in cima alla lista. Il Metodo Schulze si basa invece sul conteggio delle preferenze complessive tra i candidati:
Rossi è preferito sugli altri candidati:

  • 3 volte per il “Votante 1” (che lo preferisce agli altri 3);
  • 3 volte per il “Votante 2″ (che lo preferisce agli altri 3);
  • 0 volte per il “Votante 3″ (che gli preferisce tutti gli altri);
  • 0 volte per il “Votante 4” (che gli preferisce tutti gli altri);
  • 0 volte per il “Votante 5″ (che gli preferisce tutti gli altri).

Rossi totalizza quindi 6 preferenze sugli altri candidati. Ripetendo il procedimento per gli altri candidati otterremmo:

  • Rossi Mario…….6 preferenze complessive;
  • Bianchi Luigi….10 preferenze complessive;
  • Verdi Pina……….8 preferenze complessive;
  • Gialli Mara……..6 preferenze complessive.

Bianchi Luigi risulta dunque il più gradito (o per meglio dire: il meno sgradito) dalla maggioranza dei votanti. In effetti risulta 1 volta prima scelta e 3 volte seconda scelta, sopra la media 4 volte su 5.
Lo stesso discorso vale non solo per i candidati, ma per ogni singola mozione.

Ora, applicando questo discorso alla situazione del PD, uno scenario plausibile sarebbe potuto essere il seguente: la maggioranza renziana avanza una prposta X, la minoranza bersaniana una Z (diametralmente opposta), infine spunta un Cuperlo che cerca una mediazione con una proposta Y.    

In fase di voto, la proposta X risulterà la più gradita dai renziani (che piazzeranno la Z in fondo), mentre la Z sarà la preferita dai bersaniani (che invece metteranno la X in fondo); entrambi però piazzeranno la proposta Y come seconda opzione, che quindi otterrà più voti e risulterà la vincitrice. I Paolo Mieli e i Pigi Battista staranno a questo punto saltando sulla sedia, obiettando che “così vince sempre Cuperlo” anche se ha perso il congresso (anzi, magari non s’è nemmeno candidato). Qualcun altro dirà che “così vincono sempre le linee democristiane”.            
            
La prima obiezione di per sé è pertinente, e come Partito Pirata l’abbiamo risolta in modo semplice: rinunciando alla figura del segretario, alla prassi dei congressi vecchio stile e soprattutto alla logica del “chi vince regna fino al prossimo congresso”. Con Liquid Feedback qualunque membro dell’Assemblea Permanente (cioè l’insieme degli iscritti al Partito) può avanzare delle proposte; se sono assurde l’Assemblea le ignora e basta, così non viene raggiunto il primo quorum e la cosa finisce lì. Se invece le ritiene interessanti le supporta, le discute, scrive emendamenti e, infine, le vota (col già citato metodo Schulze).            

In questo modo la base degli iscritti si sente davvero partecipe e contribuisce a determinare la linea del partito. Si sfruttano al massimo le potenzialità dell’intelligenza collettiva, perché non sono solo i “dirigenti” ad avanzare proposte, ma tutta la base (e chi l’ha detto che l’ultimo degli iscritti non possa avere una buona idea?).            
A qualcuno tutto ciò sembrerà inapplicabile, la “democrazia del clic” eccetera eccetera. Ma dovrà pur ammettere, se ha un briciolo di onestà intellettuale, che rispetto allo spettacolo impietoso che stanno offrendo i partiti attuali, un tentativo in questa direzione non sarebbe certo un male. 

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