Peer To Peer (P2P): una nuova opportunità per la sinistra

Peer To Peer (P2P): una nuova opportunità per la sinistra

Questo testo è la traduzione dell’articolo “Peer To Peer: A New Opportunity For The Left“, di Michel Bauwens e Vasilis Kostakis.

Le tecnologie digitali consentono la creazione di un nuovo modo di produzione, una nuova modalità di distribuzione della ricchezza, e nuovi tipi di relazioni sociali al di là del nesso stato-mercato.
Non vi è stata una trasformazione più profonda dei fondamenti della nostra vita sociale da quando Marx ha identificato gli impianti di produzione di Manchester come il modello per la nuova società capitalistica. Mentre il capitalismo si trova a dover affrontare una serie di crisi strutturali, una nuova dinamica sociale, politica ed economica sta emergendo: il peer-to-peer (P2P).

Cos’è il P2P? E perché è importante nella costruzione di un futuro incentrato sui beni comuni? Queste sono le domande cui cerchiamo di rispondere, legando insieme a quattro dei suoi aspetti:
1. Il P2P è un tipo di relazione sociale nelle reti umane
2. Il P2P è anche un’infrastruttura tecnologica che rende possibile la generalizzazione e l’espansione di queste relazioni
3. Il P2P rende perciò possibile un nuovo modo di produzione e di scambi
4. Il P2P crea il potenziale per una transizione verso un’economia che può essere generativa nei confronti delle persone e della natura

Noi crediamo che questi quattro aspetti cambieranno profondamente la società umana. Il P2P idealmente descrive sistemi in cui qualsiasi essere umano può contribuire alla creazione e al mantenimento di una risorsa condivisa, traendone beneficio al tempo stesso. C’è un’enorme varietà di tali sistemi: da Wikipedia ai software liberi, alle comunità di Open design e Open Hardware, fino alle iniziative di rilocalizzazione e monete comunitarie.

COS’È IL P2P E COME SI RELAZIONA AI BENI COMUNI?

Per cominciare, i sistemi P2P di calcolo sono caratterizzati da connessioni consensuali tra “pari” (peers). Questo significa che i computer della rete possono interagire tra di loro. È in questo contesto che la letteratura ha cominciato a caratterizzare la condivisione di file audio e video come P2P file-sharing, e che almeno una parte dell’infrastruttura di base di Internet, ad esempio la sua infrastruttura di trasmissione dei dati, è stata chiamata P2P.

Supponiamo ora che dietro quei computer ci siano utenti umani. Con un salto concettuale si può sostenere che gli utenti hanno ora una  possibilità (“affordance”) tecnologica (uno strumento) che permette loro di interagire ed impegnarsi tra loro più facilmente e su scala globale. Il P2P può essere visto come una dinamica relazionale attraverso la quale i “pari” possono collaborare liberamente tra loro e creare valore in forma di risorse condivise.

È questa mutua dipendenza tra la dinamica relazionale e l’infrastruttura tecnologica sottostante che facilita il tutto, e che al tempo stesso crea la confusione linguistica tra il P2P inteso come  infrastruttura tecnologica e come una dinamica relazionale umana. Comunque, una infrastruttura tecnologica non deve essere pienamente P2P per facilitare rapporti umani P2P. Ad esempio, confrontate Facebook o Bitcoin con Wikipedia o i progetti di Software Libero: tutti utilizzano dinamiche P2P, ma lo fanno in modi diversi e con diversi orientamenti politici.

P2P è quindi una modalità di relazione che consente agli esseri umani, organizzati in reti, di collaborare, produrre e scambiare valore. La collaborazione è spesso “senza permessi”, cioè una persona può non avere bisogno del permesso di un altro al fine di contribuire. Il sistema P2P è quindi generalmente aperto a tutti i contribuenti e contributi. La qualità e l’inclusione del lavoro è solitamente determinata “post-hoc” da uno strato di manutentori ed editori, come nel caso di Wikipedia.

Il P2P può anche essere un modo di allocare le risorse che non comporta alcuna reciprocità specifica tra gli individui, ma solo tra gli individui e la risorsa collettiva. Ad esempio, è permesso sviluppare il proprio software basato su un pezzo esistente di software distribuito sotto la licenza (ampiamente utilizzata) GNU General Public License, solo se il prodotto finale è disponibile sotto lo stesso tipo di licenza.

Nell’ambito dell’informazione che può essere condivisa e copiata a bassi costi marginali, , le reti P2P di computer interconnessi, utilizzati da persone che collaborano tra loro, possono fornire funzionalità di condivisione di vitale importanza per i beni comuni. Tuttavia, il P2P non si riferisce solo alla sfera digitale e non è solo legato alla tecnologia: può generalmente essere sinonimo di “mettere in comune”, nel senso che descrive la capacità di contribuire alla creazione e manutenzione di qualsiasi risorsa condivisa.

Ci sono molteplici definizioni dei “beni comuni”. Qui prendiamo quella di David Bollier, che li ha definiti come una risorsa condivisa, co-governata dalla sua comunità di utenti secondo le regole e le norme che quella stessa comunità si è data. La sfera dei beni comuni può includere anche merci e risorse “rivali”, cioè che due persone non possono avere allo stesso tempo, o beni e risorse “non rivali”, il cui utilizzo non le esaurisce. Questi tipi di merci o di risorse, a loro volta, sono state ereditate o sono state create dall’uomo.

Ad esempio, un tipo di beni comuni riguarda i doni della natura, come l’acqua e la terra, ma anche le risorse condivise o il lavoro creativo, come manufatti culturali e di conoscenza. La nostra attenzione qui si rivolge ai beni comuni digitali di conoscenza, software e progettazione, perché sono i “nuovi beni comuni”. Questi beni comuni rappresentano la mutualizzazione del sapere produttivo che è parte integrante della capacità di qualsiasi tipo di produzione, inclusa quella di  beni fisici.

Il P2P si sta verosimilmente muovendo dalla periferia del sistema socio-economico al suo nucleo,  trasformando così anche altri tipi di relazioni, come le dinamiche del mercato, quelle di stato e quelle di reciprocità. Queste dinamiche diventano più efficaci ed ottengono vantaggi utilizzando i beni comuni. Le relazioni P2P possono effettivamente espandersi, soprattutto a causa dell’emergere di tecnologie P2P rese possibili da Internet. Ciò significa che dinamiche tipiche di piccoli gruppi possono ora essere applicate a livello globale.

LE TECNOLOGIE P2P SONO BUONE, CATTIVE O NEUTRALI?

Non vogliamo asserire che una certa tecnologia possa portare ad un risultato sociale inevitabile. Tuttavia riconosciamo il ruolo chiave che le tecnologie giocano nell’evoluzione sociale e le nuove possibilità che creano se certi gruppi umani le utilizzano con successo. Diverse forze sociali investono in questo potenziale e lo usano a loro vantaggio, cercando di trarre beneficio dal suo uso. La tecnologia è quindi meglio intesa come un fulcro di lotta sociale, e non come un “dato di fatto” predeterminato che crea un solo futuro tecnologicamente determinato.

Tuttavia, quando dei gruppi sociali si appropriano di una particolare tecnologia per i propri scopi, il sistema sociale, politico ed economico può realmente cambiare. Un esempio è il ruolo che l’invenzione della stampa a caratteri mobili, associata ad altre invenzioni, ha avuto nel trasformare la società europea.

La rapida crescita della disponibilità di tecnologie dell’informazione rende possibile la comunicazione molti-a-molti e permette a un numero crescente di esseri umani di comunicare in modi che non erano tecnicamente possibili prima. Questo a sua volta rende possibile una massiccia auto-organizzazione, anche su scala globale. E consente inoltre la creazione di un nuovo modo di produzione, una nuova modalità di scambio, e nuovi tipi di relazioni sociali di fuori del nesso stato-mercato.

Internet crea opportunità per la trasformazione sociale. Nel passato, con le tecnologie pre-digitali, I costi di crescita in termini di comunicazione e coordinamento rendevano necessarie gerarchie e mercati, per ridurre i costi. Perciò le società che sono cresciute grazie all’adozione di tali gerarchie hanno surclassato le tribù rivali. Oggi, al contrario, è possibile far crescere i progetti attraverso meccanismi di coordinamento, che possono consentire alle dinamiche dei piccoli gruppi di essere applicate a livello globale. Ciò vuol dire che ora è possibile mettere insieme strutture “più orizzontali” e continuare ad operare efficacemente anche su scala planetaria. Questo non era mai stato possibile prima

IN CHE MODO IL P2P SI RELAZIONA AL CAPITALISMO?

Stiamo vivendo un momento storico in cui forme di organizzazione interconnesse e relativamente orizzontali sono in grado di produrre risultati sociali complessi e sofisticati. Questi ultimi sono spesso migliori degli artefatti prodotti con soli meccanismi basati sul mercato o sullo stato. Basti pensare a come  Wikipedia, l’enciclopedia libera prodotta da “pari”, abbia spodestato l’Enciclopedia Britannica (organizzata su principi aziendali), o come il software libero/open source abbia rimpiazzato quello proprietario, o ancora come Wikileaks sia sopravvissuta agli attacchi di alcuni degli Stati più potenti del mondo.

Le forme ibride di organizzazione all’interno dei progetti P2P non fanno affidamento principalmente su decisioni gerarchiche o su segnali del mercato, ma su meccanismi di coordinamento reciproco, che sono notevolmente resilienti. Tali meccanismi, tuttavia, stanno diventando un ingrediente essenziale del capitalismo. Questo è l’aspetto “immanente” della produzione tra pari (o P2P) che cambia le attuali forme dominanti.

Ma tali meccanismi possono anche diventare il veicolo di nuove configurazioni di produzione e di scambio, che non sono più dominate dal capitale e dello Stato. Questo è l’aspetto “trascendente” della produzione tra pari, in quanto crea un nuovo sistema globale in grado di sussumere le altre forme. Nel primo scenario, il capitale e lo stato sussumono i beni comuni sotto la loro direzione e dominio, portando a un nuovo tipo di capitalismo incentrato sui beni comuni. Nel secondo scenario, i beni comuni, le sue comunità e le sue istituzioni diventano dominanti, e possono pertanto adattare le forme dello stato e del mercato ai propri interessi.

Le nuove forme di produzione collaborativa che si basano su meccanismi P2P possiedono alcune gerarchie. Ciononostante, generalmente sono prive di una struttura di comando gerarchica per il processo di produzione stesso. La produzione tra pari ha introdotto la capacità di organizzare progetti globali complessi attraverso un massiccio coordinamento reciproco. Ciò che il prezzo di mercato rappresenta per il capitalismo e la pianificazione per la produzione di stato, il coordinamento reciproco lo rappresenta per la produzione paritaria.

Di conseguenza, l’emergere e l’espansione di queste dinamiche P2P indicano una potenziale transizione della modalità principale con cui l’umanità alloca risorse: da un sistema stato-mercato che utilizza gerarchie decisionali (nelle imprese e nello stato) e di prezzo (tra aziende e consumatori), verso un sistema che utilizza vari meccanismi di coordinamento reciproco. Questo non significa che il mercato e lo stato scompariranno del tutto, ma che la conformazione di diverse modalità – e l’equilibrio tra di loro – sarà riconfigurato radicalmente.

Niente di tutto ciò implica che la transizione al P2P condurrà ad un’utopia, né che sarà facile. Infatti, se la storia delle transizioni socio-economiche precedenti può essere una guida, la transizione sarà molto probabilmente disordinata. Così come il P2P è in grado di risolvere parecchi problemi nella nostra società attuale, ne creerà altri nella nuova. Ciononostante, questa rimane un’evoluzione sociale per cui vale la pena di lottare, e anche se i rapporti P2P non dovessero diventare la forma sociale dominante, saranno in grado di influenzare profondamente il futuro dell’umanità.

Riassumendo il rapporto tra gli aspetti relazionali e tecnologici, la dinamica relazionale P2P – rafforzata da particolari forme di abilità tecnologiche – può diventare la modalità dominante di distribuzione delle risorse necessarie per l’auto-riproduzione umana, e quindi sostituire il capitalismo come forma dominante. Ciò richiederà una più robusta espansione di questa modalità P2P non solo per la produzione di “beni immateriali”, ma anche per la produzione di beni fisici (materiali).

COME SI REALIZZA IL P2P NELLA PRATICA?

Mentre il P2P sta emergendo come una forma significativa di infrastruttura tecnologica per diverse forze sociali, è il modo in cui esso viene effettivamente attuato (e posseduto e governato) a fare tutta la differenza. Non tutto il P2P porta agli stessi effetti. Si possono identificare varie forme di infrastrutture tecnologiche P2P, ognuna delle quali conduce a diverse forme di organizzazione sociale e politica.

Da una parte, per esempio, si può vedere il capitalismo di Facebook, Uber o Bitcoin. Dall’altra parte, vediamo i modelli orientati ai Commons di Wikipedia o dei progetti di software libero/open-source. L’adozione di questa o quella forma specifica di infrastruttura tecnologica P2P è  luogo di intenso conflitto sociale, perché la scelta tra i due sistemi ha enormi conseguenze su ciò che può o non può essere possibile.

Il P2P consente una nuova (proto)modalità di produzione, chiamata commons-based peer production (CBPP) – produzione tra pari basata sui beni comuni – e caratterizzata da nuovi rapporti di produzione. Nella CBPP i collaboratori creano valore condiviso attraverso sistemi contributivi aperti, disciplinano il lavoro comune attraverso pratiche partecipative, e creano risorse condivise che possono, a loro volta, essere utilizzate in nuove iterazioni. Questo ciclo di input aperti, processi partecipativi e output orientati ai beni comuni è un ciclo di accumulazione dei beni comuni, che corrisponde all’accumulazione del capitale.

In questa fase, i processi di CBPP dovrebbero essere visti come un prototipo che prefigura quello che potrebbe diventare una modalità completamente nuova di produzione ed una nuova forma di società. Attualmente è un prototipo, poiché non può ancora riprodursi completamente al di fuori di una mutua dipendenza con il capitalismo. Questa modalità emergente di produzione paritaria non è produttiva e innovativa solo “all’interno del capitalismo”, ma anche nella sua capacità di risolvere alcuni dei problemi strutturali che sono stati generati dalla modalità di produzione capitalistica. In altre parole, essa rappresenta un potenziale trascendenza del capitalismo. Detto questo, riteniamo che fino a quando i produttori paritari o le persone comuni non potranno impegnarsi per la propria auto-riproduzione al di fuori dell’accumulazione del capitale, rimarrà una proto-modalità di produzione, non una modalità completa.

La produzione paritaria può essere innovativa nel contesto della concorrenza capitalistica, perché le imprese che possono accedere ai beni comuni della conoscenza hanno un vantaggio competitivo rispetto a quelle che utilizzano la “conoscenza proprietaria” e possono contare solo sulla propria ricerca. Ad esempio, collaborando nello sviluppo di software in una rete aperta, le imprese ottengono grandi risparmi sui propri investimenti infrastrutturali. In questo contesto, la produzione tra pari potrebbe essere vista come una mutualizzazione del sapere produttivo da parte delle  coalizioni capitaliste stesse. Gli investimenti di IBM in progetti di software libero/open-source sono un esempio calzante.

Eppure questo investimento capitalista non è una cosa negativa in sé, ma piuttosto una condizione che aumenta l’investimento delle imprese in una transizione basata sul P2P. È proprio perché il P2P risolve alcuni problemi strutturali del sistema attuale che sia la classe produttiva che quella dirigente si muovono verso di esso. Ciò significa che i flussi di capitale vanno verso i progetti P2P, e anche se distorcono il P2P per prolungare il predominio dei vecchi modelli economici, allo stesso tempo creano nella società nuovi modi di pensare, che minano tale predominio.

Tuttavia, la nuova classe di commoners non può contare sugli investimenti e le pratiche capitaliste. Deve invece usare i mezzi più opportuni per rendere la CBPP più autonoma dalla politica economica dominante. Alla fine si può arrivare ad una posizione in cui l’equilibrio di potere è invertito: i beni comuni e le sue forze sociali diventano la forza dominante nella società, che permette loro di forzare le forme di stato e di mercato ad adattarsi alle proprie esigenze. Quindi dovremmo cercare di sfuggire alla situazione in cui i capitalisti cooptano i beni comuni, e dirigerci verso una situazione in cui i beni comuni “catturano” il capitale, e lo fanno lavorare per il proprio sviluppo.

Questa strategia di cooptazione inversa è stato chiamata “transvestimento” dai telecomunisti Dmytri Kleiner e Baruch Gottlieb. Transvestimento descrive il trasferimento di valore da una modalità all’altra. Nel nostro caso, questo sarebbe dal capitalismo al beni comuni. Perciò le strategie di transvestimento hanno lo scopo di aiutare i commoners a diventare finanziariamente sostenibili e indipendenti. Tali strategie vengono sviluppate e realizzate da coalizioni imprenditoriali orientate ai beni comuni, come la rete Enspiral o Sensorica.

Ad esempio, i partecipanti alla rete Enspiral creano prodotti e servizi orientati ai beni comuni, mentre generano profitti dal mercato capitalista. Donano una parte del loro reddito al gruppo della Fondazione Enspiral. L’importo totale viene quindi investito in nuovi progetti attraverso un processo di finanziamento collaborativo. Enspiral sfrutta anche il finanziamento esterno utilizzando alcuni “hack”, come i capped returns (un tetto sui profitti, n.d.t.), che le permettono di trasferire gradualmente tutte le risorse alla propria missione sociale. Loomio, una piattaforma decisionale libera e open-source, è il prodotto più importante di questa rete.

Come detto, i beni comuni digitali della conoscenza, del software e della progettazione sono risorse abbondanti arricchite attraverso l’uso. È qui che la piena condivisione e la piena capacità di contribuire devono essere salvaguardati. Ma nei servizi e prodotti a valore aggiunto che sono costruiti intorno a questi beni comuni, abbiamo a che fare con le risorse rivali. Qui i beni comuni dovrebbero essere protetti dalla cattura da parte del capitale. È in questa sfera cooperativa di produzione fisica e di servizi che dovrebbero essere applicate le regole di reciprocità. Noi proponiamo di combinare la condivisione non reciproca nella sfera immateriale, con accordi di reciprocità nell’ambito della produzione fisica. Così, nella nostra visione, la CBPP come modalità completa di produzione combina beni comuni e cooperativismo.

VERSO UNA SOCIETÀ INCENTRATA SUI COMMONS?

A questo punto, se il passaggio dalle comunità P2P microeconomiche ad una nuova modalità dominante “macroeconomica” di creazione e distribuzione del valore ha successo, può verificarsi una fase di transizione verso un’economia e una società incentrata sui beni comuni. Questa sarà la rivoluzione del nostro tempo, e un cambiamento fondamentale nelle regole e norme che decidono cos’è il valore e come viene prodotto e distribuito nella società. In breve: il passaggio ad un nuovo regime di valore post-capitalista.

Il P2P è considerato sia un rapporto sociale sia una modalità di scambio, così come un’infrastruttura socio-tecnologica e una modalità di produzione, e tutti questi aspetti – quando combinati – contribuiscono alla creazione di un nuovo modello postcapitalista, una nuova fase nell’evoluzione dell’organizzazione delle società umane. Ciò richiederà un dibattito sulle transizioni economiche e politiche. Al livello microeconomico della CBPP, le dinamiche P2P stanno già creando  i “semi istituzionali” che prefigurano un nuovo modello sociale.

Il P2P potrebbe portare ad un modello in cui la società civile diventa produttiva attraverso la partecipazione dei cittadini alla creazione collaborativa di valore tramite i beni comuni. In questo “commonwealth” pluralistico, coesisteranno molteplici forme di creazione e distribuzione del valore, ma più probabilmente i beni comuni saranno il punto d’attrazione comune. Noi non ci schieriamo per un “totalitarismo” dei beni comuni. Ma vorremmo rendere i beni comuni un’istituzione centrale che “guidi” tutte le altre forme sociali – inclusi stato e mercato – verso il raggiungimento del massimo bene comune e della massima autonomia.

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