Naomi Klein avverte: prepariamoci alla Shock Doctrine di Trump

Naomi Klein avverte: prepariamoci alla Shock Doctrine di Trump

Sono passati 11 anni da quando Naomi Klein ha pubblicato “The shock doctrine: the rise of disaster capitalism“, un libro a dir poco fondamentale per capire il mondo di oggi. Il saggio racconta come, negli ultimi 40 anni, in svariati Paesi del mondo i governi abbiano approfittato di eventi traumatici di vario tipo (calamità nautali, colpi di Stato, crisi economiche) e del conseguente stato di shock della popolazione per imporre agende politiche economiche di stampo neo-liberista, tutte ispirate dalle tesi di Milton Friedman e dell’Università di Chicago. Privatizzazioni, tagli al welfare, affievolimento (se non proprio eliminazione) delle leggi nazionali a tutela di lavoratori e ambiente. Lo stesso copione applicato in varie parti del mondo, dal ’75 in poi: talvolta con il convinto sostegno dei governi locali (il Cile di Pinochet, l’Argentina dei Colonnelli), altre volte con metodi più subdoli e ricattando Governi contrari (il Sudafrica di Mandela, la Polonia di Solidarnosc e, si potrebbe aggiungere, la Grecia di Tsipras).            

Tuttavia il libro si apriva e chiudeva con un episodio in particolare: l’uragano Katrina, quello che nel 2005 sconvolse la Costa del Golfo negli Stati Uniti.            
            
Di quell’episodio è tornata a parlare la giornalista canadese a gennaio di quest’anno, con un pezzo pubblicato su The Intercept, in cui avverte i lettori: Donald Trump può essere l’uomo perfetto per massicce dosi di Shock Doctrine negli USA, se non altro perché il suo vice-Presidente si chiama Mike Pence.            

All’epoca di Katrina, Pence era il presidente del potente e fortemente ideologizzato Comitato di Studio Repubblicano (RSC). Il 13 settembre del 2005 -solo 14 giorni dopo che gli argini erano crollati, con parti intere di New Orleans ancora sott’acqua- l’RSC organizzò un fatidico meeting negli uffici della Heritage Foundation, a Washington D.C. Sotto la leadership di Pence, il Comitato formulò una lista di 34 “idee pro-libero mercato” da applicare immediatamente per rispondere alla crisi (qui l’elenco completo). Al primo punto spicca la sospensione della legge Davis-Bacon, quella che dal 1931 stabilisce l’obbligo di versare le retribuzioni prevalenti locali su progetti di lavori pubblici per i lavoratori.            

Un altro punto proponeva di distribuire ai genitori dei voucher da usare per mandare i figli nelle charter school private, anziché usare i fondi statali per ricostruire le scuole pubbliche; una strategia esplicitamente suggerita da Milton Friedman in un articolo sul Wall Street Journal risalente a 3 mesi dopo l’uragano, e perfettamente in linea con la visione del segretario per l’educazione di Trump, Betsy DeVos.            

Tra le altre proposte che l’RSC sfornò ci fu anche quella di trivellare l’Arctic National Wildlife Refuge, con buona pace dei climatologi che, già allora, tentavano invano di spiegare la correlazione tra l’aumento della temperatura degli oceani e gli uragani stessi. È notizia di questi giorni la decisione di Trump di mandare al diavolo le leggi a tutela dell’ambiente di Obama e sdoganare il ritorno al carbone.

Tuttavia, “The Shock doctrine” ha anche un altro pregio: quello di smontare impietosamente il mito dell’America come patria della concorrenza libera e leale, nonché dell’efficienza del capitalismo. Spiega la Klein che le aziende che si aggiudicarono gli appalti per la “sistemazione” di New Orleans dopo Katrina furono la stessa “gang” della ricostruzione in Iraq.            

La Halliburton’s KBR (che fino al 2000 aveva avuto come Chairman of the Board l’allora Vice-Presidente Dick Cheney) vinse una gara da 60 milioni di dollari per ricostruire le basi militari lungo la costa. La Blackwater [che ora si chiama “Academi”] fu incaricata di proteggere gli impiegati della FEMA dagli sciacalli. La Parsons, celebre per i suoi pessimi lavori in Iraq, fu incaricata nel progetto di costruire un ponte in Mississippi.  Fluor, Shaw, Bechtel, CH2M Hill -tutti top contractors in Iraq- furono assunti dal Governo per fornire abitazioni mobili agli sfollati, dopo soli 10 giorni dalla rottura degli argini. I loro contratti costarono in totale 3,4 miliardi di dollari, senza gare d’appalto pubbliche.            

E nessuna occasione di lucro venne sprecata. Kenyon, una divisione del mega conglomerato di pompe funebri Service Corporation International (tra i principali finanziatori della campagna elettorale di Bush) fu incaricata di rimuovere i cadaveri dalle case e dalle strade. Il lavoro fu straordinariamente lento, e i cadaveri furono lasciati sotto il sole cocente per giorni. Agli operatori del soccorso e agli impresari di pompe funebri di volontariato locali fu proibito di intervenire per aiutare, perché la gestione dei corpi rientrava nel territorio commerciale di Kenyon.            

Similmente, anche in molte delle decisioni prese da Trump, finora, la comprovata esperienza sembra spesso ininfluente sull’assegnazione degli appalti. AshBritt, una compagnia pagata mezzo miliardo di dollari per rimuovere detriti, non possedeva un solo autocarro con cassone ribaltabile, e subappaltò l’intero lavoro.            

Appalti assegnati senza gara ad aziende con amicizie politiche, lavori fatti male, speculazioni sulle disgrazie: sembrerebbe la cronaca giudiziaria di una qualunque ricostruzione post-sisma in Italia, e invece si parla dei progrediti Stati Uniti d’America.            

Ora che alla Casa Bianca siede Donald Trump, questo tipo di politiche -già sdoganate da Bush Jr.- secondo la giornalista canadese diventeranno ancor più la norma.           

Ciò che Katrina ci dice” conclude la Klein “è che questa amministrazione tenterà di sfruttare ogni disastro per massimizzare il profitto. Sarà bene prepararci.            
            

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