Il lavoro di cittadinanza esiste da anni. Con pessimi risultati

Il lavoro di cittadinanza esiste da anni. Con pessimi risultati

C’è un qualcosa di paradossale nel fatto che Matteo Renzi se ne sia uscito con la sua idea di “lavoro di cittadinanza” proprio all’indomani del suo pellegrinaggio in California, durante il quale ha incontrato -tra gli altri- anche uno dei più illustri sostenitori mondiali del Reddito di Base, Elon Musk.

Non è facile stabilire se questa idea sia solo -com’è probabile- l’ennesima trovata di marketing politico per brandizzare un concetto nuovo (il reddito di cittadinanza l’hanno già brandizzato i 5 Stelle), oppure un tentativo di infilare la parola magica “lavoro” nell’agenda politica (ed evitare così che resti appannaggio esclusivo di D’Alema & Friends). Fatto sta che questa idea dimostra, una volta di più, quanto la classe dirigente italiana sia lontana dalla realtà e attaccatissima a una concezione pseudo-protestante del lavoro (“pseudo” perché i protestanti ritengono sacro anche il non evadere il fisco e il rispettare le leggi, a differenza di molti “lavoristi” italiani).

Prima di tutto, bisogna partire ribadendo l’ovvio, cioè che il lavoro altro non è che un mezzo attraverso cui ottenere un reddito. E no, non è il lavoro, bensì il reddito stesso a dare dignità all’individuo: un lavoro pagato pochissimo non consente di vivere in condizioni dignitose (chiedere ai fattorini di Foodora, o agli autisti di Uber, o a qualunque altro impiegato della c.d. Gig Economy). Viceversa, una persona che non lavora può campare più che dignitosamente, se ad esempio ha ereditato una decina di appartamenti e li affitta, oppure se ha sposato un milionario.

Renzi, però, rientra nel novero di quelle persone che ritengono che dare soldi alle persone senza pretendere che lavorino non sia etico. Il che è un’opinione, e in quanto tale rispettabile come quella di chiunque altro.

Una domanda, però, sorge spontanea: assegnare a una persona un lavoro qualsiasi, anche quando quel lavoro potrebbe essere svolto molto meglio da una macchina/software/robot/intelligenza artificiale, è utile alla collettività?
La risposta è ovvia, almeno a chiunque sia dotato di un minimo di onestà intellettuale.

Si potrebbe tranquillamente affermare che assegnare un “lavoro di cittadinanza” sia esattamente ciò che ha fatto per decenni la politica in Italia, e che ha portato alle leggendarie legioni di Guardie Forestali in Sicilia, ai professionisti del timbrare i cartellini altrui. Con conseguenze nefaste per le casse dello Stato.
Dovremmo prendere atto che la vera domanda è: cos’è peggio, pagare qualcuno per non fare nulla (cosa che in realtà statisticamente non avviene, almeno a giudicare dagli esperimenti sul reddito di base fatti in vari Paesi, vd. qui e qui), o pagarlo per fare danni?

Perché la realtà, per quanto amara, è la seguente: un essere umano, fosse anche il più virtuoso degli stackanovisti, non potrà mai competere in produttività con una macchina, a parità di mansioni. Digitalizzare la pubblica amministrazione è semplicemente una cosa che conviene a tutti, soprattutto a chi vorrebbe avviare un’attività propria e si trova davanti a montagne di burocrazia e carte bollate.
Se infatti oggi molti rinunciano ad avviare un’impresa è principalmente per la mole di tasse e di burocrazia, oltre che per la prospettiva di rimanere senza nulla in caso l’attività non decolli: un reddito di base e una macchina statale efficiente e poco costosa spingerebbero gli individui ad avere più coraggio, e magari a fare cose che gradiscono. Laddove per “cose” si può intendere anche l’utilizzare la propria abitazione come un piccolo ristorante o albergo, o di usare la propria vettura per la mobilità pubblica. Il tutto, naturalmente, regolamentato e tassato.

Viceversa, il dover fare -verosimilmente controvoglia- un lavoro assegnato dallo Stato (verosimilmente retribuito poco, visto che i conti italiani sono quello che sono) non è affatto un’idea innovativa.Rischia, al contrario,di creare davvero un gigantesco “carrozzone burocratico-democristiano” (copyright di Grillo) fatto di controllori, procedure, carte bollate per verificare che i lavoratori di cittadinanza non imbroglino (cosa che, realisticamente, qualcuno farà davvero, dando così motivo ai vari strilloni televisivi di gridare allo sperpero di denaro pubblico).

Pubblicato il 6/3/2017

L’articolo seguente non è un comunicato ufficiale del Partito Pirata, ma un libero contributo di uno o più Pirati. Pertanto il suo contenuto non è attribuibile al Partito Pirata né è necessariamente condiviso da esso.

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