Il reddito di base ci renderebbe pigri?

Il reddito di base ci renderebbe pigri?

Un eventuale reddito di base ci renderebbe tutti pigroni e perdigiorno? Il tema è dibattuto (anche) nella patria mondiale dell’etica del lavoro: gli Stati Uniti. Quella che proponiamo di seguito è la traduzione dell’articolo intitolato Universal basic income wouldn’t make people lazy–it would change the nature of work, a firma di Joel Dodge, consultabile qui in lingua originale.

Gli americani credono fortemente nell’importanza di lavorare sodo ogni giorno. Di conseguenza, è comprensibile che la prospettiva di un Reddito di base universale (UBI), in cui il governo fornisse un reddito che copre i costi per la sopravvivenza quotidiana, colpisca negativamente alcune persone. In un articolo su The Week del 2014, Pascal-Emmanuel Gobry prefigura uno scenario distopico, in cui “milioni di individui ristagnano in un ozio sociale distruttivo”, con la conseguenza di “una perdita di produttività che si ripercuote sulla società intera in termini di rallentamento della crescita e, probabilmente, minore occupazione”.

Questa è una preoccupazione ragionevole. Dopotutto, i più efficaci programmi anti-povertà messi in atto negli Stati Uniti, finora -ad esempio l’Earned Income Tax Credit- sono sempre stati pensati per promuovere il lavoro, non per permettere alla gente di evitarlo. Tuttavia, basandoci sulle prove che abbiamo ad oggi, ci sono ben poche ragioni per pensare che un UBI possa spingere le persone ad abbandonare il lavoro in massa. E comunque, anche se alcune persone optassero per abbandonare i loro lavori, la società potrebbe finire col trarre benefici impensabili dal loro tempo libero, nel lungo periodo.

Negli anni ’60 e ’70, gli Stati Uniti e il Canada stavano seriamente prendendo in considerazione la possibilità di introdurre un UBI. In questo periodo il Governo degli Stati Uniti commissionò una serie di esperimenti in 6 stati, per studiare gli effetti di un reddito garantito, e in particolare gli effetti sul lavoro. Il Canada fece un esperimento analogo nella città di Dauphin.

Ciò che emerse da questi esperimenti fu che gli effetti dell’UBI sulla partecipazione al lavoro non furono così tragici come si era temuto. I ricercatori appurarono che le famiglie, complessivamente, ridussero il loro carico di lavoro del 13%, come spiega l’economista Evelyn Forget in un articolo pubblicato nel 2011 dal Canadian Public Policy. Tuttavia, all’interno delle famiglie, il “capo-famiglia” (cioè quello che “portava a casa la pagnotta”, generalmente maschio), ridusse di poco le ore di lavoro. Le donne che garantivano una seconda entrata diminuirono le ore di lavoro fuori casa maggiormente, dedicando più tempo alla cura della famiglia e all’educazione dei figli. Anche i teenager interruppero i lavoretti part-time per focalizzarsi sulla scuola, cosa che condusse ad una sensibile diminuizione del tasso di abbandono scolastico nelle scuole superiori a Dauphin, e ad incrementi a doppia cifra nel completamento del liceo tra le famiglie che partecipano nel New Jersey, Seattle, e Denver.

Nonostante i timori degli scrittori come Gobry, non dovrebbe sorprendere che il RdB non abbia provocato il tracollo del lavoro. Dopotutto, come molti conservatori giustamente fanno notare, il lavoro è qualcosa di più che un semplice ricavar denaro da una fatica. Esso gioca un ruolo centrale nel nostro senso di identità e dignità umana. Dare del denaro “gratis” non è una ragione sufficiente per spingere le persone a rinunciare alle loro carriere.

Ma anche se qualcuno smette di lavorare, potrebbe dare un contributo alla società in altri modi. Le persone che si prendono cura dei bambini o degli anziani di famiglia senza ricevere uno stipendio, ad esempio, stanno certamente facendo un lavoro importante. Un RdB semplicemente darebbe un compenso a questo tipo di lavoro, in modo efficiente.

E, storicamente, molte delle più importanti scoperte dell’umanità sono state operate da persone che avevano il privilegio di un’abbondanza di tempo libero. Come ha ricordato l’economista Forget in un’intervista a Freakonomics: “Se guardiamo al XVIII e al XIX secolo, alcune grandi scoperte scientifiche e innovazioni culturali sono state fatte da persone che non lavoravano”.

Per esempio, Charles Darwin ammise che fu in grado di approntare la navigazione sull’HMS Beagle perché, provenendo da una famiglia agiata, disponeva di “ampio tempo libero da non doversi guadagnare il pane”. Rene Descartes fu in grado di rivoluzionare la filosofia e la matematica perché, testuali parole, non aveva “nessun timore, grazie a Dio, che le mie circostanze mi obblighino a fare della scienza la mia professione, così da alleviare la mia situazione finanziaria”.

Numerosi altri luminari (da Adam Smith a Galileo) nacquero in simili condizioni di privilegio, e ciò permise loro di perseguire i propri progressi scientifici senza la distrazione di doversi guadagnare da vivere. “Questi erano galantuomini da ozio” dice Forget nell’intervista. “Non credo che questi individui si sentissero inutili; non penso nemmeno che il loro contributo sia trascurabile”. Anche per coloro che sono costretti a lavorare per sopravvivere, proviamo un umano istinto di contribuire alla società. Molti di coloro che abbandonano il lavoro, con ogni probabilità, lo rimpiazzano con qualcosa di parimenti significativo.

Ovviamente non tutti coloro che dovessero ricevere un RdB inventeranno una tecnologia in grado di cambiare la vita, o una nuova teoria dell’evoluzione. Ma la sicurezza economica libera le persone dallo “sgobbare” quotidiano, incoraggiandoli ad avviare attività, prendersi rischi, ed esplorare nuove innovazioni. Pensate al reddito di base come a un “seme” che facilita lo spirito imprenditoriale che aiuta l’economia americana a prosperare. Se avessimo un reddito di base che consenta a più persone di perseguire le proprie passioni e curiosità, si potrebbero produrre dividendi enormi per la società. E, cosa ancor più importante, questa libertà non sarebbe più limitata a coloro che sono nati in condizioni privilegiate.

Un RdB rimane ancora un obiettivo molto lontano negli Stati Uniti, anche se è assolutamente fattibile. Ed è anche vero che il comportamento umano può essere cambiato dagli anni ’70, nel senso che le persone potrebbero reagire in modo differente ricevendo denaro “gratis”, al giorno d’oggi. Ma ciò non significa che non dovremmo pensare a dei modi di rendere il RdB politicamente e culturalmente benefico. Gli esperimenti in corso ad Oakland e oltre -dove i ricercatori e i governi stanno ponendo in essere dei piccoli esperimenti di reddito di base- ci aiuteranno sicuramente a capire se il “denaro gratis” può giocare un ruolo nell’economia.

Ma basandoci su quanto sappiamo al momento, pare che quando le persone smettono di lavorare, poi tendono a farlo per buone ragioni: stare a casa coi figli, dedicare più tempo agli studi, e anche “armeggiare con le idee”, nella speranza di realizzare qualcosa di straordinario. Non c’è dubbio che il lavoro sia una parte fondamentale di una società sana. Tuttavia, nella nostra mente, dovremmo cominciare a riconoscere che ci sono anche altri, egualmente importanti modi in cui il genere umano -e la società intera- può fiorire.

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