Blockchain: primi utilizzi per scopi civici

Blockchain: primi utilizzi per scopi civici

Una delle conclusioni a cui sistematicamente si giunge. quando si parla di Bitcoin, è il fatto che la rivoluzione introdotta da esso non riguardi tanto la criptovaluta in sé, quanto piuttosto la tecnologia che sta alla base: la blockchain.

Prima di addentrarci nel merito del post, tuttavia, è opportuno cercare di spiegare di cosa stiamo parlando. Il video che segue ci pare sufficientemente chiaro e puntuale.

Non tanto e non solo Bitcoin, dunque. Ma allora, cos’altro ci si può fare? Ecco tre esempi di utilizzo “civico” della Blockchain.

RETI ELETTRICHE P2P

In un Paese come il nostro, che ha i costi dell’energia tra i più alti d’Europa (il che è un grosso limite alle possibilità di fare impresa), ha fatto sorprendentemente poca notizia l’avvenimento riportato dal sito Le macchine volanti: a New York, lo scorso 11 aprile, su iniziativa della startup Lo3 Energy è stata inaugurata una micro-rete energetica basata su tecnologia blockchain.

Quello di Brooklyn è solo un primo esperimento, ma la direzione che il fondatore di LO3 Energy, Lawrence Orsini, ha in mente è chiarissima: un futuro in cui chiunque abbia dei pannelli solari sul tetto e produca energia in eccesso potrà venderla ai vicini di casa in maniera rapida e automatica. Il sistema elettrico potrebbe quindi diventare un gigantesco network composto da milioni di microreti elettriche che interagiscono l’una con l’altra, reagendo automaticamente, senza bisogno dell’intervento umano, alla sovrabbondanza di elettricità, o al fabbisogno energetico, di un’abitazione.

CONTRASTO ALLA BUROCRAZIA E ALLA CORRUZIONE

Ma la tecnologia blockchain ha molti possibili campi di applicazione. A partire da febbraio 2016, la regione di Odessa (Ucraina) ha affidato ad un sistema basato su questa tecnologia il sistema di aste elettroniche per la vendita e la locazione di terreni.

Maxim Martynyuk, Ministro delle Politiche agricole e dell’alimentazione, ha dichiarato

Non c’è alternativa per le aste di terreni in termini di prevenzione della corruzione ed effetti economici complessivi. È per questo che abbiamo impostato come una delle nostre priorità la creazione di un’ infrastruttura per l’offerta on-line che avrebbe attirato il maggior numero di partecipanti possibile, e fornito anche una maggiore trasparenza all’intero processo.

Quasi superfluo ricordare, a questo punto, quanto la burocrazia e la corruzione che lì si annida siano un problema per il mondo in generale e per l’Italia in particolare.

SISTEMI DI VOTO ONLINE

Ma c’è un altro ambito che ormai, nell’immaginario collettivo, è pressoché sinonimo di corruzione: la politica. Ed è qui che entra in gioco un’altra possibile e ambiziosa applicazione della Blockchain: il sistema di voto online.

Ballotchain e Followmyvote sono due progetti che si basano su questo principio.

L’idea di base in Ballotchain è far corrispondere una transazione Bitcoin ad un voto effettuato da un elettore verso il candidato da lui scelto.
Ogni voto gode quindi delle caratteristiche di una transazione sulla Blockchain: non è modificabile; non è ripudiabile; non possono essere registrati in maniera multipla; tutti i nodi ne posseggono una copia valida.

In pratica, un elettore vota donando un Ballotcoin (una quantità di criptovaluta piccola a piacere) al wallet del proprio candidato.

Quelli citati qui sono solo alcuni dei possibili campi d’applicazione di questa tecnologia, potenzialmente rivoluzionaria. E’ anche vero, tuttavia, che la “rivoluzione” che più ci interessa in questa sede non è tanto tecnologica (quest’ultima di fatto c’è già stata), ma sociale e politica. Come ha fatto notare Clay Shirky, quando fu inventata la stampa a caratteri mobili, molti pensarono che essa avrebbe inferto un colpo di grazia alle religioni, togliendo alla Chiesa il monopolio sulla produzione di libri; invece la Bibbia fu il primo libro ad essere stampato, e a distanza di secoli è ancor oggi il principale best-seller globale.

Discorso analogo si potrebbe fare per la Rete in generale, da molti vista come la soluzione all’ignoranza di massa, e divenuta invece oggi principale veicolo di notizie false diffuse a mezzo social (fermo restando che è grazie alla stessa rete che abbiamo cose come Wikipedia o GitHub).

Così anche Bitcoin (la prima e a tutt’oggi più nota applicazione della blockchain) era stata salutata come la tecnologia in grado di distruggere il potere delle banche, mentre sappiamo che sono proprio queste ultime ad aver colto importanti opportunità speculative.
Ciò che questi e altri esempi (come la c.d. Sharing Economy) mostrano è che le classi dominanti, nel corso della storia, sono quasi sempre riuscite a “resistere” alle innovazioni tecnologiche, mantenendo il loro status immutato.

Quello che serve, quindi, è la volontà politica di utilizzare la blockchain come strumento di progresso collettivo e sociale, evitando di farla diventare l’ennesimo strumento attraverso cui mantenere lo status quo.

 

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